
Si rinsalda il rapporto che lega Liu Bolin alla città di Milano: oggi l’artista cinese celebre per la sua poetica della mimetizzazione, ha ufficializzato la donazione di due sue opere alla Pinacoteca di Brera
Alla Sacrestia di Santa Maria delle Grazie, a fianco del Cenacolo Vinciano, Liu Bolin con il direttore della Pinacoteca di Brera, Angelo Crespi, ha formalizzato la donazione dei due scatti, che documentano la sua performance davanti all’Ultima Cena di Leonardo e all’interno della basilica, che entreranno a far parte in via permanente della collezione del museo milanese.
Il progetto, intitolato A message for beauty, è nato nel 2025, quando Liu Bolin è stato accolto nel Sito Unesco “Chiesa e convento domenicano di Santa Maria delle Grazie e il ‘Cenacolo’ di Leonardo da Vinci” per lanciare un messaggio di pace, tregua olimpica e cura del patrimonio dell’Umanità, in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Il duplice scatto è il risultato di un accordo di valorizzazione tra la Pinacoteca di Brera, la Biblioteca Nazionale Braidense, il Museo del Cenacolo Vinciano e la Galleria Gaburro.
“Le opere che compongono il dittico A message for beauty sono nate per porgere un messaggio di pace e bellezza in un periodo controverso della nostra storia“, ha dichiarato Chiara Rostagno, Vicedirettore della Pinacoteca di Brera e Direttore esecutivo del Museo Nazionale del Cenacolo Vinciano. “La Basilica di Santa Maria delle Grazie e il Museo Nazionale del Cenacolo Vinciano recano nel loro corpo i segni tangibili degli orrori della guerra a seguito del bombardamento subito nell’agosto del 1943. Abbiamo accolto il progetto di Liu Bolin per dare un messaggio forte: noi possiamo immedesimarci nella bellezza del nostro patrimonio e trarne la forza per affrontare la vita, con speranza.“
La presenza mimetizzata dell’artista davanti all’Ultima Cena e nella spazialità della tribuna bramantesca della Basilica si fa simbolo della resilienza della bellezza, capace di resistere a distruzioni, guerre e violenze che nel corso dei secoli hanno colpito l’umanità, e di cui sono state vittime anche i due monumenti milanesi, feriti dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Come ha ricordato lo stesso Liu Bolin, il suo lavoro nasce da una forma di rispetto: scomparire non significa annullarsi, ma diventare parte di ciò che è più grande, custodendo la memoria e proiettandola nel futuro. Un gesto che, di fronte al capolavoro di Leonardo e negli spazi della Basilica, si fa celebrazione della pace e della bellezza.
Chi è Liu Bolin
Nato nel 1973 nella provincia nord-orientale dello Shandong, Liu Bolin è noto per la sua poetica della mimetizzazione, attraverso la quale esprime la perdita di identità nell’uomo contemporaneo. Con la celebre serie Hiding in the City, l’artista cinese usa il proprio corpo dipinto per fondersi con l’ambiente circostante, rendendosi “invisibile” ma al tempo stesso rendendo più visibile la critica sociale e politica. Il suo lavoro indaga il rapporto tra individuo e collettività, le contraddizioni tra passato e presente e la difficoltà di preservare la propria individualità in un mondo che cambia rapidamente. Ha esposto in prestigiosi musei internazionali, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, la Maison Européenne de la Photographie, il Mudec di Milano e Palazzo Vecchio a Firenze. Nel 2023 tre scatti del ciclo Hiding in Florence sono entrati a far parte della collezione permanente delle Gallerie degli Uffizi. Vive e lavora a Pechino.




