
La Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona ha acquisito il Fondo Angelo Morbelli. Ne parliamo con la storica dell’arte e specialista Giovanna Ginex
Si è tenuta nelle scorse settimane, presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, una Giornata di Studio sul tema della gestione degli archivi d’artista, incentrata, in particolare, sul Fondo Angelo Morbelli. La sua acquisizione da parte della Fondazione stessa, avvenuta nel 2022, è giunta a definizione solo in questi ultimi mesi. L’ufficializzazione del suo conseguimento ha offerto spunti di riflessione su argomenti quali l’importanza dei documenti lì conservati, il ruolo del pittore piemontese nel contesto artistico fra Ottocento e Novecento e il valore del corpus archivistico in senso ampio. Fra i relatori, Alessia Francone, Giovanna Ginex, Nicol Maria Mocchi, Sandra Berresford, Silvestra Bietoletti, Alessandro Botta, Stefania Circosta, Stefano Meriana, Cinzia Lacchia.
Giovanna Ginex, storica dell’arte e specialista dell’Ottocento e del Novecento italiani e, in particolare, del Divisionismo, ha commentato i lavori di ordinamento del Fondo Angelo Morbelli durante i quali ha affiancato in prima persona l’archivista Alessia Francone, autrice della sistematizzazione del materiale conservato dal figlio del pittore divisionista, Celio Morbelli, e poi dal nipote Enrico, infine trasmesso nel ’22 alla Fondazione. Complesse le operazioni che hanno portato, in più di due anni, al traguardo di un’archiviazione completa tramite schedatura, riordino e inventariazione di 740 documenti per un totale di 1200 fogli.

Fra i vari documenti, rivestono grande interesse le lettere e le cartoline indirizzate a Morbelli da amici, intellettuali, galleristi, personalità di spicco, da cui si evincono utili informazioni sui fitti rapporti intessuti dall’artista sia in Italia che all’estero. Il fondo è ora strutturato in tre serie tipologiche: scritti; corrispondenza; ritagli di stampa e altri documenti. L’inventario è aperto alla consultazione su motivata richiesta, tramite la piattaforma digitale www.ildivisionismo.it. Rivolgiamo qualche domanda a Giovanna Ginex, studiosa che unisce rigore scientifico a competenze storiche-artistiche di eccezionale vastità.
Quali i risultati dell’operazione di ordinamento del Fondo?
Il corpus è quasi completo. È stata una fortuna che non sia stato smembrato. Può capitare che dai fondi vengano estrapolate lettere di alto valore economico – è successo infatti, per esempio nel caso di Pellizza da Volpedo, che ne vengano vendute sul mercato del collezionismo antiquario di autografi –, impoverendo il complesso archivistico e compromettendo la completezza della documentazione dello scambio fra gli artisti. Qui invece possiamo parlare di un organismo pressoché completo. Alessia Francone è un’archivista non specializzata in arte – aveva lavorato in passato su archivi diocesani –, quindi la mia presenza al suo fianco è stata molto utile. Quando trovi una carta che dice: “Ti mando il paesaggio con le mondine”, se tu non conosci quel quadro, non capisci di che cosa si tratti, mentre uno storico dell’arte sa che l’opera di cui si parla è “Per ottanta centesimI”, conservato al Museo Borgogna di Vercelli.

A proposito di questa celebre opera conservata a Vercelli, cosa si trova negli archivi di Tortona?
È un caso interessante: a Vercelli hanno il quadro e la documentazione del quadro, ma non hanno il documento dell’acquisizione, che invece è a Tortona. In più, a Tortona ci sono molte carte sulla risicultura che riguardano il dipinto, in quanto fu organizzata una mostra sulla risicultura nel 1912 per la quale era stato chiesto questo quadro. Su tali argomenti, durante il convegno, si è soffermata Cinzia Lacchia, che è conservatrice del Museo Borgogna a Vercelli.
Come potete arrivare ad affermare che il corpus sia quasi completo?
C’è un database e quando metti tutto in ordine cronologico ti accorgi se c’è continuità di scambio o no. E qui c’è. Certo bisogna dialogare anche con altri fondi per ricomporre le vicende epistolari. La seconda sessione del Convegno di Tortona aveva, non a caso, una sezione intitolata Ricomporre i carteggi. Al Mart di Rovereto, per esempio, dove sono conservati i Fondi Grubicy-Benvenuti, ci sono le carte di Grubicy e quindi anche lettere mandate a Grubicy da Morbelli. Sandra Berresford, che cura l’Archivio Leonardo Bistolfi, conosce bene le lettere che Morbelli inviò a Bistolfi e che sono conservate presso l’Archivio stesso. A Tortona l’arco cronologico dell’Archivio è comunque piuttosto lungo: 1881-1919.

Possiamo considerare l’Archivio Morbelli come archivio esemplare?
Non è esaustivo di tutto il materiale Morbelli, ma l’importante è organizzare bene quello che si ha. Per ogni documento dell’inventario abbiamo anche realizzato un abstract, per dare un’idea dei contenuti. Un lavoraccio, ma molto utile. Si può comunque chiedere una scansione del documento originale – scritto o lettera – per e-mail. Molto importanti, in particolare, le carte in cui il pittore parla della tecnica divisionista. Ci sono appunti dove lui, in quattro quaderni intitolati ‘Via Crucis del Divisionismo’, descrive la tecnica dal punto di vista scientifico con riflessioni molto interessanti, e lui era per davvero ‘divisionista’.
Come si articolavano i rapporti epistolari di Morbelli?
Morbelli era di Colma di Rosignano, in provincia di Alessandria, ma visse per lunghi periodi a Milano. Ci sono per esempio lettere di Pellizza da Volpedo a Morbelli – e a Volpedo ci sono le lettere che Morbelli mandava a Pellizza –, questo perché quando Morbelli stava a Milano o a Colma di Rosignano – dove c’era la casa di famiglia – si scrivevano molto. Certo ci manca la corrispondenza con personalità milanesi perché, abitando lì continuativamente, i rapporti erano diretti. Una delle cose importanti emerse da questo lavoro sono i contatti con l’estero, cui Morbelli teneva moltissimo, perché voleva che i suoi lavori fossero esposti fuori Italia: in Germania – Monaco e Dresda –, Francia, Svizzera, Stati Uniti. Con i rappresentanti delle istituzioni teneva personalmente i contatti: sapevamo per esempio dei suoi rapporti con Antonio Fradeletto, segretario della Biennale d’Arte di Venezia, ma non di quelli intrattenuti con musei o enti stranieri. Faceva tutto da solo. Ci sono corrispondenze originalissime con gli editori: dalla Germania gli chiedevano per esempio di poter riprodurre dei suoi quadri, ma lui replicava: “E i diritti di riproduzione?”. Era normale che ciò avvenisse, ma difficilmente si trova documentazione scritta di queste vicende. Per fortuna il figlio Celso ha tenuto queste carte. Altro si trova anche in archivi diversi, ma il grosso è passato per le sue mani e adesso è in Fondazione, l’abbiamo studiato e lo mettiamo a disposizione. Sul sito è possibile richiedere l’accesso all’inventario da cui si può evincere, per esempio, che sono quarantotto i corrispondenti di Morbelli: tantissimi per un artista come lui.

È stato costoso informatizzare tutto?
Abbiamo scelto di applicare un programma informatico che si può ottenere gratuitamente dalla Sovrintendenza, si chiama xDAMS, si tratta di un applicativo informatico, una piattaforma di gestione documentale XML interamente web-based che permette di conservare, organizzare, condividere e valorizzare i patrimoni.
Quale archivio considera oggi esemplare e particolarmente utile ai suoi studi?
Quello del Mart. Chiunque studi le opere della seconda metà dell’Ottocento italiano, soprattutto dei pittori dell’avanguardia – Simbolismo, Divisionismo, Futurismo – non può prescindere da Rovereto. È un esempio per tutti, è stato il primo a inventariare, studiare e mettere online. Hanno circa quaranta Fondi, una realtà gigantesca, un archivio pubblico perfettamente organizzato.





