
Dopo l’annuncio su X della richiesta ufficiale del taglio dei due milioni di euro alla Biennale di Venezia da parte della vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, Henna Virkkunen, trasmessa all’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (Eacea), l’organismo tecnico che gestisce concretamente i finanziamenti Ue, l’istituzione e la politica italiana rispondono: «Valuteremo ogni passo»
La Fondazione Biennale ha risposto con una nota ufficiale, sottolineando di aver «appreso su X da autorità politiche, e non dalle autorità tecniche preposte, di decisioni assunte in merito al contributo». L’ente veneziano precisa di aver «risposto nei termini stabiliti a tutti i punti della terza lettera ricevuta dall’Eacea sul tema» e di attendere ora «una nota tecnica formale per valutare ogni eventuale passo successivo e far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti».
La Biennale tiene inoltre a precisare che «proseguono i programmi interessati, che sono solo in maniera marginale co-finanziati dal contributo sopracitato».
La politica italiana insorge
Durissime le reazioni del mondo politico italiano. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha affidato a X la sua indignazione: «L’Ue vuole togliere i 2 milioni di euro destinati alla Biennale di Venezia come ritorsione per la presenza di artisti russi. Una decisione inaccettabile. La cultura non si censura e gli artisti non sono soldati. Pieno sostegno a Buttafuoco. Il Governo difenda la Biennale». Da parte sua il vicepresidente Alberto Stefani: «La cultura ha sempre rappresentato uno spazio di dialogo, anche nei momenti più difficili della storia, e non dovrebbe subire ricatti o censure. Il rischio è che passi il principio secondo cui per fare cultura serva una patente e, cosa ancora più pericolosa, che a darla sia un organismo non eletto direttamente dai cittadini». Ci è andata invece meno per il sottile la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, in mattinata: “Quanto sta accadendo con il caso Biennale è semplicemente inaccettabile. Un organismo politico, l’Unione Europea, raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi prima ancora che venga trovato, nell’eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione. Questa è la fine del diritto, una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. L’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici, non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles“.




