
mostra Anafora a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto, 2026. Foto: Giuliano
Vaccai.
Si spengono i riflettori sul festival di Spoleto, ma il programma di arti visive, magistralmente diretto da Saverio Verini, direttore di Palazzo Collicola, prosegue fino al 10 gennaio 2027.
Quest’anno il protagonista principale dell’estate spoletina è Giuseppe Penone, con un itinerario espositivo che prende avvio dal museo di Palazzo Collicola per proseguire al battistero della Manna d’Oro, con due appuntamenti diversi ma complementari. L’esordio è affidato alla mostra personale Anafora, curata da Saverio Verini negli ambienti del piano nobile di palazzo Collicola: la grande scultura in legno alta 11 metri Albero (2023) introduce con la sua presenza discreta ma significativa la sfilata delle opere nella Galleria, dove Penone ha allestito otto grandi sculture in corrispondenza delle finestre. Tra le più significative figurano Albero e gesto (1985-2010), Trattenere 8 anni di crescita (Continuerà a crescere tranne che in quel punto) (2004-2021) e Zona d’ombra (2010). Verini ha curato anche Epheměris all’interno del battistero della Manna d’Oro: una mostra promossa dalla Fondazione Carla Fendi che riunisce sette video incentrati sul racconto del processo creativo dell’artista, oltre al suo dialogo con la natura e con i processi di trasformazione della materia, compiuti dall’artista attraverso piccoli gesti quotidiani ripetuti nel tempo.

Il piano terra di palazzo Collicola permette di esplorare la ricerca di Adelaide Cioni, classe 1976, protagonista di Grande Assurdo, la sua prima personale in un’istituzione pubblica italiana. Concepita appositamente per gli spazi del museo, la mostra è il risultato di un pensiero ispirato dagli elementi ornamentali, decorativi e spaziali del palazzo, e si dipana attraverso une serie di installazioni che vedono come protagonista il tessuto, reinterpretato in maniera giocosa per dare vita ad una serie di suggestioni cromatiche, che spaziano dalla storia dell’arte alle visioni mistiche: è una narrazione articolata e ricca di spunti legati alla meraviglia, elemento portante delle scenografie barocche.

Sempre al piano terra di Collicola troviamo la terza mostra, dedicata alla riscoperta di un pittore dimenticato. Si tratta di Un salto nel vuoto, la retrospettiva di Filippo Marignoli (1926 -1995) curata da Peter Benson Miller, che ha ricostruito le diverse tappe della carriera del pittore spoletino attraverso 21 dipinti, dagli esordi informali introdotti dall’intenso Autoritratto (1952) seguito da Nubifragio (1957) e Naufragio n.4 (1959). Assai interessanti le opere segniche realizzate a New York negli anni Sessanta, come Senza Titolo. New York (1962) che precedono un capolavoro come Homesick (1972), nel quale Benson Miller nota un possibile ricordo del suo caro amico Domenico Gnoli, morto due anni prima. La rassegna si conclude con una selezione di “paesaggi verticali “ispirati, secondo il curatore, agli zip paintings di Barnett Newman, e documentati a Spoleto da tele come Tensioni (1978) e Hauteur (1978). Infine, non si può non lodare il riallestimento della collezione permanente, curato da Saverio Verini e incentrato sul legame tra la città di Spoleto e l’arte contemporanea , sottolineando le figure che hanno reso la città umbra un crocevia imprescindibile dell’arte e della cultura internazionale, anche grazie a nuovi prestiti dalla collezione Bonomo e dall’archivio Gnoli, tra gli altri. Un percorso museale puntuale e rigoroso, che permette a palazzo Collicola di entrare da protagonista nella mappa delle istituzioni museali italiane dedicate all’arte del Ventesimo Secolo, grazie all’impegno, alla tenacia e alla lungimiranza del suo direttore.




