
Uno studio su arte e genere mostra come fra musei e gallerie gli uomini siano circa il 63,5% degli artisti rappresentati, contro il 36,5% delle donne
Nel sistema dell’arte contemporanea il talento è fondamentale, ma non sempre sufficiente. A determinare la carriera di un’artista intervengono anche reti di relazioni, istituzioni, gallerie e meccanismi di riconoscimento. Che, ancora oggi, mostrano un evidente squilibrio di genere. Un recente studio pubblicato su Nature Communications, “Quantifying Institutional Gender Inequality in Contemporary Visual Art”, ha analizzato oltre 65.000 artisti e più di 20.000 istituzioni artistiche. Mostrando come la presenza femminile resti significativamente inferiore nei circuiti di maggiore visibilità.
Nel campione esaminato, gli uomini rappresentano circa il 63,5% degli artisti, contro il 36,5% delle donne. Con una differenza che si amplifica quando si osservano mostre, istituzioni di prestigio e opportunità di carriera. Il dato più interessante riguarda però le reti: lo studio evidenzia come l’accesso a determinati ambienti espositivi e professionali possa influenzare profondamente il percorso degli artisti. Entrare in circuiti già inclusivi aumenta le possibilità di riconoscimento, mentre le reti tradizionalmente dominate dagli uomini tendono a riprodurre gli stessi squilibri.
Anche musei e mercato confermano questa distanza. Secondo un’indagine condotta da Artnet News e In Other Words sulle acquisizioni di 26 importanti musei statunitensi, nel decennio analizzato solo circa l’11% delle opere acquisite proveniva da artiste donne. Un dato che racconta non una mancanza di produzione, ma una difficoltà di accesso ai luoghi che costruiscono la memoria dell’arte.





