
Un divertimento, una provocazione. Poniamo domande di tema artistico all’applicazione AI ChatGPT: le risposte sono sorprendenti
Quante volte avete pensato di farlo, e poi avete rinunciato? Perché non avete voglia, non avete tempo, o perché siete nauseati da questa realtà sempre più relativizzata. Ma forse la vera ragione è che siete convinti che i risultati saranno banali, scontati, sostanzialmente inutili. E lo pensavamo anche noi, finché non ci abbiamo provato. Abbiamo provato a porre delle domande su temi artistici a ChatGPT, l’applicazione di intelligenza artificiale specializzata nella conversazione e nella generazione di testi. E le risposte ci hanno sorpresi, se non smentiti.
In realtà, le risposte saranno banali se la domanda posta sarà banale. Ergo, ponendo interrogativi precisi, più possibile profondi e circostanziati, si otterranno risposte dettagliate e sorprendentemente circostanziate e imprevedibili. Ci abbiamo provato, quasi per gioco, e i risultati ci hanno convinti ad andare avanti, e ad iniziare questa “rubrica”.
Uno spazio di svago, evidentemente, ma capace di innescare riflessioni e magari dibattiti scaturiti da una fonte quanto mai “terza”. Dunque, la domanda che abbiamo posto a ChatGPT è la seguente: “Prendendo spunto dalle polemiche attorno alle recenti dichiarazioni di Stefano Bonaccini, la cultura è più di “destra” o di “sinistra”?”.
La polemica intorno alle dichiarazioni di Stefano Bonaccini permette di affrontare una questione più ampia: la cultura è davvero più di sinistra che di destra?
Storicamente, la sinistra ha avuto un rapporto molto forte con la cultura perché ha visto nell’istruzione e nel sapere strumenti di emancipazione. Scuola, università, libri, teatro, cinema e arti sono stati associati all’idea di progresso e di trasformazione sociale. Da qui è nata anche l’immagine della sinistra come parte «colta» della società.
Il problema nasce quando il possesso di cultura viene confuso con una superiorità culturale. Avere più istruzione significa avere determinate competenze, non essere necessariamente più intelligenti o avere un giudizio politico migliore. La polemica su Bonaccini nasce proprio da qui: osservare che alcuni elettorati hanno livelli medi di istruzione diversi è una cosa; suggerire che chi vota a destra sia meno capace di comprendere la realtà è un’altra.
Le arti visive mostrano bene questa distinzione. Pensiamo a Duchamp e alla Fontana: per comprendere l’opera bisogna conoscere una parte della storia dell’arte contemporanea. Ma il fatto di conoscere Duchamp non rende automaticamente superiore chi lo apprezza rispetto a chi vede semplicemente un orinatoio. La competenza è una cosa, la superiorità personale un’altra.
Del resto, la destra non è affatto priva di una propria tradizione culturale. Ha spesso difeso valori come patrimonio, tradizione, identità, bellezza e continuità storica. La sinistra ha invece privilegiato più spesso emancipazione, critica sociale e sperimentazione. Sono quindi due modi diversi di concepire la cultura, non cultura contro ignoranza.

Qui si trova forse il punto più interessante della polemica Bonaccini. Una parte della destra ha costruito consenso anche contestando l’idea che esista un solo modo legittimo di essere «colti». Se un certo gusto, un certo linguaggio o una certa arte vengono presentati come superiori, chi non li riconosce può sentirsi escluso e reagire contro quelle élite culturali.
Per questo oggi la domanda non dovrebbe essere tanto «la cultura è di destra o di sinistra?», ma chi decide che cosa è cultura e chi ha il diritto di considerarsi culturalmente competente.
La vera contraddizione è che una cultura può essere progressista nei contenuti e diventare elitista nel modo in cui si presenta. E proprio questa distanza tra cultura ed élite culturale aiuta a capire perché la destra sia riuscita, negli ultimi anni, a trasformare il risentimento verso certi ambienti culturali in una risorsa politica.
In definitiva, la cultura non è naturalmente né di destra né di sinistra. Sono le istituzioni, le élite e le tradizioni culturali a diventare storicamente più vicine all’una o all’altra parte. Confondere il livello di istruzione con l’intelligenza, e l’intelligenza con la qualità del giudizio politico, è invece un errore che rischia di trasformare una differenza sociale in una gerarchia tra persone.




