08 Ottobre 2026 23:02

Yayoi Kusama: pubblicata l’ultima intervista

Yayoi Kusama

L’artista giapponese, scomparsa il mese scorso, si racconta in una conversazione con le curatrici delle sue ultime grandi mostre internazionali

Artnet, in un articolo firmato da Maximilíano Durón, ha pubblicato l’ultima intervista di Yayoi Kusama, un testamento tra arte e vita condotta nel settembre 2025 dai rappresentanti della Fondation Beyeler di Basilea, del Museum Ludwig di Colonia e dello Stedelijk Museum di Amsterdam, in occasione della sua ultima mostra itinerante in Europa. Un documento importante per ripercorrere la poetica di una artista che ha lavorato incessantemente, dall’Infinity Mirror Room—Phalli’s Field del 1965, alla consacrazione globale dei primi anni del 2000, complice la retrospettiva alla Tate Modern del 2012 e l’avvento di Instagram.

Cosa sta alimentando la sua immaginazione ultimamente?

Pensieri e immagini emergono incessantemente nella mia coscienza. E non riesco a trattenermi dal raffigurarli.

Ci sono rituali, abitudini o ambienti che la aiutano a entrare nel flusso creativo?

Vivo per la mia arte. È davvero tutto qui. Non faccio distinzione tra vita quotidiana e lavoro.

Qual è la parte del processo creativo che le dà più gioia o sorpresa?

Ho sempre affrontato la produzione artistica come una ricerca della verità. Come artista, mi sono sforzata di infondere dignità, vitalità e umanità in tutto il mio lavoro. Provo gioia ogni volta che termino un buon pezzo.

Come sa quando un’opera è finita, soprattutto considerando la natura spesso infinita dei suoi pattern e delle sue installazioni?

Queste opere esprimono la filosofia che ho seguito, come prova di vita, fin da quando avevo dieci anni.

C’è qualcosa che ha sempre voluto che le persone capissero del suo lavoro, ma che spesso passa inosservato?

Mi relaziono con tutte le persone attraverso la mia arte, perseguendo i miei ideali di amore e pace. Per molti decenni il “Kusamismo”, il mio movimento artistico, è stato adorato da persone di tutto il mondo, guadagnandosi il loro interesse e il loro sincero consenso.

Il suo lavoro l’ha aiutata a lungo a elaborare il caos globale e le lotte interiori. Per i giovani che crescono in un mondo sempre più complesso, quale ruolo pensa che l’arte possa svolgere nell’aiutarli a far fronte, connettersi o resistere?

Bisogna forgiare una filosofia creativa e fortemente umanistica in relazione all’amore e alla pace, mantenendo riverenza per tutta la vita, affrontando a testa alta le crisi globali e condividendo messaggi meravigliosi con il mondo per aiutare gli altri a superare pregiudizi e confusione.

Guardando indietro, c’è stato un punto di svolta o un momento di chiarezza che ha plasmato la sua direzione artistica?

A cinque anni disegnavo, e a dieci nutrivo un forte desiderio di diventare pittrice. Incorporando tutto ciò che accendeva il mio interesse, ho esplorato varie forme di espressione, tra cui pittura, scultura, film e letteratura. Queste trasformazioni sono avvenute non per progetto, ma organicamente.

Come ha navigato l’essere artista in un mondo dell’arte dominato dagli uomini, in particolare all’inizio della sua carriera?

Non penso in termini di maschile contro femminile, ma ho lottato duramente in quei giorni, dipingendo giorno e notte con tutte le mie forze. Ora, avendo coltivato una mia personale posizione nella vita, e ben consapevole che il tempo rimasto si accorcia sempre di più, sono ancora costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo, raggiungendo con urgenza vette inesplorate nel regno dell’arte.

Se il suo io più giovane potesse vedere il suo lavoro oggi, cosa direbbe?

I primi anni della mia carriera sono stati dedicati a farmi un nome. Credo che il mio io più giovane sarebbe felice di sapere che poi ho acquisito un vero desiderio di vivere, avendo scoperto la sua vera bellezza.

Le sue mostre raggiungono pubblici in tutto il mondo. Quale tipo di risposta emotiva o intellettuale spera di evocare in loro?

Con voce piena ho cantato le lodi della vita umana e del suo eterno splendore. Ora, nella mia ricerca della verità, nel mezzo della festosa celebrazione chiamata vita, racchiusa nell’infinita distesa di spazio e tempo, con il cuore pieno di speranza e un fervente desiderio di pace nel mondo, prego che il mio appassionato inno all’umanità possa incoraggiare e ispirare tutti.