
Alla Gramma_Epsilon Gallery prende corpo l’indagine sulla poesia visiva con le opere di Mirella Bentivoglio, Amelia Etlinger, Elisabetta Gut, Greta Schödl in Between Word and Sign, visibile fino al 26 settembre, primo capitolo della serie Grammars of the Possible, a cura di Paolo Cortese.
Ad animare lo spazio espositivo della capitale greca, via Agathonos 6, è una raccolta eterogenea di materiali misti, come assemblage, serigrafie, collage e fotocollage, libri d’artista, in infinite combinazioni di tecniche, oggetti quotidiani e linguaggi. Il tratto comune è una ricerca artistica che riunisce parola e segno, lirismo e visione nella mostra che propone “quattro differenti approcci al rapporto tra scrittura, immagine e forma poetica”, come scrive Paolo Cortese.
Di scrittura è cosparsa l’opera di Elisabetta Gut, un’infinita serie di segni linguistici senza nessuno specifico contenuto semantico. Così compaiono gli assemblaggi di righe, come densi spartiti, che si rivelano carichi di mute note e finte grafie arabesche che diventano composizione di fili, sassi, carta e tagli di forbici. Allo stesso modo sono sinfonicamente composti i fogli macchiati d’inchiostro del romanzo Il gabbiano Jonathan Livingston e i densi tratteggi di scrittura asemica – sigillati di rossa cera – di Musica impazzita/Allegro. “Per Gut”, si legge nel testo curatoriale, “il linguaggio è innanzitutto esperienza visiva. Le sue opere attingono ad alfabeti sconosciuti, simboli e codici il cui significato semantico resta inaccessibile, ma la cui struttura grafica rivela una forza poetica intrinseca. La scrittura diventa immagine: una composizione di segni percepiti intuitivamente più che decifrati linguisticamente”.

Di carte, francobolli, spedizioni, indirizzi, aperture al mondo, stoffe e filati è l’arte di Amelia Etlinger, esponente della Poesia concreta e autrice del movimento internazionale Fluxus. Scrive Cortese: “Etlinger, formatasi originariamente come poetessa all’interno della rete della mail art, presenta delicati postal poems e un tapestry poem composti da frammenti tessili, piume, elementi vegetali essiccati e rare parole o lettere manoscritte. […] Questi intimi assemblage dissolvono i confini tra poesia, corrispondenza e oggetto, conservando il linguaggio come fragile traccia emotiva”. I ritagli e i ricami di tessuto, cosparsi di fili, sono così causa dell’opera e parte di essa – e insieme alle buste postali e ai loro viaggi infiniti – costituiscono l’essenza reale del lavoro concettuale dell’artista.
Di oro e di segni è il linguaggio di Greta Schödl, artista dell’infinita reiterazione di tratti e di parole. Con una calligrafia finissima e libera ella distende nelle opere una linea che si disperde calma, vibrante e ritmata nella composizione, e che oscilla come onde del mare intorno a isole di foglia d’oro. Come si legge nel testo: “Schödl affronta il linguaggio attraverso la ripetizione e la durata. Scrivendo ripetutamente una stessa parola, ne dissolve progressivamente la funzione descrittiva per distillarne ritmo, densità e risonanza emotiva. Nel suo lavoro, la scrittura si trasforma in un gesto meditativo la cui cadenza visiva restituisce l’essenza stessa del linguaggio”. E così l’autrice – tra tratteggi e frasi, inchiostri di china e pastello, acquerelli e acrilici, pigmenti e oli, carte e tessuti, petali e foglie – crea materia preziosa: l’opera alchemica si compie e fa di sostanze comuni pura arte e oro.

Anello di congiunzione tra le artiste è Mirella Bentivoglio, eccelsa autrice e promotrice culturale, presente nell’esposizione con alcuni tra i suoi lavori grafici più iconici come il calembour Rumore, umore nero, l’irriverente Successo, l’esoterico Ciclo, il tipografico Gabbia. Insieme a queste creazioni sono esposti i meravigliosi libri-oggetto come Diecimila anni di storia e il senza titolo di marmo e d’argento fino al travertino di E=congiunzione. E così, scrive Cortese, “Bentivoglio indaga il linguaggio sia poeticamente sia concettualmente, ampliando e spostando i significati attraverso l’interazione tra parole e immagini. I suoi libri d’artista e libri-oggetto rivelano una particolare attenzione al valore simbolico del libro stesso come forma fisica e concettuale: uno spazio in cui il linguaggio si fa oggetto, struttura e metafora”.
La galleria Gramma_Epsilon di Atene apre con la mostra Between Word and Sign la serie “dedicata ad artiste donne che esplorano il linguaggio nelle sue forme poetiche e visive ampliate” Grammars of the Possible. Con essa – tra autrici, segni, tecniche, declinazioni liriche e materiali – emerge come la poesia visiva sia una forma “aperta e trasformativa, in cui il linguaggio supera la propria funzione comunicativa per diventare immagine, ritmo, materia e relazione”, un’espressione creativa dalle infinite possibilità.





