22 Settembre 2026 22:44

Ursprung & Untergang. Julia Krahn al Castello Aragonese d’Ischia

Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello schia, 2026, foto Marco Albanelli
Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello Ischia, 2026, foto Marco Albanelli
A Ischia l’artista mescola i media tipici della sua ricerca artistica a nuove tecniche, forme, materie profondamente legate all’identità dell’isola

Ursprung & Untergang. Al crepuscolo, una favola! È questo il titolo della mostra personale di Julia Krahn, allestita fino al 4 ottobre al Castello Aragonese d’Ischia, promossa dalla Fondazione Karin e Gabriele Mattera. L’artista mescola qui i media tipici della sua ricerca artistica – fotografia, installazione, performance – a nuove tecniche, forme, materie profondamente legate all’identità dell’isola. Dal solstizio d’estate alle prime giornate autunnali, il programma espositivo ha previsto occasioni di dialogo e confronto tra artista e pubblico.

L’ultimo appuntamento è in programma il 29 settembre, con un’improvvisazione che coinvolgerà Julia Krahn e Yvonne Florentine Schleuss, soprano e psicologa che ha dato voce a una delle opere in mostra. L’evento accompagna alla sua conclusione Ursprung & Untergang. Al crepuscolo, una favola! ma lascia una riflessione aperta sul processo di creazione e relazione, al cuore del progetto e metafora dell’esistenza.

 

Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello schia, 2026, foto Marco Albanelli
Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello Ischia, 2026, foto Marco Albanelli

Si intuisce una presenza silenziosa e potente che attraversa il corpus di opere realizzato dall’artista per la mostra. È il fango, archetipo della materia primordiale, simbolo di una forza generativa e fertile, in cui però si cela una minaccia. È una materia che può curare o distruggere e inghiottire la vita. In equilibrio sul labile confine che separa l’inizio dalla fine, l’artista multidisciplinare tedesca racconta una favola in cui il tempo non scorre lineare – sebbene origine e fine siano i presupposti di questa fiaba – ma perde la connotazione cronologica e si fa oscillazione, sospensione, come quell’attimo che separa un respiro e l’altro.

I tre momenti espositivi, video, installazione e scultura, sono fatti di immagine e materia, di corpi, gesti e movimenti intrecciati in un tempo asincrono, calmo e insieme caotico, dove la narrazione si fa circolare e organica.

 

Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello schia, 2026, foto Marco Albanelli
Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello Ischia, 2026, foto Marco Albanelli
Una dimensione sospesa

Nella Chiesa dell’Immacolata, al centro della cupola, si staglia un grande paracadute in lino rosa, invita ad avvicinarsi. Ricorda il mantello della Madonna della Misericordia di Piero della Francesca, un mantello che si dispiega dolcemente e accoglie, protegge, rassicura. Facendosi più vicini, i delicati drappeggi rosa sembrano diventare carne, viscere dalle quali fluisce una cascata di perle in ceramica. Si aggrovigliano al suolo e si contrappongono alla lievità del paracadute, in un movimento tra ascensione e discensione dello sguardo, in un continuo divenire.

Dalle estremità del paracadute pendono ammassi di stoffa come feti e, tra le pieghe, piccole sculture dalle forme antropomorfe, frammenti di corpi, braccia, gambe appena abbozzate. È la vita che affiora, la materia che prende forma o forse un lento scivolamento, un ritorno all’origine della materia, ancora da plasmare, in una dimensione sospesa tra genesi – Ursprung – e apocalisse – Untergang. Non è però l’Apocalisse in senso biblico, intesa come fine; è piuttosto una rivelazione, uno svelamento, che suggerisce una riflessione sulla fragilità dell’esistenza.

 

Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello schia, 2026, foto Marco Albanelli
Julia Krahn, Ursprung & Untergang, Fondazione Mattera, Castello Ischia, 2026, foto Marco Albanelli

Nulla si sottrae alla caducità della vita e i venter, sculture realizzate in argilla bianca, ne sono un monito. L’artista trae ispirazione dal Convento delle Clarisse, all’interno del castello ischitano, in particolare dal putridarium: un luogo di sepoltura provvisoria, un tempo dedicato alla pratica della scolatura dove capienti vasi (detti colatoi) accoglievano i fluidi dei corpi inerti. Così appare nel video il corpo dell’artista, che giace sulla riva del mare, emerge dalle acque come Tiāmat, nella mitologia babilonese la madre di tutto il cosmo, la dea primordiale degli oceani e delle acque salate, simbolo e incarnazione del caos primordiale.

Una montagna di corpi cerca di prendere forma, i corpi si sollevano, cadono, respirano, si rialzano. Delle mani scavano nel fango, creano e sporcano, dalla fenditura di una roccia irrompe una presenza squarciando con un urlo sordo la scena. La dissonanza delle immagini trasmesse dagli schermi si risolve in un ciclo continuo di creazione e dissoluzione, la materia prende forma e si sgretola. Questa favola sembra giunta alla fine, luci e tenebre si confondono ma, al crepuscolo, si riaccende la speranza.