23 Settembre 2026 22:21

Bambole, scandali e prime assolute. I 18 mesi in cui Peggy riscrisse l’arte a Londra

Peggy Guggenheim
Nel 1938, in una Londra ancora conservatrice, Peggy Guggenheim scommetteva su linguaggi senza garanzie e su artiste ignorate da tutti. Il capitolo iniziale e audace della collezionista

Novant’anni fa, entrare al numero 30 di Cork Street a Mayfair non significava compiere una passeggiata rassicurante tra i capolavori del Novecento. Nel gennaio del 1938, in una Londra dalle istituzioni artistiche ancora profondamente conservatrici, una trentanovenne americana priva di qualsiasi esperienza curatoriale apre una galleria in affitto. Si chiama Marguerite Guggenheim, ma per tutti è e sarà Peggy.

Kandinsky, il collage e il rifiuto della figura sfidano il gusto britannico

Nel 1938 Vasily Kandinsky pioniere dell’astrazione pura, tra i primi a dipingere senza alcun riferimento a forme riconoscibili, convinto che colore e forma potessero comunicare emozioni senza bisogno di rappresentare nulla, aveva fondato a Monaco, nel 1911, il gruppo Der Blaue Reiter insieme a Franz Marc. Un linguaggio che, nella Germania nazista veniva bollato come “arte degenerata” e le sue opere venivano rimosse dai musei. Peggy Guggenheim, di famiglia ebraica americana, gli dedica la prima esposizione personale nel Regno Unito, alla sua galleria Guggenheim Jeune, una scelta che in quel clima politico, pesava più di un semplice giudizio estetico.

 

visitatori
La Collezione Peggy Guggenheim, a Venezia

Ad aprile, la stessa galleria ospita la Exhibition of Contemporary Sculpture, che riunisce nomi come Constantin Brancusi, Henri Laurens, Antoine Pevsner, Henry Moore, Alexander Calder, Jean Arp e Sophie Taeuber-Arp. La mostra provoca un vero scandalo, probabilmente per l’assenza stessa di una figura riconoscibile, l’idea che una forma potesse valere come scultura senza rappresentare nulla di preciso, in un momento in cui il pubblico britannico associava ancora la scultura al marmo e al bronzo figurativi. È in questi mesi che Peggy fa il suo primo acquisto personale: Testa e conchiglia di Jean Arp, una forma biomorfa, che richiama cioè un organismo vivente senza raffigurarlo mai davvero.

A novembre, arriva la prima esposizione nel Regno Unito interamente dedicata al collage: novantaquattro opere, allestite da Roland Penrose, figura chiave del surrealismo inglese e già promotore delle avanguardie continentali a Londra. In sala nomi come Pablo Picasso, Max Ernst, Kurt Schwitters, Marcel Duchamp, Man Ray condividono lo spazio con presenze di Katherine Church, Gladys Dalla Husband, Mina Loy: nessuno, quella sera, poteva dire chi tra loro sarebbe rimasto e chi sarebbe scomparso dai libri. Il collage (ritagli, carte, frammenti incollati insieme) non era ancora considerato arte a pieno titolo dalla critica britannica, ancorata a un’idea di pittura più tradizionale. Dedicargli un’intera mostra significava scommettere su un linguaggio che nessuno aveva ancora legittimato.

Le protagoniste dell’avanguardia femminile a Cork Street

Marie Vassilieff artista russa dal percorso ibrido tra arte, artigianato e design, ha una mostra tutta sua a dicembre: la Christmas Exhibition of Paintings, Sculpture, Masks, Portrait-Dolls and Decorated Objects, dove le sue celebri bambole artistiche condividono lo spazio con dipinti, sculture e maschere. Rita Kernn-Larsen porta il suo Autoritratto (Conosci te stesso), 1937, un volto che si dissolve in un ramo di foglie, uno specchio che restituisce una figura piccola e scalza, un paio di scarpe abbandonate a terra.

 

Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Matteo De Fina
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Matteo De Fina

Sophie Taeuber-Arp firma Equilibrio, 1932, una geometria essenziale di cerchi, triangoli e linee, opera di un’artista che la storia avrebbe per decenni ridotto al ruolo di “moglie di Arp”. A gennaio del 1939 è la volta di Grace Pailthorpe, che con Reuben Mednikoff espone per la prima volta in assoluto: le loro tele nascono da un metodo che loro stessi chiamano psicorealismo, pittura come indagine dell’inconscio più che come composizione. Accanto a loro, in mostre collettive, figurano anche Eileen Agar, Barbara Hepworth e Paule Vézelay.

Guggenheim Jeune chiude nel giugno del 1939, dopo appena diciotto mesi di attività. Non esisteva alcun modo di sapere quali di quelle scelte avrebbero resistito al tempo e quali sarebbero scomparse insieme alla galleria stessa. È proprio in quella mancanza di certezze che si misura il valore di un occhio capace di scegliere e di puntare su un linguaggio, un nome, una forma, senza il conforto di un giudizio già scritto. Peggy Guggenheim avrebbe portato quello stesso sguardo fino a farne un museo. Oggi quel capitolo londinese torna a essere raccontato per la prima volta in una sede museale, alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, nella mostra “Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista”, visitabile fino al 19 ottobre 2026.