29 Settembre 2026 11:42

L’antiques, per forza

Antonio Gherardi – Giunone e Argo – olio su tela – cm 60×80

Nicolò James Montanari e Nicolò Alessandrini, due “antiquari per forza” che hanno fatto doppietta inaugurando una nuova sede romana. A via di Parione 9 ora c’è Antiques Par Force

Le pareti viola sono forse la prima cosa che salta all’occhio, una scelta di carattere che Nicolò James Montanari commenta dicendo «Ci voleva un colore che fosse forte». Ma anche una scelta pratica visto che «Sul viola le cornici oro risaltano». E comunque sia mai il bianco: ci è bastata una bella conversazione, un’affermazione più impattante del viola – «Odio il contemporaneo» – e poco poco intuito, per immaginare quanto il white cube sia a distanza di sicurezza dall’idea di spazio espositivo d’après Montanari, del suo socio Nicolò Alessandrini e della seconda nuovissima sede di Antiques Par Force in via di Parione. In quella Roma dove una volta qualcuno se la risolveva portandosi a casa un ritratto in stile “capriccio” dipinto da Pompeo Batoni, e oggi molto più di qualcuno mettendosi in tasca un selfie in mezzo a una bolgia di gente. In fondo ogni epoca ha i capricci suoi.

Andrea Celesti – Venere e il toro (allegoria dell’amore) – olio su tela – cm 200×180

Due mercanti d’arte appassionati

Due galleristi, anzi «Mercanti d’arte» tiene a precisare Montanari, con l’obiettivo non sospetto di «Educare il pubblico», o meglio di «Far appassionare le persone alla storia» da appassionati a loro volta, il tutto senza spocchia e in uno spazio di pochi metri quadri caricato il giusto. Poi ci sono le cornici dorate, denominatore pressoché comune della mostra Mythological Beauty (fino al 16 ottobre) e assolutamente non omologante: per omologare un acquerello firmato Giorgio De Chirico, col suo gioco di prospettive così basilare e le sue linee geometrico-sinuose, al vicino di posto, un Giunone e Argo di Antonio Gherardi d’impronta caravaggesca, dovremmo essere al museo delle illusioni e non da “Antiques Par Force”. Nel caso specifico sarebbe anche banalotto appellarsi tout court alle circa trecento primavere di differenza, senza entrare nel merito di una questione più umanamente sociale, fatta di scelte rappresentative modificate nei codici espressivi per essere forma del proprio tempo (l’Iconologia come disciplina è nata anche per questo). Misurare una distanza puramente in ore (tante ore) di per sé dice poco: tra De Chirico e Gherardi c’è soprattutto uno scarto netto in termini di sensibilità, abbinato – per contrasto – a un paritario modo di calzare quella stessa sensibilità se si pensa che “All art has been contemporary“, come sancito da un illuminato Maurizio Nannucci. «Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando» disse Albert Einstein, uno senz’altro sul pezzo.

Cecco Bravo – Angelica liberata da Ruggero – olio su carta applicata su tavola – cm 28×39

Il senso del mito nel corso dei secoli

Nannucci non è mai spuntato nella nostra chiacchierata, però abbiamo scoperto che per Montanari Burri batte Fontana. Dato molto interessante quando poi si va a parlare di stimoli e pubblico, e a incalzare l’arte moderna con un contemporaneo che ha prodotto l’astrazione, sistema visivo in cui lo spettatore è obbligato a ragionare sull’opera in sé più che a vedersi fornita una leggibilità da pappa pronta. E non sarà ancora amore, ma comunque l’astrazione «È l’unica forma di arte contemporanea che ha senso» secondo il nostro mercante d’arte, che deve al sodale Alessandrini l’allungo verso il contemporaneo storicizzato, non senza aggiungere un bel «Io mi sarei fermato al 1830-40», al tempo di una rivoluzione industriale che definisce «La fine dell’innocenza». Oltre a De Chirico quindi c’è Mario Sironi, che fa da inizio (o fine, il senso lo decidete voi) alla proposta mitologica di debutto, col suo primitivismo e una predilezione per la materia pittorica – materia in senso letterale ovviamente – che lo rende l’intruso perfetto, o la chiave di volta tra la sofficità cromatica tutta veneta di una Venere e il toro (allegoria dell’amore) di Andrea Celesti, e l’attitudine disegnativa dell’Angelica liberata da Ruggero (o Perseo e Andromeda, l’iconografia pare esserci) di Cecco Bravo. Singoli casi a parte, in questo progetto espositivo – e più in generale galleristico – abbiamo toccato con mano la volontà del duo di uscire da un certo mainstream storico-artistico, ragionando ad ampio spettro sull’opera in sé più che sul nome. Scelta interessante di questi tempi.

Mythological beauty – installation view – courtesy Antiques Par Force