09 Ottobre 2026 07:31

Il pettegolezzo è un’arte Dada. Intervista impossibile a Francis Picabia

Ritratto di Francis Picabia
Ritratto di Francis Picabia
In concomitanza con la grande mostra a lui dedicata a Palazzo Reale di Milano, Levi si esercita in un dialogo immaginario con Picabia

Paolo Levi: Lei ha detto che dal pettegolezzo può nascondere una verità. Ma chi decide quale sia la verità?
Francis Picabia: Nessuno. È proprio questo il divertimento.
PL: Quindi lei non crede alla storia dell’arte?
FP: Credo alla storia dell’arte. Diffido di chi pretende di averla già sistemata.
PL: Musei, cataloghi, monografie: tutto inutile?
FP: No. Utilissimo. Ma lasciatemi un piccolo spazio per il dubbio.
PL: Il dubbio è dadaista?
FP: Il dubbio è umano. Dada ebbe soltanto il buon gusto di metterlo in pubblico.
PL: A Zurigo, al Cabaret Voltaire, cosa cercavate veramente?
FP: Una porta d’uscita.
PL: Da cosa?
FP: Dalla rispettabilità.
PL: E la trovaste?
FP: Trovammo un palco.
PL: Che è quasi la stessa cosa.
FP: No. Il palco è più pericoloso.
PL: Perché?
FP: Perché appena sali, qualcuno comincia a guardarti.
PL: E voi volevate essere guardati?
FP: Naturalmente. Chi dice di no sta già facendo pubblicità a se stesso.
PL: Dunque lo scandalo era anche una strategia?
FP: La provocazione può essere sincera e strategica nello stesso momento.
PL: Una contraddizione.
FP: Finalmente una parola che mi piace.
PL: Torniamo a Duchamp. Chi dei due era più dadaista?
FP: Domanda maleducata.
PL: Le migliori interviste lo sono.
FP: Duchamp aveva l’arte di sembrare calmo mentre faceva esplodere una convenzione.
PL: E lei?
FP: Io preferivo far vedere l’esplosione.

 

Francis Picabia, Palazzo Reale, Milano (foto Arianna Maria Leva)
Francis Picabia, Palazzo Reale, Milano (foto Arianna Maria Leva)

PL: Una rivalità?
FP: Una conversazione permanente.
PL: Con qualche scintilla?
FP: Le amicizie artistiche senza scintille sono conferenze.
PL: E Tzara?
FP: Tzara capì una cosa fondamentale: anche una parola senza senso può diventare potente se tutti cominciano a discuterne.
PL: Quindi il significato nasce anche dal pubblico?
FP: Certamente.
PL: E dal pettegolezzo?
FP: Il pettegolezzo è il pubblico che continua a parlare dopo che il sipario è calato.
PL: Parliamo di donne. Lei sa che una parte della storia dell’arte viene raccontata come una successione di capolavori, mentre dietro quei capolavori ci sono spesso relazioni, passioni, gelosie.
FP: La storia dell’arte ama i quadri perché i quadri non parlano.
PL: Gli artisti invece parlano troppo?
FP: Soprattutto dopo morti.
PL: E i loro amici parlano ancora di più.
FP: Gli amici sono gli archivisti del pettegolezzo.
PL: E i nemici?
FP: I nemici sono gli archivisti della vendetta.
PL: Dunque bisogna ascoltare entrambi?
FP: E non credere completamente a nessuno.
PL: Nemmeno a lei?
FP: Soprattutto a me.
PL: Finalmente una confessione.
FP: No, una precauzione.

 

Francis Picabia, Palazzo Reale, Milano (foto Arianna Maria Leva)

PL: Mi dica allora: quando un artista diventa famoso, cosa cambia?
FP: Gli amici diventano testimoni, i nemici diventano critici e i conoscenti diventano biografi.
PL: E il pettegolezzo?
FP: Diventa storia dell’arte se trova un editore.
PL: E se non lo trova?
FP: Rimane più interessante.
PL: Lei sembra avere una sfiducia totale nelle istituzioni.
FP: Non totale. Le istituzioni sono magnifiche quando hanno senso dell’umorismo.
PL: E quando non ce l’hanno?
FP: Dada entra dalla finestra.
PL: Ha mai avuto paura di essere dimenticato?
FP: Tutti gli artisti hanno paura di essere dimenticati.
PL: Anche quelli che fingono il contrario?
FP: Quelli hanno paura due volte.
PL: Allora anche la provocazione può essere un modo per sopravvivere?
FP: Certamente. Uno scandalo dura una settimana. Un’opera può durare un secolo. Ma una buona provocazione può durare entrambi.
PL: Oggi cosa direbbe agli storici dell’arte?
FP: Non togliete troppo presto la polvere dai quadri.
PL: Perché?
FP: Qualche volta la polvere racconta più del catalogo.
PL: E agli artisti?
FP: Non abbiate paura di contraddirvi.
PL: E ai giornalisti?
FP: Fate domande che facciano arrabbiare gli intervistati.
PL: E ai lettori?
FP: Non credete a tutto quello che leggete.
PL: Nemmeno a questa intervista?
FP: Soprattutto a questa.

 

Francis Picabia, Palazzo Reale, Milano (foto Arianna Maria Leva)
Francis Picabia, Palazzo Reale, Milano (foto Arianna Maria Leva)

PL: Allora perché l’abbiamo fatta?
FP: Perché una buona intervista non deve consegnare una verità.
PL: Che cosa deve consegnare?
FP: Una nuova curiosità.
PL: E il pettegolezzo?
FP: È la curiosità che ha imparato a camminare.
PL: E Dada?
FP: È la curiosità che ha imparato a ridere.
PL: E l’arte?
FP: È ciò che resta quando tutti hanno smesso di parlare.
PL: E allora perché lei continua a parlare?
FP: Per impedire che smettano troppo presto.