
Cosa resta del paesaggio del Mezzogiorno nell’epoca dell’A.I., oltre gli stereotipi? Quali e quanti paesaggi conosciamo di territori meridionali iconizzati dai media? Quando la fotografia diventa strumento di conoscenza di un territorio mutante e l’obiettivo di introspezione del vedere?
Si indagano le molteplici visioni di trasformazioni e processi di cambiamento di codici visivi di un territorio esteso, che pensiamo di conoscere nella fotografia contemporanea, nel libro fotografico Linea sud: paesaggio fotografico dopo il Duemila, edito da Krillbooks e a cura di Maria Giovanna Mancini, seguendo una prospettiva critica su come si percepiscono i paesaggi meridionali, con saggi di autori vari, progetti fotografici e ricerche presentate nell’ambito di un convegno internazionale tenuto a Bari (5/6 marzo 2026), sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministro della Cultura e dal Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, con il partenariato del Polo Biblio-Museale Regione Puglia; CUSTA-Consulta Universitaria di Studi di Storia dell’Arte, SISF-Società Italiana per lo studio della Fotografia. LINEA-Lecce; THE DOCKS-Napoli; DISPACCIO-Napoli, incentrato sul ruolo e la responsabilità della fotografia contemporanea.

L’obiettivo del progetto è quello di riscrivere il Meridione, come dispositivo di conoscenza, oltre che luogo del desiderio in cui passato e presente, rovina e modernità si compenetrano. Michael Jacob, tra i maggiori studiosi europei di teoria del paesaggio, Antonello Frongia, Giovanni Fiorentino, Matteo Balduzzi, Angelo Maggi, Roberta Valtorta, Kathryn Weir, Fabrizia Ippolito e William Guerrieri, Stefania Zuliani, William Guerrieri, Mario Ferrara, Stefano Sammarco, Giusi Diana, Irene Galuppo, Adriana Rispoli, Paolo Riolzi, Vincenzo Velati, con i loro scritti e soprattutto i fotografi al di là delle parole, restituiscono in questo libro fotografico la pluralità degli approcci e di sguardi dentro e oltre il Mezzogiorno, con immagini non più o in continuità con la tradizione fotografica di paesaggio italiano “cartolinizzato” dai Fratelli Alinari nel XX secolo e dal vedutismo “pittoresco”.
È un libro da collezionare, che nel tempo assumerà sempre nuovi significati, aprendo gli orizzonti critici sul paesaggio come attitudine e insieme riflessione filosofica sul e oltre i codici visivi della configurazione del sud, in cui la fotografia contemporanea documenta e racconta il processo del suo cambiamento, diventando laboratorio di indagine sociale e culturale, grazie alle ricognizioni di sguardi di fotografi-paesaggisti, riconosciuti a livello nazionale e internazionale o ancora da scoprire, in cui tutto diventa fototesto tra documentazione-sperimentazione, identità, memoria, emozione.
Nello sguardo di fotografi diversi per età, formazione, esperienze, sensibilità e approcci sfuma la linea di confine tra passato e presente, rovine e periferie, aree interne rurali e costiere, porti, architetture industriali. Nella fotografia contemporanea tutto è paesaggio-presagio, spazio, traccia di altre relazioni sottese tra uomo e ambiente, natura e cultura che stanno dentro lo sguardo di scatta l’immagine in relazione con ciò che osserva in un luogo, un giorno e ora specifica, sotto una certa luce; e ciò che percepiamo orienta ciò che comprendiamo. Il paesaggio diventa campo aperto sulla costruzione critica del presente, grazie a codici visivi soggettivi e collettivi insieme, con immagini che aprono riflessioni sul ruolo della fotografia come linguaggio polisemico. Tra uno scatto e un saggio, il fruitore compie un metafisico Grand Tour storiografico-concettuale dentro il desiderio del Mezzogiorno, attraversando una mappatura territoriale oltre il “cartolinismo” sulle tracce di uno sguardo policentrico della fotografia contemporanea, comprensivo di realtà geografiche, sociali, culturali e politiche. Tra gli anni ottanta e novanta del Novecento, il paesaggio diventa il principale campo di ricerca, e in generale al Nord prevalgono le mappature di edifici industriali dimessi o abbandonati delle periferie, paradossali “anticittà” come dispositivo conoscitivo critico dello sguardo sul territorio fortemente antropizzato, invece il sud include la suggestione della rovina, topos dell’immaginario in pittura come in fotografia dal Grand Tour a oggi, innestate in luoghi urbani, in cui natura, architettura, urbanistica, sociologia, committenza pubblica e privata e altri fattori dinamici producono una documentazione e sperimentazione nell’ambito della fotografia contemporanea, in cui nulla è come ce lo aspettiamo.

Linea sud indaga capillarmente contesti urbani, periurbani, siti archeologici, aree interne, territori rurali e industriali, come fenomeno di antropizzazione dello sguardo, con immagini-strumento di una investigazione critica del paesaggio Meridionale: riconsegnato al nostro sguardo come territorio sconfinante, visto da dentro e osservato a distanza in evoluzione, contrapposto a narrazioni prevedibili o codificate dall’immaginario collettivo. Così, tra panorami e panoramiche di un Mezzogiorno costellato da laboratori diffusi di pratiche di documentazione, la fotografia è conoscenza di una nuova e più complessa identità sospesa tra memoria e contraddizioni stridenti del presente. Il paesaggio nella fotografia contemporanea non è ricondotto ad un’unica prospettiva, include pratiche artistiche partecipate, ed è protagonista di nuove dinamiche visive e narrative, operando sulla costruzione anziché sulla rievocazione della memoria.





