13 Ottobre 2026 20:37

Una collezione diffusa. Intervista a Sabrina Bianchi, Responsabile Patrimonio Culturale de La Galleria BPER

Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara, collezione permanente. Poli Culturali La Galleria BPER. Ph. © Paolo Pugnaghi
Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara, collezione permanente. Poli Culturali La Galleria BPER. Ph. © Paolo Pugnaghi
Come nasce una collezione d’arte bancaria? Come si gestisce, si comunica e si valorizza affinché il suo patrimonio possa diventare accessibile e dispositivo per la promozione del territorio? Sono domande che abbiamo rivolto a Sabrina Bianchi, Responsabile Patrimonio Culturale La Galleria BPER

Di recente, a Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara, è stata inaugurata la terza sede de La Galleria BPER, che entra così a fare parte del sistema dei Poli Culturali BPER, dopo Modena, con Palazzo San Carlo, e L’Aquila, con Palazzo Farinosi Branconi. Obiettivo del progetto Poli Culturali BPER è quello di mettere in rete le sedi storiche del Gruppo, che diventano così luoghi deputati alla valorizzazione del patrimonio artistico e archivistico della banca. Un percorso che ha avuto la sua genesi nel 2017, con La Galleria BPER, e di cui Sabrina Bianchi ci racconta visione e missione in questa intervista.

Sabrina Bianchi, Responsabile Patrimonio Culturale La Galleria BPER
Sabrina Bianchi, Responsabile Patrimonio Culturale La Galleria BPER
Intervista a Sabrina Bianchi, Responsabile Patrimonio Culturale La Galleria BPER

A Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch, è stata appena inaugurata la terza sede de La Galleria BPER. La città entra così a fare parte del sistema dei Poli Culturali BPER, dopo Modena, con Palazzo San Carlo, e L’Aquila, con Palazzo Farinosi Branconi. Ci racconta come è maturato questo percorso, dalla sua genesi fino ai più recenti sviluppi?

 La Galleria BPER nasce nel 2017 a Modena, ma l’idea dei Poli ha preso forma quando ci siamo resi conto che le opere custodite dalla Banca non componevano un’unica collezione, bensì una geografia di storie. Ogni nucleo porta con sé la vicenda di una banca, di una città, di una comunità che ha raccolto e conservato quelle opere.

Con l’apertura all’Aquila e ora a Ferrara, abbiamo dato a questa geografia una forma pubblica. Il passaggio è significativo: da sede bancaria a sede espositiva a sistema di luoghi in cui patrimonio artistico, architetture e archivi possono essere letti insieme. I tre Poli aperti, Modena, L’Aquila e Ferrara, hanno dunque una direzione comune, ma ciascuna racconta qualcosa che appartiene in modo particolare al proprio territorio.

Come nasce la Corporate Collection del Gruppo BPER? Che tipologia di opere comprende?

La Corporate Collection si è composta nel tempo, anche attraverso le raccolte delle banche entrate nel Gruppo. Non nasce da un’unica linea collezionistica: ne conserva molte, sedimentate in città diverse e in epoche diverse. In questo senso è anche una testimonianza della storia bancaria italiana e del rapporto che gli istituti hanno intrattenuto con i luoghi in cui operavano.

Comprende dipinti, sculture, disegni e stampe, con opere che vanno dal Rinascimento al Novecento e nuclei legati alle tradizioni artistiche locali. La sua varietà ci consente di costruire racconti differenti: talvolta seguendo la vicenda di un artista, talvolta quella di una scuola, di una città o della formazione stessa di una raccolta.

Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara. Poli Culturali La Galleria BPER. Ph. © Paolo Pugnaghi
Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara. Poli Culturali La Galleria BPER. Ph. © Paolo Pugnaghi

Quali sono la visione e le strategie che guidano la gestione, la tutela e la valorizzazione di un patrimonio culturale diffuso su diverse città italiane?

Il primo compito è conoscere ciò che abbiamo: ricostruire provenienze, vicende, relazioni tra opere e luoghi. È un lavoro meno visibile della mostra, ma ne costituisce il fondamento. La valorizzazione, per noi, comincia da lì: dalla possibilità di restituire alle opere una storia leggibile e di metterle in relazione con altri patrimoni e altri saperi.

Le sedi danno continuità a questo lavoro. La collezione permanente, le mostre temporanee, la ricerca e le attività per le scuole non sono iniziative separate: sono modi diversi di rendere il patrimonio comprensibile e frequentabile. La misura del progetto, però, non è uguale ovunque. Ogni sede richiede un lavoro curatoriale e culturale specifico.

I Poli BPER come si intercalano nei territori in cui si trovano e concorrono al loro sviluppo?

Il punto di partenza è riconoscere che questi palazzi non arrivano in città senza una storia. A Ferrara, Palazzo Barbantini-Koch è stato per oltre un secolo legato alla Cassa di Risparmio: riaprirlo come Polo significa anche riattivare una relazione tra l’edificio e la città.

A questo si aggiunge il patrimonio artistico ferrarese, presentato nel percorso permanente “Uno Scrigno di Storia. Arte a Ferrara tra passato e presente”, e l’Archivio, che permette di seguire le trasformazioni del palazzo e dell’istituzione. Le attività educative e le collaborazioni locali danno a questo racconto un uso concreto. Vorremmo che il Polo fosse un luogo in cui tornare, non soltanto una meta da visitare una volta.

Palazzo Farinosi Branconi a L'Aquila, Poli Culturali BPER. Ph. Davide Pennacchi
Palazzo Farinosi Branconi a L’Aquila, Poli Culturali BPER. Ph. Davide Pennacchi

Oltre ai Poli di Modena, L’Aquila e Ferrara, La Galleria BPER conta anche di una rete di sedi diffuse (Genova, Brescia, Milano, Sondrio, Sassari). In queste città sono previsti progetti che potenzieranno il sistema de La Galleria BPER?

Grazie per darmi l’opportunità di chiare questo punto: le sedi non sono versioni ridotte dei Poli: sono occasioni per portare La Galleria BPER in relazione con altre città e con le loro istituzioni. A Brescia, la mostra su Antonio Ligabue apre un nuovo capitolo espositivo. A Genova il progetto dedicato ad Antonio Giolfi, nell’ambito dei Rolli Days, interroga la costruzione dell’immagine moderna della città.

La direzione è questa: far crescere il sistema attraverso progetti riconoscibili, costruiti in rapporto ai luoghi e alle competenze presenti. Le sedi hanno storie e possibilità diverse; il lavoro consiste nel trovare, per ciascuna, una forma di collaborazione e di racconto che abbia senso in quel luogo.

La Galleria BPER possiede anche un importante Archivio Storico, costituito da registri, documenti, corrispondenze, fotografie, fondi storici. Dal 2022 ne è stata avviata la digitalizzazione. Sono in programma ulteriori progetti per la valorizzazione e la promozione di questo patrimonio?

L’Archivio in realtà non è uno solo, ma si compone di diversi nuclei che conservano documenti anche antichissimi, in particolare a Genova, e raccontano molto più della storia della Banca: permettono di osservare i cambiamenti economici, sociali e urbani delle città. La digitalizzazione, avviata nel 2022, è essenziale per la conservazione e per rendere i materiali più accessibili allo studio.

Ma un archivio acquista valore anche quando entra in una narrazione. A Ferrara, nella Sala del Consiglio, documenti, fotografie e strumenti digitali sono parte del percorso di visita attraverso I Palazzi Testimoni di BPER. È un modo per far vedere come un edificio trattenga le tracce di ciò che è accaduto e per usare quelle tracce come punto di partenza per nuove ricerche. Vorremmo proseguire in questa direzione, facendo incontrare sempre più spesso archivio, collezione e storia dei territori.