22 Ottobre 2026 00:02

Danilo Sini: immagini simboliche e politiche a Cagliari

Danilo Sini. Fosse come se forse – courtesy Cornetto Acustico, Cagliari

Al Cornetto Acustico l’arte di Danilo Sini silenziosamente grida e porta allo scoperto significati umani, biologici, etici e politici con il rosso, il giallo, il bianco e il nero dipinto sulle sue tele. E al centro del dibattito tornano tragedie, esistenza, resistenza e ruolo sociale degli artisti

Cadono pesanti le tele di Danilo Sini. Nove grandi immagini profondamente contrastate si stagliano immobili di fronte agli occhi di chi guarda. Nove ignoti soggetti, immortalati in strettissimi ritratti bicromi, ognuno ripreso in primissimo piano, dove emergono solo volti. Nove feti si presentano alla vista di tutti, ciechi e muti, indifesi e monumentali, nella pittura spessa e materica di bianco e di nero intensamente espressiva e colorata di colpi di giallo e di rosso. I visi, apparentemente addormentati e come tumefatti, sono contraddistinti da tratti insieme naturali ed estranianti, dolci e respingenti, deformati come mossi scatti d’ecografia. Le espressioni sono segnate dagli occhi completamente chiusi, dalla distesa smorfia facciale sognante, sospesa tra vita e morte, dalle bocche serrate, quasi contratte e dolenti, dai nasi inutili, schiacciati e informi. I morbidi dipinti sono connotati da un segno pittorico netto che si disperde e sfuma come polvere, in un insieme compositivo contemporaneamente sporco e precisissimo, cosparso di violenti invasioni cromatiche, pure, profonde, viscerali, lancinanti. Infine le tele sono caratterizzate dall’innocenza e dalla fragilità dei soggetti, e dall’inquietante orrore della visione di una umanità esposta.

Rivelano una realtà più profonda le immagini delle nove tele di Danilo Sini che compongono Fosse come se forse, mostra a cura di Gianni Murtas, visibile a Cagliari nello spazio culturale indipendente del Cornetto Acustico, via San Giovanni 219, fino al 24 ottobre.

Danilo Sini. Fosse come se forse – courtesy Cornetto Acustico, Cagliari

Dietro ai perturbanti feti esiste un insieme di contenuti. Così i concetti che emergono guardando le tele partono da quegli esseri non ancora nati – le forme più indifese e deboli dell’umanità – e si muovono attraverso enormi riflessioni personali e collettive, da ragionamenti di natura biologica a considerazioni morali sino a orientamenti politici. Questioni come il valore della vita e della sua creazione, le responsabilità e la definizione stessa di essere vivente si sviluppano e si intrecciano a tematiche legate all’interruzione di gravidanza, al corpo e alla volontà della donna, a oneri e diritti. Ma Danilo Sini è un autore che prende parte, che assume una posizione etica di fronte alle diatribe del mondo, come ricorda Gianni Murtas. «La versatilità tecnica e linguistica» di Danilo Sini – come si legge nel testo curatoriale – «non permette quasi mai una lettura univoca dell’opera, e le sue ricerche si muovono con assoluta disinvoltura nel passare dalla pittura alla fotografia, dalla scultura all’installazione. Nemmeno quando si tratta di semplici dipinti è possibile tracciarne chiaramente i confini, non solo perché anche i lavori improntati su una tecnica più tradizionale oscillano in modo inquietante tra inusuali raffinatezze pittoriche e terribili suggestioni pulp, ma perché la continua ridefinizione della dimensione oggettuale e concettuale dei dipinti rovescia il rapporto tra opera e spettatore. La sorpresa, l’emozione, lo spavento che i “feti” possono suscitare hanno una complementarietà ineliminabile in chi guarda, che è chiamato a investire criticamente nella fruizione e ad andare oltre il significato acquisito delle immagini. Nel gioco di rimandi simbolici prende corpo una strategia politico-culturale che Sini si porta dietro fin dalle esperienze giovanili nei gruppi punk sassaresi. In qualche modo il dissolversi della militanza degli ultimi decenni non agisce per lui rasserenando l’esperienza artistica, ma al contrario finisce per caricarla di una rabbia repressa che traspare persino negli interventi più raffinati e decorativi».

Di fronte alla presenza dei dipinti con i feti nelle mostre di solidarietà con il popolo palestinese queste immagini assumono un significato ulteriore. Le tele con gli esseri inermi rappresentano così negli occhi di chi guarda l’umanità indifesa, le vittime innocenti della bestiale furia disumana che martoria la Palestina. Per testimoniare le sofferenze subite dagli abitanti della Striscia di Gaza e della Cisgiordania Danilo Sini pone davanti a tutti delle icone, silenti e urlanti. Per ricordare l’eccidio genocidario perpetrato dallo stato occupante sionista e dai complici di questa tragedia umanitaria – la più grave e prolungata della storia moderna – egli espone la cruda verità, la realtà dell’esistenza. Così i feti si macchiano ora del rosso del sangue versato nel criminale sterminio protratto contro gli innocenti e indomiti palestinesi e del giallo di rabbia e di bile che gli esseri umani provano di fronte ai corpi martoriati e alla perfidia degli assassini.

Danilo Sini. Fosse come se forse – courtesy Cornetto Acustico, Cagliari

Al Cornetto acustico con la mostra Fosse come se forse si accede alle questioni fondamentali dell’esistenza, cariche di tensioni, tra vita, morte, responsabilità, scelta, volontà, azione. Danilo Sini con le sue tele potenti e indifese, mute e tonanti, pone al centro quelle questioni umane, dalla rappresentazione alla verità, dall’attenzione etica e politica alla mobilitazione civile, dalla tragedia alla resistenza, rispondendo nel miglior modo possibile alla domanda sul ruolo sociale degli artisti. L’autore partigiano prende posizione e di fronte a queste immagini primordiali, fetali e ferali, che colpiscono come un pugno, invita tutti a schierarsi contro i grandi mali del mondo intero. Con lui ci attiviamo, gridando ancora e sempre per una Palestina libera, dal fiume al mare. Sappiamo che coi popoli in rivolta si muove oggi la Storia. Andiamo ancora e sempre verso la Rivoluzione, fino alla vittoria.