
Da Elisa Montessori a Chiara Camoni a Brigitte Niedermair, e altre: artiste differenti per generazioni, stili e approcci, accomunate dall’attenzione che ora, Roma, riserva alla loro arte
Per avere un’antologica nella città dove vive da mezzo secolo ha dovuto compiere 95 anni: così con qualche decennio di ritardo Roma si è accorta di Elisa Montessori (classe 1931), alla quale è dedicata Nel corso del tempo, la mostra curata da Alessandra Mammì e Federica Pirani al Casino dei Principi di Villa Torlonia, che riunisce 100 opere realizzate dall’artista fin dagli anni Settanta. Una produzione molto eclettica, che va dai dipinti ai disegni, dalle installazioni ai libri d’artista, e documenta – forse in maniera un filo eccessiva – la ricerca, delicata e rarefatta, della Montessori. “Senza essere programmata come una antologica, è la mostra in cui io stessa cerco di capire cosa ho fatto” racconta l’artista attraverso le sue opere, tra le quali spiccano i paesaggi tratteggiati da pochi segni, intrisi di riferimenti filosofici all’Oriente e le opere fotografiche legate al mito di Dafne e al rapporto con la natura, declinato attraverso gli erbari. Più discutibile appare la ricostruzione dello studio dell’artista, mentre nella sua semplicità splende la sala dei rotoli, dove l’artista tratteggia i suoi itinerari poetici e concettuali con pochi tratti, rendendoli preziosi nonostante la loro fragilità.

Rendere la fragilità una dimensione poetica è la missione di una giovanissima artista italiana, Satya Forte (2000) in mostra alla galleria Monitor insieme al pittore portoghese Pedro Zhang. La sua ricerca spazia attraverso linguaggi espressivi diversi, che vanno dalle fotografie (Alba luce, 2026) ai disegni di spazi realizzati con i propri capelli (Miniature di paesaggio, 2026) o con petali di fiori fino alla scultura in vetro che raffigura un ramo di rose posizionato sotto un’arcata dal pavimento al soffitto. Come scrive Chiara Lorenzetti “tutto nelle sue opere parla della relazione personalissima che ha con ciò che la circonda”. Ed è questa relazione, poetica e concettuale insieme, la forza del suo lavoro, che potrà portarla lontano se la coltiverà con rigore e consapevolezza. L’attenzione maniacale al dettaglio è la chiave della ricerca dell’artista belga Eline Vansteenkiste (1991) alla galleria Tim Van Laere Roma. Intitolata Under the Shade of the Coolabah Tree – un verso tratto dalla celebre canzone australiana Waltzing Mathilda – la mostra riunisce una serie di quadri di piccole dimensioni, dipinti come miniature rinascimentali fiamminghe. Paesaggi minuziosi popolati da scenette tratte da fonti diverse, che vanno dalla storia dell’arte alla mitologia, dal cinema alla letteratura fino alle memorie personali. Un mondo in continua trasformazione, dove “i paesaggi si sviluppano nel tempo, le stagioni si susseguono, le tempeste si addensano e poi si dissolvono, mentre le figure proseguono il loro cammino senza sapere con certezza cosa le attenda oltre l’orizzonte.” Solo ad un occhio attento le opere rivelano i loro molteplici ed affascinanti segreti: se in Selva Oscura (2026) lo sguardo dell’artista è rivolto a Caravaggio, in Clay Kickers (2026) ci si addentra nelle visioni infernali di Bosch, mentre Paradise Lost (2026) e A Sudden Gust of Wind (2026) ricordano i paesaggi trecenteschi italiani.

Grande abilità tecnica, una buona dose di ironia e un’ottima cultura visiva rendono il lavoro di Eline di notevole interesse e qualità. La stessa che si ritrova nella mostra di Chiara Camoni I fiori del male alla Società delle Api. Curata da Alice Motard, l’esposizione parte dal tema del fiore, presenza costante nel lavoro di Camoni, per dispiegarsi nei diversi ambienti dello spazio romano, dove le opere di Chiara dialogano con i lavori di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang, tutti allestiti in maniera impeccabile. Tra le sculture di Camoni (1974) spiccano Spiritello (2026), una scultura simile ad una medusa sospesa nel vano della scala e Madonna con bambino (2026), realizzata con un grosso tronco d’albero caduto. Tra le opere delle artiste straniere – la loro presenza risponde alla pratica di Camoni di coinvolgere altri soggetti nel processo di realizzazione delle sue opere – si fanno notare Prelude (2025), l’opera di Vibeke Mascini con un fiore di amaryllis dal gambo luminoso, il bouquet di fiori di Maria Loboda A Guide to Insults and Misanthropy (2006/2026) e il disegno di Ines Bassanetti Beato Angelico – L’Annunciazione (2004-2005), la nonna dell’artista.

Dalla scultura passiamo alla fotografia con Madame Hirsch, la personale dell’artista tedesca Brigitte Niedermair (classe 1971) da Richard Saltoun. Curata da Paola Ugolini, riunisce una serie di immagini di grande formato che documentano la giornata della miliardaria Renate Hirsch Giacomuzzi, meglio conosciuta come Madame Hirsch. Proveniente dal mondo della fotografia di moda, Niedermaier colloca il suo lavoro ai confini, spesso ambigui, tra fashion e arte contemporanea: nella serie di immagini esposte in mostra, “la vita quotidiana diventa così una forma di rappresentazione e le immagini, nonostante la loro apparente immediatezza, assumono la qualità sospesa di un ‘tableau vivant’. È proprio nell’ambiguità tra documento e messa in scena che risiede la loro forza: tutto appare reale, pur essendo al contempo accuratamente orchestrato” puntualizza Ugolini. La mostra trae il suo valore proprio nell’aspetto vintage delle opere, realizzate nel 2009 ma con l’estetica patinata degli anni Novanta, che vedeva nel lusso un obiettivo da raggiungere e rappresentare.


