28 Ottobre 2026 09:22

Maria Jole Serrelli: la memoria e la trasformazione ad Atene

Maria Jole Serreli, Rem, Serie Animas, 2013. Tessuto di vecchio materasso anni ’30 con filo di cotone bianco e rosso, dittico, 80 × 60 cm ciascuno. Courtesy the artist and Gramma_Epsilon, Athens. Photo: Thanasis Gatos

Nella capitale greca Maria Jole Serreli identifica l’arte come necessità, ricerca e identità. Così “What Remains, What Changes” esplora l’intensa sperimentazione tra memoria e mutamento di materie e tecniche, tra ciò che resta e ciò che cambia ricostruendo oltre vent’anni di attività dell’artista sarda

Le opere, i materiali, le inclinazioni, le esperienze di Maria Jole Serreli sono al centro della nuova mostra della Gramma_Epsilon Gallery. Oltre 40 lavori testimoniano la ricerca dell’autrice, capace di trasformare la memoria non in nostalgia ma in sostanza viva e reattiva con cui interrogare il presente con una riflessione rigorosa sulla materia e sul cambiamento. Il percorso artistico di Serreli è ricostruito nei suoi più significativi cicli, che attraversano «forme e materiali differenti, mantenendo costante la riflessione sul corpo, sulla memoria, sulla relazione e sul ruolo dell’arte nel presente». Con questa esposizione lo spazio ateniese di via Agathonos 6 conferma la proposta intellettuale e curatoriale perseguita e i principi che hanno portato alla costituzione del centro espositivo e culturale. Una storia che ha compiuto cinque anni ed è interamente dedicata a donne artiste, come si legge nel manifesto: «Il nostro intento è collegare l’avanguardia femminile contemporanea con il clima di sperimentazione e con i movimenti di emancipazione guidati dalle donne degli anni ’60 e ’70. Vogliamo documentare il lavoro delle artiste di quell’epoca, un periodo caratterizzato da una straordinaria inventiva e forza sperimentale, ma di cui ancora si sa poco». La Galleria di Paolo Cortese e Francesco Romano Petillo ha sviluppato la serie di mostre «incentrate su artiste donne profondamente legate al lavoro curatoriale di Mirella Bentivoglio e al suo impegno come promotrice culturale». E perfettamente in linea con questi obiettivi e temi è l’arte di Maria Jole Serreli, protagonista nella capitale greca di What Remains, What Changes, mostra a cura di Panos Giannikopoulos e Paolo Cortese, visibile in galleria fino al 30 dicembre.

Maria Jole Serreli, Transizione, Serie Animas, 2026, Scultura tessile, assemblaggio, 42 × 23 × 15 cm. Courtesy the artist and Gramma_Epsilon, Athens. Photo: Thanasis Gatos

Ad aprire l’esposizione è Maturità, della serie Senescenza, un robusto blocco di marmo a cui è legato finemente un tessuto di quasi cent’anni, e la contrapposizione tra la durevolezza del marmo e la deperibilità del tessuto diventa tensione poetica e cortocircuito materico. «Senescenza prende avvio da un termine appartenente al lessico biologico. Nella ricerca di Maria Jole Serreli, il termine viene sottratto alla sola idea di invecchiamento per diventare immagine di un mutamento continuo, di una condizione nella quale ogni forma continua a trasformarsi senza perdere la propria identità. Le opere non descrivono le età della vita, ma invitano a riflettere sul cambiamento come possibilità di crescita, relazione e consapevolezza. Nel nuovo ciclo, questa riflessione attraversa anche la prossimità tra tessuto e corpo: cuciture, pieghe e aperture diventano tracce di una continuità che non coincide con il rimanere intatti, ma si costruisce attraverso la trasformazione». Di manufatti tessili degli anni ’30 e di antiche rocce è anche il meraviglioso Racconto onirico, parte del ciclo Il peso del sonno, insieme a Sonno profondo e Sonno paradosso. Il grande drappo sfrangiato e astratto è cosparso di ossidiana nera, incastonata sulla superficie color crema attraverso delle annodature che abbracciano la pietra vulcanica. Di intrecci è anche il dittico Rem, dove i fili si fanno tracciati di colore sulle stoffe nelle informali reti di linee che s’intersecano e s’allacciano. Anche le incisioni nell’argilla su tela dell’Ikigai senza titolo s’intrecciano e indagano fragilità e resistenza della materia. Così i solchi diventano percorsi segnici, materici e gestuali sul cerchio, perfetta e cosmica rappresentazione del concetto di ciò per cui vale la pena vivere per l’artista.

Maria Jole Serreli, Prodromi taurini, Serie Ikigai, 2021. Argilla refrattaria e legno, dimensioni varie. Courtesy the artist and Gramma_Epsilon, Athens. Photo: Thanasis Gatos

Il percorso prosegue con il bianco del cotone e il nero acrilico della serie Fili fuori telaio, dove i tessuti si legano e si strappano mostrando la forza di ciò che appare fragile e la resistenza di ciò che è delicato. Tornano poi le opere della serie Ikigai: gli inchiostri e le bruciature di Protezione, i bozzetti di ricami in Sanare e Pāramitā. Seguono l’impiallacciatura di legno in Solitudine, Legami, Tentativo e Connessioni fino agli Essenza del silenzio e il loro gioco serissimo di foglie, pizzo e velluti. Custodi di trame, del ciclo Animas, nascono da poetici incontri di minimi oggetti e intensi ricordi. Le piccole creazioni racchiuse in vecchi cassetti sono fatte di tessuti di cotone, bozzoli di bachi da seta e fili della preziosa fibra. Il percorso si chiude con la serie Senescenza, composta di marmi e ottoni e fili e spille. Qui, tra le pieghe perfette, la stoffa morbida e calda è piena di energia trattenuta. Come scrivono i curatori Panos Giannikopoulos e Paolo Cortese, «da oltre vent’anni Serreli sviluppa un linguaggio […] Una parte importante di questo percorso nasce dall’incontro con materiali provenienti dalla casa di famiglia a Marrubiu, in Sardegna: tessuti, fili e oggetti segnati da decenni di utilizzo entrano nel lavoro portando con sé le tracce delle vite e dei gesti che li hanno preceduti. Il cucito, il ricamo e il rammendo diventano così anche depositari di un sapere trasmesso attraverso generazioni di donne, nel quale memoria, cura e ripetizione si intrecciano alla materia».

Alla Galleria Gramma_Epsilon si apre un viaggio tra significati ed esperienze: in What Remains, What Changes si manifestano volontà, sperimentazione, identità e animo di un’intensa propensione artistica che cuce la memoria al presente. Riuso e tecniche artigianali diventano così azioni di resistenza e di riflessione sulla precarietà dei legami umani. Nel gesto analitico di riparazione, i materiali del passato – tessuti e oggetti – perdono la loro dimensione meramente domestica e diventano vettori concettuali indispensabili per abitare e comprendere il mondo attuale. La ricerca di Maria Jole Serreli fa dunque emergere l’aspetto lirico del vivere e il cortocircuito tra ciò che resta e ciò che cambia, costituendo un dispositivo per interpretare la complessità, l’instabilità e la necessità di cura della contemporaneità. È proprio in questo gesto di cura e riparazione che l’artista esalta la sostanza dell’esistenza.