
© Centre Pompidou/Photo Chau-Cuong Lê
Il M+ di Hong Kong, il Museum of Modern Art di New York e il Centre Pompidou di Parigi hanno annunciato un’alleanza culturale di ampia portata, senza precedenti per scala. Al centro dell’accordo c’è l’impegno delle tre istituzioni a trattare i rispettivi patrimoni come una collezione condivisa, curata da staff distribuito su tre continenti
Più che la notizia del giorno, che ha fatto il giro del mondo in pochi minuti, potrebbe essere la notizia del secolo in fatto di “politiche culturali”. In effetti, ancora qualche condizionale c’è. Sul piano di condividere le collezioni tra M+, Pompidou e MoMA, ha dichiarato Laurent Le Bon, presidente del Pompidou, in un’intervista congiunta a Parigi che ha coinvolto anche Suhanya Raffel (M+) e Christophe Cherix (MoMA): «Se ci riusciremo saremo più della somma delle nostre parti, e credo che sia qualcosa di piuttosto nuovo».
Eppure c’è già qualche data: la condivisione delle collezioni prenderà il via a partire dalla fine del 2027, quando una selezione di opere importanti della collezione del M+ sarà installata in prestito a lungo termine nelle gallerie del MoMA; nel 2028 aprirà al MoMA anche una galleria permanente del Centre Pompidou, con piani paralleli in sviluppo nelle altre sedi. Nell’ambito dell’alleanza, nei prossimi cinque anni le istituzioni partner co-organizzeranno una mostra che esplorerà il complesso concetto di «contemporaneo», con opere delle tre collezioni, presentata in tutte e tre le sedi. E ancora: i curatori del Pompidou e del M+ si uniranno al C-MAP del MoMA (Contemporary and Modern Art Perspectives), programma di ricerca interdisciplinare fondato nel 2009 per esplorare le storie dell’arte al di fuori del Nord America e dell’Europa occidentale, senza contare che l’alleanza porterà frutti anche a livello economico. L’accordo, infatti, mira a rendere più sostenibili operazioni come la spedizione: inviare parti della collezione di arte cinese contemporanea del M+ al MoMA per periodi prolungati, ad esempio, permetterebbe alle opere di ruotare nelle gallerie e di essere più facilmente disponibili per altri musei negli Stati Uniti.
L’alleanza nasce in parte da partnership precedenti: nel febbraio 2025 M+ e MoMA avevano firmato un memorandum d’intesa su condivisione delle collezioni, ricerca congiunta e scambi curatoriali; all’inizio di quest’anno M+ e Pompidou avevano annunciato una partnership strategica pluriennale. I tre direttori hanno però sottolineato che l’alleanza nasce anche dalle affinità tra le istituzioni, come la collezione interdisciplinare e l’attenzione all’arte del presente, oltre alla linea temporale che le unisce: quasi un secolo di collezionismo d’arte contemporanea, dal MoMA (1929) al Pompidou (1977) fino al M+ (2021). Raffel ha riconosciuto che il Centre Pompidou è stato «una delle istituzioni chiave» a cui il M+ si è ispirato.
«Ognuno di noi ha cose assolutamente uniche al mondo e questa alleanza si differenzia dai modelli passati – mostre itineranti, mostre co-organizzate, collaborazioni su progetti specifici – perché è un impegno a lungo termine a costruire programmi insieme fin dalle fondamenta, coinvolgendo i nostri team molto più da vicino», ha detto Cherix, che ha rafforzato un concetto attuale e pericoloso: la nascita di un museo “globale” anche nelle acquisizioni. «Non possiamo continuare ad acquisire e basta, quindi condividiamo. Ma per entrare nella collezione condivisa, un’opera dovrà non avere eguali in nessuna delle tre collezioni. Questa alleanza ci darà esattamente la capacità di avere una portata diversa e una visione lungimirante», ha dichiarato Raffel.




