
Che rumore fa un ghiacciaio mentre si scioglie? Cosa si prova nell’ascoltarlo? Un suono sordo, profondo, incessante
Che rumore fa un ghiacciaio mentre si scioglie? Cosa si prova nell’ascoltarlo? Un suono sordo, profondo, incessante, accompagnato dalla sensazione dell’impossibilità di fuga. L’opera Global Warning accoglie così i visitatori di We Are All Nauru. Every Island is Melting, personale di Stefano Cagol presso CARME, a Brescia, on view fino al 15 novembre.
L’artista trentino partecipa alla 61′ Biennale di Venezia per il Padiglione Nazionale di Nauru
L’artista trentino partecipa alla 61′ Biennale di Venezia per il Padiglione Nazionale di Nauru: lo stato insulare più piccolo al mondo che per la prima volta prende parte alla manifestazione. Nauru porta con sé i segni di una storia travagliata. sfruttata dall’uomo per le sue risorse naturali. Infatti, l’isola ha subito gravi trasformazioni geologiche che l’hanno lasciata esposta ai cambiamenti climatici. Le installazioni di Cagol a Brescia e a Venezia non intendono presentare Nauru come vittima inerme, piuttosto denunciare una vulnerabilità comune, universale. Siamo tutti Nauru; siamo tutti suscettibili, vulnerabili, potenziali vittime.
Il rumore incessante di Global Warning si accompagna al colore rosso
Il rumore incessante di Global Warning si accompagna al colore rosso: un rosso disturbante che si irradia su tutte le altre opere, contro la loro volontà, e dilaga nello spazio espositivo della chiesa sconsacrata. La inonda, come il celebre fiume di sangue in Shining. Giunge fino a The Bouvet Island, opera omonima dell’isola remota nell’Antartide, il cui territorio – costituito da nera roccia vulcanica e ghiacciai impenetrabili per l’uomo – è tradotto in sculture dalle dimensioni ambientali realizzate in lamiera. Invece, Specchio, installazione materiale e metaforica, è circondata da luci blu e rosse a simboleggiare ciò che è e ciò che rischia di subire ancora l’isola. Resta, nel mezzo, il pubblico, costretto a osservare senza poter intervenire sulle sorti dell’isola.

We Are the Flood amplia l’opera video attualmente presente alla Biennale tramite i quattro capitoli della serie
Infine, We Are the Flood amplia l’opera video attualmente presente alla Biennale tramite i quattro capitoli della serie. Nelle performance, eseguite in solitaria a pieno contatto con la natura – un’eremitica I like America and America likes me –, l’artista mette in scena una violenza simbolica, dimostrando di avere il potere per agire contro la natura e di fermarsi un istante prima. Moderno Prometeo, Cagol ci mette in guardia sugli effetti delle nostre azioni sull’ambiente, ponendoci di fronte alle imminenti conseguenze. L’artista non teme di spaventare il pubblico, anzi, sembra quasi che la violenza messa in scena debba prima necessariamente essere percepita come reale. Solo così possiamo prendere piena coscienza della vulnerabilità che ci attraversa e dei pericoli che stiamo correndo.







