02 Novembre 2026 19:55

Antonio Ligabue a Brescia: le nuove acquisizioni della Galleria BPER

Antonio Ligabue, Leonessa con zebra, 1959-1960, olio su tavola di faesite, 72 x 88 cm, Collezione BPER, Brescia
Ligabue è un autore che continua a piacere, che continua a incuriosire e attirare il pubblico. Il caos si fa colore è la mostra dedicata ad Antonio Ligabue che La Galleria BPER presenta a Brescia per la prima volta. A cura di Francesca Villanti (studiosa presso l’Archivio Antonio Ligabue) e con il supporto di Sabrina Bianchi (responsabile dei progetti La Galleria BPER) questa mostra prosegue le riflessioni dedicate al concetto di caos attraverso l’opera del grande maestro del novecento.

L’esposizione inaugura un nuovo percorso di acquisizioni da parte de La  Galleria BPER e della corporate Collection, che conta oggi oltre 10.000 opere d’arte tra dipinti sculture e oggetti, sia antichi che contemporanei, e rappresenta un patrimonio diffuso che riflette la pluralità di identità geografiche e tradizioni culturali attraverso la storia del gruppo. L’esposizione è visitabile presso la sede di Brescia a Palazzo Martinengo di Villagana, edificio barocco del’600, al cui interno spicca il monumentale scalone d’onore, impreziosito dalle sculture settecentesche di Antonio Calegari. Nel corso del Novecento il palazzo è stato adattato a sede bancaria dall’architetto Egidio Dabbeni e oggi ospita la Direzione Territoriale di BPER Banca, e al primo piano, la prestigiosa Galleria BPER.

Questa sede di Brescia, come Modena, Ferrara, L’Aquila, Milano, Avellino, Sondrio, Sassari e Genova, è entrata a far parte dei poli culturali BPER, una rete di sedi attraverso le quali la banca promuove la conoscenza e la fruizione del proprio patrimonio artistico e architettonico mediante mostre, attività educative e programmi di approfondimento.

La possibilità di visitare questi palazzi storici patrimonio delle città, ben si coniuga con la missione del gruppo di diffondere presso tutti i cittadini valori artistici e culturali, attraverso opere di autori nazionali e internazionali. Il progetto de La Galleria BPER è un percorso espositivo iniziato una decina di anni fa che ha portato oltre 30 mostre aperte a tutti con ingresso gratuito.

La Galleria BPER (sede di Brescia) Brescia – Installation view

Proporre Ligabue oggi significa attivare un percorso di lettura innovativa attraverso innesti di letteratura e di musica. In mostra si possono infatti leggere brani di scrittori, poeti e filosofi internazionali e ascoltare un testo cantato da Marracash, il famoso rapper italiano. Questo è un modo per aprire l’arte alle nuove generazioni, per avvicinare i più giovani ad autori d’inizio novecento, intriganti come Antonio Ligabue.

Ligabue è un artista da ammirare nella sua semplicità ma anche nella sua profondità. ‘Caos’ è un tema che è stato già affrontato nel percorso de La Galleria BPER di Modena durante il Festival Filosofia nello scorso settembre. Non rappresenta un significato di disordine, bensì una materia che non ha ancora preso forma. In Ligabue quella materia si crea e prende forma attraverso il colore. L’impasto di tonalità forti e spesso tenebrose, esprime la fatica dell’uomo sulla terra, la fatica del lavoro e dell’aratro, la fatica della vita. La vita di Ligabue è segnata da disturbi psichici, da emarginazione sociale e solitudine. Soltanto attraverso la pittura trova lo strumento perfetto per dare forma a ciò che lo attraversa e per mitigare il proprio caos interiore. Cesare Zavattini raccontò la sua sorpresa nel vedere uscire da un uomo così oscuro dei colori così vivaci. La sua pittura è forza. Persona di grande sensibilità e anche di grande solitudine, di Ligabue colpisce soprattutto il senso umano. La sua vicenda umana, la sua stessa storia è presente in tutte quelle figure che vivono oggi ai margini della società. In tal senso molto intenso è il film Volevo nascondermi, del regista emiliano Giorgio Diritti, che nel 2020 racconta di un Ligabue fragile, ma anche molto determinato, con un eccellente Elio Germano che vinse l’Orso d’Argento al Festival di Berlino.

Nei dipinti di Ligabue emerge una profonda attenzione per ogni dettaglio del quotidiano, della vita tutta, che l’autore ci restituisce creando un senso di ‘caos ordinato’. La sua pittura nasce nell’osservazione degli oggetti che lo circondano, nel legame profondo con il mondo animale e con la natura. Attraverso i suoi dipinti ci viene raccontato non solo il suo mondo intimo, rurale, solitario, bensì il nostro stesso mondo come esseri umani.

La mostra è suddivisa in tre parti seguendo i temi cari ad Antonio Ligabue: le arature, le fiere (intese come gli animali feroci), gli autoritratti. Nelle opere delle arature c’è il paesaggio, la campagna circostante, i campi, il lavoro e il sudore del contadino. L’inquadratura di queste opere è molto interessante quasi fotografica, con campi lunghi, ampi, alle cui spalle si intravedono a volte le montagne dell’Appennino emiliano. Queste montagne possono anche essere interpretate come il ricordo delle sue montagne svizzere, quelle che vedeva da bambino. L’autore è nato a Zurigo da madre italiana. Viene poi espulso a seguito della denuncia per crisi nervose e comportamentali, fino al riscatto a Gualtieri, tra le rive del Po, dove approda sulle orme del padre adottivo. Gli animali da lui rappresentati sono spesso animali feroci coinvolti in scene di sopraffazione, dove il più forte caccia il più debole, rappresentando così la lotta tra la preda e il predatore. Nella descrizione di questi animali non vi è mai una violenza gratuita bensì una lettura più vicina alle leggi della natura, leggi che determinano la sopravvivenza del forte sul debole.

Antonio Ligabue, Aratura con buoi, 1953-1954, olio su tavola di faesite, 56 x 66 cm, Collezione BPER, Brescia

In queste opere vi è molta precisione nella descrizione dell’anatomia dei soggetti e della natura circostante. La mostra offre la possibilità di una visione molto ravvicinata alle opere per poter ammirare proprio questi dettagli, le pennellate, il racconto di questa quotidianità cara all’autore. Ligabue sperimenta molto, è un autore che ama avventurarsi in nuove ricerche pittoriche, esprimere il gesto della materia negli impasti sul quadro. Le sue opere sono generalmente dipinte su tavole rigide di compensato o faesite; le ristrettezze economiche non permettevano l’acquisto di costose tele. Ligabue non usa mai il disegno, non parte mai dalla circoscrizione del racconto tramite un segno chiuso. Dipinge direttamente sulla tavola e questo fa sì che il suo gesto si esprima con immediatezza e nella forza del colore. Come scrive Lucrezio in De Rerum Natura spesso l’artista dipinge tutte le cose che si fondono le une nelle altre, proprio come appaiono in natura, cioè in un dialogo continuo tra animale, vegetale, essere umano.

Così è nel bellissimo Autoritratto con cavalletto (1955), esposto in mostra presso La Galleria BPER di Brescia, in cui l’autore si ritrae in mezzo alla vegetazione, circondato da piccoli animali, mentre dipinge un proprio quadro. La figura è in una posizione di tre quarti, come usualmente Ligabue amava dipingersi, con barba e baffi e il suo naso prominente. Negli autoritratti l’autore racconta se stesso e i suoi vari momenti di vita. Si racconta con gli occhiali, con il capello da motociclista, a volte triste, a volte allegro. E chiede al pubblico, a noi che ammiriamo le sue opere, che venga visto per quello che è: un artista, un pittore. Tolstoj affermò che l’arte permette agli uomini di unirsi tramite sentimenti universali. Questo è il grande messaggio che oggi le opere di Antonio Ligabue ancora ci lasciano e ci trasmettono.