
Un’eccezionale necropoli risalente a 6.500 anni fa è emersa alle porte di Parigi, svelando una monumentale statua-menhir antropomorfa di quasi dieci tonnellate, undici sepolture e l’uso di un sorprendente cemento primitivo
Il ritrovamento, avvenuto durante gli scavi preventivi a Champigny-sur-Marne (al civico 134-148 di rue de Verdun) prima della costruzione di un complesso residenziale, sta già ridisegnando le mappe della preistoria europea e scardinando le precedenti certezze degli archeologi sulla regione dell’Île-de-France.
Le indagini sono state condotte dall’Inrap (l’Istituto nazionale francese per la ricerca archeologica preventiva) sotto la supervisione della direzione regionale degli affari culturali (Drac) dell’Île-de-France. I primi e straordinari risultati scientifici, coordinati dalla direttrice Romana Blaser, aprono scenari inediti su un’epoca più antica della scrittura e della stessa invenzione della ruota.
Il fulcro assoluto del sito è una statua-menhir monumentale, un imponente blocco di pietra sagomato a silhouette umana lungo 3,04 metri, largo 1,68 e spesso 74 centimetri, per un peso stimato di ben 9,7 tonnellate.
La pietra mostra evidenti tracce di una complessa lavorazione preistorica: la superficie presenta una cintura scolpita e una serie di piccoli incavi circolari scavati dall’uomo, disposti ad arco accanto a fori naturali generati dall’erosione dell’acqua. Prima di procedere alle incisioni, l’intera superficie è stata accuratamente regolarizzata tramite ripetuti colpi di percussione.
All’interno dei micro-solchi lasciati dalla picchiettatura, nella parte superiore sinistra, i ricercatori hanno individuato pigmenti bianchi e neri. Se le analisi lo confermeranno, ci troveremmo di fronte a una statua originariamente dipinta.
Il colosso è stato rinvenuto adagiato sul fianco all’interno della “fossa di calzamento” scavata originariamente per mantenerlo in posizione verticale. Gli archeologi dell’Inrap leggono la scena come l’istantanea di un definitivo abbandono seguito a un crollo, anche se le cause della caduta restano da accertare.

Nelle immediate vicinanze sono stati trovati altri due blocchi di arenaria più piccoli: uno simile a una stele e l’altro a un menhir in miniatura, probabilmente utilizzati come segnacoli per l’area funeraria.
Fino ad oggi, le sepolture del Neolitico Medio (un periodo che in quest’area spazia dal 4750 al 4300 a.C.) erano sempre state rinvenute nell’Île-de-France in modo isolato. Il sito di Champigny-sur-Marne rompe questa regola, offrendo agli studiosi un vero e proprio complesso funerario organizzato.
In totale sono state portate alla luce undici tombe. Otto di queste si concentrano in appena 60 metri quadrati sul lato meridionale di un tumulo di terra, mentre le altre tre circondano l’area della statua-menhir.
I defunti venivano per lo più deposti in posizione distesa all’interno di ampie fosse, originariamente segnalate a livello della testa da pali di legno. Il corredo funebre è composto principalmente da strumenti in selce lavorata (lame, punte di proiettile) e da un’ascia in arenaria locale, oltre ad alcuni utensili in osso.
Tra le sepolture spicca un caso singolare: un adulto sepolto in posizione seduta all’interno di una stretta fossa circolare, con le gambe e i piedi completamente cementati dalla calcite accumulata nel tempo a causa delle acque ricche di calcare.
A sud-est dello scavo emerge un ulteriore enigma: un tumulo di terra marrone di circa 30 metri quadrati, sormontato da una piccola stele spezzata in due. Al di sotto, gli archeologi hanno individuato fosse, canalette per palizzate e pali di legno.
L’aspetto è in tutto e per tutto quello di un tumulo funerario, ma al suo interno non è stato trovato alcun corpo. Gli esperti ipotizzano potesse trattarsi di un monumento cenotafio o di un punto di riferimento visivo nel paesaggio preistorico.
I costruttori del Neolitico Medio non si limitarono ad accumulare terra e megaliti, ma dimostrarono competenze ingegneristiche sorprendenti per l’epoca. L’Inrap ha infatti documentato l’impiego di una forma di cemento primitivo.
Gli artigiani neolitici miscelarono sabbia locale e limi ricchi di carbonati (calcio), aggiungendo ghiaia e acqua fino a ottenere una malta che, asciugandosi, si induriva stabilmente. Tracce di questa miscela cementizia sono state isolate lungo i bordi delle tombe, nelle fosse di fondazione dei menhir e nella struttura del tumulo stesso, combinata a legno e sedimenti naturali.
Se l’uso di terre ricche di carbonati era già noto in contesti domestici dell’Europa mediterranea, la sua applicazione in un complesso megalitico e funerario nel nord della Francia rappresenta una novità assoluta.
La scoperta di Champigny-sur-Marne è destinata a riscrivere la geografia dell’arte preistorica. In Francia, le statue-menhir sono reperti estremamente rari, localizzati prevalentemente nell’area mediterranea (Occitania, Provenza, Corsica). Gli esemplari settentrionali (in Bretagna o in Svizzera) si contano sulle dita di una mano: Champigny aggiunge ora un tassello fondamentale in una zona considerata fino ad oggi quasi una tabula rasa per questo genere di manifestazioni artistiche e cultuali.
Gli studiosi sono già al lavoro per comprendere se la comunità di Champigny avesse legami di parentela o culturali con la celebre “cultura di Cerny” – che nello stesso periodo realizzava monumentali recinti funerari (i complessi di tipo Passy) poco più a sud-est.
Nei prossimi mesi, le indagini di geoarcheologia guidate da Marc-Antoine Vella e la micromorfologia dei sedimenti curata da Alessandro Peinetti lavoreranno in sinergia con le analisi del DNA antico e degli isotopi sui resti scheletrici.
Questi test biomolecolari permetteranno di determinare con precisione l’età, il sesso, lo stato di salute, la dieta e la mobilità di una popolazione vissuta 6.500 anni fa, restituendo un volto e una storia ai costruttori che innalzarono il gigante di pietra alle porte di Parigi.







