07 Novembre 2026 17:54

Il privilegio di guardare, la condanna di essere visti

Mario Carlo Iusi, EXITUS, veduta dell’allestimento negli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj, Roma. Foto © Giorgio Benni
Con Exitus, Mario Carlo Iusi occupa gli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj di Roma e trasforma il mito di Diana e Atteone in una riflessione sul desiderio, sull’identità e sulla violenza delle immagini

Mario Carlo Iusi occupa gli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj di Roma e trasforma il mito di Diana e Atteone in una riflessione sul desiderio, sull’identità e sulla violenza delle immagini con Exitus. Mostra visitabile fino al 13 Dicembre 2026, a cura di Cristian Moriconi, con un testo critico di Caterina Pacenti.
Il titolo del percorso espositivo è un termine latino che indica l’uscita, l’esito, la conclusione. Ma uscire significa anche abbandonare una condizione, attraversare una soglia, perdere definitivamente la possibilità di tornare indietro.

Il punto di partenza

Il punto di partenza è la tela ottocentesca Diana e Atteone di Filippo Vittori, collocata nella volta del Bagno di Diana. L’opera, databile intorno al 1840, appartiene a una tradizione figurativa nella quale il racconto mitologico offre alla pittura l’occasione di rappresentare il corpo, la natura e il conflitto tra desiderio e interdizione.
Il progetto possiede un’ambizione precisa: sottrarre la mitologia alla rassicurante condizione di repertorio iconografico e restituirle la capacità di produrre interrogativi. Non interessa tanto raccontare la sorte del cacciatore trasformato in cervo e sbranato dai propri cani, quanto indagare il meccanismo che rende possibile quella condanna. Atteone non commette un delitto deliberato. Assiste accidentalmente alla nudità di Diana e viene punito per aver visto.

 

Mario Carlo Iusi, EXITUS, veduta dell’allestimento negli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj, Roma. Foto © Giorgio Benni
Le figure di Iusi

Le figure di Iusi, con inchiostro e penna stilografica su carta, emergono da una trama di segmenti che ne definisce progressivamente i contorni.
È qui che il progetto incontra una questione propriamente estetica. La ripetizione potrebbe facilmente trasformarsi in virtuosismo, in un esercizio di pazienza elevato a valore autonomo. Iusi cerca, invece, di attribuirle una funzione strutturale: rendere percepibile la durata attraverso la materia del disegno.
L’operazione acquista significato quando il segno non si limita a dimostrare la complessità della propria esecuzione, ma contribuisce alla costruzione psicologica dell’immagine.
In questa prospettiva, il disegno non descrive semplicemente un corpo. Ne mette in discussione la stabilità.

La scelta degli Appartamenti Segreti

Già La scelta degli Appartamenti Segreti non risponde a una semplice esigenza scenografica. Infatti, il visitatore contemporaneo si trova in una posizione ambigua. È autorizzato a guardare, ma la natura stessa del luogo gli ricorda che quella facoltà costituisce un privilegio.
Iusi interviene precisamente in questa frattura. L’architettura smette di funzionare come contenitore e diventa parte del dispositivo concettuale dell’esposizione. La storia di Atteone non viene semplicemente collocata nelle stanze: trova nella loro destinazione originaria una corrispondenza culturale.

La seduzione del sangue

Il percorso culmina nel Bagno di Diana, ambiente ottocentesco decorato da Annibale Angelini sotto la direzione di Tommaso Minardi. Qui Iusi interviene sulla grande vasca marmorea attraverso una cornice luminosa Luminis, realizzata appositamente per lo spazio, e l’acqua tinta di rosso. È l’immagine più immediata dell’esposizione e, inevitabilmente, anche quella più esposta al rischio della spettacolarizzazione. Il contrasto tra il bianco del marmo, l’eleganza dell’apparato decorativo e il colore del sangue possiede una forza teatrale evidente. L’installazione modifica la percezione dell’ambiente senza cancellarne l’identità storica. La luce agisce come elemento di separazione e insieme di raccordo tra la struttura architettonica e l’intervento contemporaneo.

 

Mario Carlo Iusi, EXITUS, veduta dell’allestimento negli Appartamenti Segreti Doria Pamphilj, Roma. Foto © Giorgio Benni.

 

Oltre la bellezza della tragedia

L’arte contemporanea che entra in un edificio storico, come in questo caso, deve affrontare un problema: evitare di diventare un elegante complemento dell’architettura che la ospita. La magnificenza degli ambienti può assorbire qualsiasi intervento, trasformando anche il più radicale in un episodio decorativo.
Exitus cerca di sottrarsi a questa eventualità costruendo una relazione narrativa tra le opere e gli spazi. Il progetto curatoriale di Cristian Moriconi valorizza questa continuità, mentre il testo di Caterina Pacenti ne approfondisce la dimensione percettiva e il rapporto con la trasformazione. Resta una tensione significativa tra l’apparato teorico dell’artista e l’esperienza concreta delle opere.
A Palazzo Doria Pamphilj la questione assume una forma particolarmente sottile. Il visitatore attraversa stanze private, contempla immagini concepite per essere guardate e incontra la storia di un uomo distrutto proprio per aver esercitato quello stesso gesto.

Il mito come anatomia del potere

In conclusione, Diana non ha bisogno di giustificare la propria sentenza. Atteone non dispone più della voce necessaria per contestarla. Tra i due rimane soltanto l’immagine, splendida e terribile, di un potere che non contempla appello.
E, forse, è proprio questa la crudeltà più persistente del mito: non la morte del cacciatore, ma l’assoluta tranquillità della dea.
Lo sguardo non è innocente. Può appropriarsi di un corpo, violare un’intimità, trasformare un individuo in oggetto di giudizio. Può produrre conseguenze irreversibili anche quando non è accompagnato da alcuna intenzione. È questa contraddizione, prima ancora della morte, a rendere il mito di Diana e Atteone straordinariamente contemporaneo.