
Nella complessità contemporanea è interessante il pensiero dell’artista francese Mélanie Matranga che riflette sul significato della volontà attraverso la sua creatività, esprimendo sentimenti contrastanti
Nella complessità contemporanea è interessante il pensiero dell’artista francese Mélanie Matranga, classe 1985, che riflette sul significato della volontà attraverso la sua creatività, esprimendo sentimenti contrastanti.
La sua produzione artistica si presenta da una parte carica di tensione emotiva e, dall’altra, mostra una narrazione profonda intrisa di significati. Una sintesi delle sue idee è visibile nella mostra personale dal titolo La Volontà, allestita nelle sale della Galleria Solito, a Napoli, negli spazi del Complesso ex Lanificio, curata da Massimiliano Scuderi, fino al 20 Novembre 2026.
Diversi dispositivi, provenienti dall’architettura, dal design, dalla kink culture
L’approccio dell’artista si basa su un gioco deliberato con molteplici mezzi espressivi. Mescola diversi dispositivi, provenienti dall’architettura, dal design, dalla kink culture, dal cinema e dalla musica. Matranga crea spazi che convergono in espressioni diverse, con superfici che sembrano canalizzare flussi di affezione. In questi ambienti, desiderio e finzione si intrecciano senza limiti, tessendo narrazioni indeterminate, permeate da una forte vulnerabilità e da un senso di rischio.

Un allestimento che proietta il pubblico nel sistema limbico dell’artista
Ad accogliere i visitatori è la prima di una serie di opere, disseminate lungo il percorso espositivo, in cui si alternano stati d’animo differenti. Un allestimento che proietta il pubblico nel sistema limbico dell’artista. All’esterno della galleria, è collocata una enorme installazione Fortune Light, dark flower, molto simile a una lampada, pendente dall’alto. Illuminata dall’interno, presenta sulla sua superficie una serie di petali neri che fungono da involucro. È un primo approccio con il suo mondo interiore e con la sua visione della volontà. Nella sala principale dell’exihibit, invece, una scultura analoga a quella posta nel corridoio, attira l’attenzione del pubblico. È caratterizzata da tre elementi circolari di colore bianco. Nel primo segmento, la luce che si irradia nello spazio, diffondendo energia e positività. Questa luminosità si esaurisce osservando le altre due sezioni poste al di sotto di essa. Nel secondo, si assiste a una rifrazione della luce sulla superficie generata dalla prima sezione. Mentre nella terza emergono freddezza e buio. Ci si trova di fronte ad un andamento psicologico altalenante ascrivibile alla teoria dell’Es, Io e Super-Io, di Sigmund Freud.
Le due opere Guilty pleasure rimandano alla pratica della kink culture
A tal proposito, emotivamente impattanti sono le due opere Guilty pleasure con sedie in legno e corde collocate in due punti diversi della sala. Esse rimandano alla pratica della kink culture: lo sviluppo delle preferenze sessuali e relazionali non convenzionali, che vanno dal BDSM che include il bondage, la dominazione o la sottomissione, il sadismo e il masochismo, i giochi di ruolo e il feticismo, e i kinky/play party. Matranga vuole riflettere sulla volontà dell’individuo, che va oltre l’atto fisico, focalizzando l’attenzione sulla connessione psicologica, sulle dinamiche di fiducia e di esplorazione delle proprie emozioni o fantasie.

Una grande lettera S nera, posta sullo sfondo
Il tema emotivo ritorna nei due lavori collocati sulla parete, uno accanto all’altro. Essi sono formati da una grande lettera S nera, posta sullo sfondo delle composizioni, su cui poggiano due teli trasparenti con delle parole incise: Sad, Sun, Good, God e Dog, che alterano la percezione psicologica dell’opera. Ai termini Good e Sun, che hanno una accezione positiva, si contrappone Sad, dalla connotazione negativa. God, invece, potrebbe lasciar presagire a una invocazione. La volontà, in questo caso, presenta la sua componente irrazionale, in cui emergono delle emozioni variabili. Della stessa enigmaticità è l’opera caratterizzata da diverse fasi lunari dipinte, che rievocano la psicologia analitica junghiana: la Luna come metafora e potente costrutto culturale della nostra interiorità.
Lo spazio esterno della galleria con Guilty Pleasure
Infine, lo spazio esterno della galleria ospita un altro lavoro della serie Guilty pleasure, con qualche variante. Al centro della terrazza una sedia di ferro, caratterizzata da corde tese e da una lampada rossa che pende dall’alto. Si percepisce nell’installazione un’atmosfera tesa: un fascio di luce illumina la sedia a una distanza ravvicinata. Lo spazio intorno si presenta oscuro e le grate di ferro ,che delimitano il perimetro, restituiscono un ambiente claustrofobico e sinistro.
Chiude il percorso espositivo il cortometraggio dal titolo Pharmakon, che deriva dal greco e significa contemporaneamente sia cura che veleno. L’artista riflette sulla doppia natura delle relazioni umane e dell’isolamento. Al centro l’incomunicabilità, tematica peraltro sempre attuale. Qui, però, a Matranga interessa mostrare quel limbo sospeso tra fantasie, sogni e desideri inespressi o irrealizzati.







