
Due opere inedite strutturano la terza mostra personale di Marchetti Lamera presso la galleria Studio la Città di Verona
“Velature, sfocature e tonalismi trasformano il riferimento architettonico in una superficie astratta, trattenendo soltanto la traccia chiaroscurale della città”. Queste parole del curatore Roberto Lacarbonara introdicono con efficacia l’opera di Antonio Marchetti Lamera, in occasione della mostra Piazze d’Italia. Si tratta della terza mostra personale dell’artista presso la galleria Studio la Città di Verona, dove resta visitabile fino al 21 novembre. Qui Marchetti Lamera torna a interrogare uno dei nuclei più persistenti della propria ricerca: il rapporto tra immagine, spazio e percezione.
Al centro dell’esposizione sono due opere inedite: il disegno su carta Piazze d’Italia, una matita acquarellata su carta applicata su dibond, e una grande scultura in vetro, entrambe sviluppate intorno a una comune riflessione sullo spazio pubblico. Il titolo richiama inevitabilmente la genealogia metafisica inaugurata da Giorgio de Chirico, ma si allontana dalla rappresentazione della piazza come scenario per trasformarla in un organismo complesso, stratificato e instabile. Venti piazze italiane, una per ogni regione, confluiscono infatti in una sola immagine: un luogo impossibile, dove la memoria geografica dei singoli spazi sopravvive mentre la loro identità si dissolve.

Forma urbana e dispositivo civico
Nel disegno Piazze d’Italia, planimetrie, ombre architettoniche e rilevamenti dal vero si sovrappongono in un processo di progressiva rarefazione. La geometria urbana perde la sua funzione descrittiva per diventare superficie, vibrazione tonale, traccia luminosa. È una sottrazione che non cancella, ma trattiene: dell’architettura rimane un’eco chiaroscurale, una presenza sospesa tra precisione e indeterminatezza.
Lo stesso principio di condensazione trova una traduzione plastica nella grande scultura in vetro. Venti sagome di piazze, riportate alla medesima scala e compresse attorno a un asse centrale, generano un intreccio di trasparenze, riflessi e profondità. Qui la luce non è soltanto un fenomeno ottico, ma diventa materia capace di costruire e disfare lo spazio.

In Piazze d’Italia, la piazza assume così una duplice natura: forma urbana e dispositivo civico. Luogo della comunità, del confronto e della memoria collettiva, diventa per Marchetti Lamera l’immagine di un tessuto comune in continua trasformazione. Tra geometrie che si sovrappongono e identità che si contaminano, l’opera restituisce un paesaggio instabile e luminoso, nel quale lo spazio pubblico si offre come esperienza condivisa e, insieme, come campo aperto della percezione.







