Tuttavia, se le domande sono tra quelle che avremmo voluto porre anche noi – magari con meno afflato esistenzialista, soprattutto nella seconda e terza questione, che però nell’insieme non guasta -, il problema rimane sempre come vengono affrontate dai linguaggi dell’arte, perché più vaste sono le domande, e più generica rischia di essere non solo la risposta (dall’arte in fondo non ci attendiamo tanto…), ma persino la domanda stessa, così come viene formulata nell’opera. I linguaggi dell’arte infatti non sono totalmente sovrapponibili ai linguaggi delle cosiddette filosofie della vita, anche se vi attingono copiosamente, per cui ciò che alla fine conta è ancora l’opera, naturalmente intesa nella sua accezione più vasta. Così, a decretare il successo o meno di una manifestazione come questa edizione di Kassel saranno ancora le scelte, le opere e gli artisti, più che la sua base teorica, che comunque costituisce una fondamentale chiave di lettura. Qui, la proposta teorica, la base concettuale è perfetta, mentre la risposta delle opere è ancora ignota.







