Paolo Levi propone una riflessione concettual/poetica attorno a tre opere di Cattelan, Pistoletto e Pascali
Dopo tanti anni di onorata professione, ritengo ora di avere il diritto di dilettarmi cimentandomi in un’operazione interpretativa del tutto inusuale. Immagino di dare voce a tre animali in autopresentazione surreale, tramite una breve sequenza di versi prosastici. Tra le sperimentazioni di Arte Concettuale degli anni Sessanta ho scelto tre opere: il Cavallo di Maurizio Cattelan, l’Orango di Michelangelo Pistoletto, e il Dinosauro di Pino Pascali.

Maurizio Cattelan, Padova, 1960
NOVECENTO, 1997
Si tratta di un cavallo imbalsamato che Cattelan ha appeso al soffitto di una sala del Castello di Rivoli. La tecnica della tassidermia, utilizzata soprattutto dai musei di scienze naturali, consiste nel preparare pelli di animali per renderne possibile la conservazione, poi imbottirle in modo da dare l’apparenza e l’atteggiamento degli animali vivi.
Sono triste ronzino di un Cavaliere Inesistente,
ironico, sospeso, statico quadrupede assurdo in scena.
Finzione imbalsamata di carne e zampe senza terra.
Visitatore borghese del Castello di Rivoli sorride,
non sarcasmo ma orgasmo nello sguardo:
vorrei saltarti all’istante in groppa.
Rispondo: No. Sono solo lampadario!

Michelangelo Pistoletto, Biella, 1932
SCIMMIA IN GABBIA, 1962/1973
Edizione multipla in serigrafia su acciaio lucidato a specchio. L’opera rientra nella serie dei “Quadri specchianti”, dove la superficie riflettente dell’acciaio permette allo spettatore di diventare parte dell’opera. Realizzato in 200 esemplari firmati e numerati.
Tu che mi osservi con aria saputa
rammenta che abbiamo uguali radici,
le tue meno pelose.
Le mie arti buffonesche
sono umano specchio.
Sei tu in gabbia, non io.
Africano orango sono di famiglia
forestale. Un similare tuo
mi trovò lavoro come schiavo
in uno zoo triste comunale
per far ridere bambini cattivi.

Pino Pascali, Bari, 1935 – Roma,1968
SCHELETRO DI DINOSAURO, 1966
Eseguito con tela grezza trattata con Vinavil, tesa su legni sagomati.
Questo costrutto plastico è stato realizzato da Pascali nel 1966, due anni prima della sua morte. L’opera si conforma ironicamente ai canoni dli una rappresentazione tradizionale. In chiave allusiva, occupa lo spazio con ritmo sinuoso, evocativo di una preistoria immaginifica.
Chi mi capisce è bravo.
Riemergo dagli abissi archeologici
dinosauro concettuale di Arte Povera.
Nobile scheletro a Roma in Museo
riposo lontano dall’oceano umano.
I bambini giocano qui intorno rincorrendosi.
I genitori dicono: e bravo il Pino Pascali!
Ironico scultore pugliese,
ha fatto di me reperto dei Beni Culturali.




