29 Settembre 2026 13:40

Berghain: da club techno a spazio Liminals e quantistico con Pierre Huyghe

Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation, foto di Silvia Del Dosso
Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation, foto di Silvia Del Dosso
Il luogo più techno al mondo, il Berghain di Berlino, si trasforma in un ambiente immersivo con il progetto Liminals

Liminals è il progetto dell’artista francese multidisciplinare Pierre Huyghe (classe 1962), inaugurato nel club techno più noto al mondo: il Berghain, ovvero luogo simbolo della società queer, icona della tendenza clubbing e dell’estetica post-industriale e anche luogo espositivo per l’arte contemporanea. Ex centrale elettrica e di riscaldamento, costruita negli anni Cinquanta, e oggi uno dei club più iconici della “controcultura”, riferimento internazionale per la visione underground contemporanea.

Già negli anni della pandemia, i 3500 mq del locale berlinese hanno ospitato per la prima volta opere di scultura, fotografia, video, installazioni e pittura con artisti come Olafur Eliasson, Wolfgang Tillmans e Anne Imhof. In questo caso, Liminals è stata commissionata da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation all’interno del programma multidisciplinare Sensing Quantum tra arte, scienza e nuove epistemologie della percezione. Tematiche che trovano terreno fertile in Huyghe per la sua idea di ricerca artistica organica e sinergica, in contatto con il mondo scientifico. Difatti, quest’opera è il prodotto di un articolato dialogo con il fisico quantistico Tommaso Calarco e il filosofo Tobias Rees.

 

Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe
Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe
Un’altra idea di spazio

Un’altra idea di spazio dove non ci sono i confini tra vivente e non vivente. Una dimensione ibrida. Dalle loro conversazioni l’artista ha maturato l’idea di portare gli output dei sistemi quantistici nel proprio processo creativo. Quindi, ha scelto di utilizzare un computer quantistico 100 qubit di Pascal per creare simulazioni sonore come parte della componente ritmica del video in modo da proporre una esperienza con suoni e frequenze non generate da uno strumento musicale.

Inoltre, la sua installazione – che sarà ancora visitabile fino al prossimo 8 marzo – è concepita come spazio immersivo che unisce sequenze filmiche con vibrazioni, frame sonori e la figura di un umanoide senza volto, generato da un gruppo di 3D artists e AI designer. Questo viso, non identificabile, appartiene al corpo di una donna nuda che si aggira, in modo confuso e agitato, sulle led wall del Berghain e cerca di comunicare e di muoversi in uno spazio indefinito.

 

Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe
Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe
Figura senza volto

Questa figura senza volto vaga nella nebbia e si accascia al suolo. Talvolta prova a fare dei buchi sulla terra. Un modo di parafrasare la dimensione quantistica in cui un qualsiasi sistema può esistere in forme infinite prima ancora di essere osservato e definito. Huyghe propone così un’altra idea di spazio dove non ci sono i confini tra vivente e non vivente, spazio e soggettività.

La donna con la testa scavata si china a quattro zampe verso una pietra rocciosa che la penetra nel viso scavato. Una dimensione ibrida per sottolineare ancora una volta il concetto di un sincretismo materico, senza interruzione, in una sospensione continua tra artificiale e naturale nel locale dove le notti non hanno limiti temporali.

 

Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe
Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe

Sono noti, infatti, i lunghi weekend del club con musica elettronica senza pausa per giorni interi. E ancora più nota è la fila che si fa per entrare per accedere alle notti, senza limiti, del Berghain dove non è possibile scattare alcuna foto per una esperienza unica, libera ed estremamente trasgressiva.

Controcultura

Uno dei locali più iconici della “controcultura” e luogo di incontro per sperimentazioni artistiche e musicali. Non è detto che l’artista sia riuscito nel suo intento che di certo non intende rassicurare il pubblico ma semmai creare disagio, fastidio e porre l’attenzione verso i “non luoghi” e non sono mancate le critiche feroci dai vari giornali tedeschi.

Non è un caso neanche aver scelto una parola di derivazione antropologica come il termine “liminalità” ovvero ciò che resta ai margini, fuori dall’ordinario, sottolineando un intervallo di spazio dove non esisterebbe più la soggettività e la stessa realtà perderebbe la dimensione antropocentrica con il simbolo dell’umanoide non riconoscibile.

 

Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe
Pierre Huyghe, Liminals, 2026. Fotogramma del film commissionato da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation. Courtesy the artist. © 2026 Pierre Huyghe

Dal micro quantistico all’umanoide macroscopico senza volto. A Huyghe non occorre identificare la materia perché vuole ricordarci che essa è labile e non può essere assoggettata, nominata, identificata nel grado zero dell’esistenza.

Così Huyghe ci consegna la testimonianza della percezione quantistica del micro infinitesimale ma lo fa attraverso la dimensione macroscopica, con un umanoide senza identità per spostare lo sguardo nei confini incerti del pulviscolo e farci indossare una nuova idea di spazio inusuale che non è per tutti come il Berghain.