
Roberto Amoroso presenta alla galleria 10 & zero uno di Venezia una mostra con una pluralità di media differenti, dove dipinti, sculture, installazioni tessili e video concorrono a creare un microcosmo unitario, un mondo fatto di simboli che si disfano e si riassemblano mutando di significato
Il titolo della mostra di Roberto Amoroso (Napoli, 1979), Manipolazione di origine controllata, suona un po’ come la dicitura “Immagine generata con intelligenza artificiale” sui contenuti web. Certifica la distorsione di un contenuto in una piattaforma già contraffatta inducendo il fruitore a riflettere su ciò che sta guardando, su com’è stato costruito e perché, e rimandando al contempo a un panorama visivo dominato da un bombardamento di immagini selezionate per il nostro profilo.

L’attenzione del visitatore è inizialmente attratta da Mea Culpa (2025) realizzato con il supporto tecnico e produttivo dell’azienda JL atelier couture. Si tratta di uno stendardo animato da una distesa di perline che disegnano due elmi sgargianti mentre si fronteggiano sullo sfondo di una buia foresta, una chiara allusione al contrapporsi di eros e thanatos quali forze fondamentali della natura. Ma anche una derisione degli emblemi del patriarcato e della sua persistenza culturale che ha portato al clima politico attuale. Sugli elmi si posano due farfalle e una candela accesa che, lungi dall’essere un segno di speranza, riprendono due classici attributi delle vanitas minando la funzione celebrativa del vessillo.

Roberto Amoroso in mostra alla galleria 10 & zero uno di Venezia
Nelle opere pittoriche L’ordine nascosto, Apprendere il desiderio e L’indigestione della genesi (2025-2026), l’autore procede sintetizzando il dato reale in una serie di forme decorative adatte a comporsi e rimescolarsi, come lettere di un alfabeto, in un universo personale che interpella l’osservatore. Lo stesso processo attraversa la realizzazione del video Behind the curtain #2 (2024), dove immagini reali diventano virtuali creando un carosello di forme che appaiono, si dissolvono, si sovrappongono, interagiscono e cambiano colore sulle musiche curate da Dario Amoroso. Anche in questo caso, l’artista riflette sulle strutture sociali prendendo in esame racconti e credenze religiose, fino a indagare il significato di una natura che, come sostiene Donna Haraway, “è in tutto e per tutto un artificio umano”, e aprire la strada a nuove possibilità di pensiero ibrido.

Fake Muse (2026) sono cinque sculture che sembrano appena uscite dalla sezione mirabilia di una Wunderkammer antica, realizzate assieme al compagno Bruno Di Costanzo, esperto di vintage e modernariato. Qui bambole in porcellana vengono assemblate a conchiglie, in quella che diventa una bizzarra nascita di Venere con colate di vernice acrilica. Come evidenzia il titolo dell’opera, l’immagine finale è decisamente diversa da quella idealizzata della musa, eterea ispiratrice di figure maschili geniali, simboleggia piuttosto una dolorosa incarnazione che non la rende più disposta a suggerire e ascoltare. Nonostante la varietà formale delle opere e delle tecniche utilizzate, la mostra presenta in definitiva un discorso coerente con un preciso filo rosso, rintracciato da Carlo Sala in una visione critica del contesto mediatico che ci circonda. Un contesto di non neutralità che obbedisce a precise esigenze economiche, politiche e belliche.
Roberto Amoroso. Manipolazione di origine controllata
Testo critico di Carlo Sala
Fino al 18 aprile 2026
Sede espositiva: 10 & zero uno, Castello 1830, via Garibaldi, Venezia, Italia
Orari: dal martedì al sabato 12:00-19:30 o su appuntamento
Sito web: www.10zerouno.com
Contatti: [email protected]





