
Esposta al Maxxi di Roma nella mostra “Tragicomica”, la celebre banana di Cattelan innesca una riflessione fra frutta, arte e spettacolo
Da circa mezzo secolo, la critica d’arte – quella seria, che aiutava a capire e scegliere con gusto – è stata sostituita da qualcosa di molto più rumoroso. Un tempo, l’arte era raccontata da studiosi come Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi o Giovanni Carandente. Oggi invece la cronaca artistica è fatta soprattutto di cifre da capogiro e record d’asta. Fa quindi notizia che alla Sotheby’s di New York una Banana di Maurizio Cattelan sia stata venduta per oltre sei milioni di dollari. Sì, proprio una banana.
Ora intendiamoci, anche una banana può diventare arte. Ce lo aveva già insegnato Andy Warhol, il grande sacerdote della Pop Art. Nel 1961 dipinse su trenta tele identiche le Campbell’s Soup Cans, trasferendo un oggetto quotidiano nell’universo significante degli archetipi e delle icone. Quindi sì, anche una banana può avere un senso artistico. Il problema è un altro. Nel caso di Cattelan, l’arte sembra essere passata in secondo piano, lasciando spazio al puro spettacolo.
La notizia, infatti, si è trasformata rapidamente in pettegolezzo. L’acquirente, subito dopo averla pagata milioni, se l’è mangiata davanti alle telecamere accese e in diffusione mondiale. Una scena più da baraccone che da museo. Alla fine, tutti contenti: Cattelan, che ha ottenuto una pubblicità planetaria, e il miliardario acquirente, convinto di aver immortalato la propria potenza economica. E così, senza quasi che ce ne accorgessimo, la critica d’arte si è trasformata in qualcosa di molto diverso. Non più analisi, ma chiacchiera. Non più riflessione, ma spettacolo. E quindi Arte del pettegolezzo.

Un curioso rituale
E ancora a proposito di banane….. Alla Factory – così era chiamato lo studio di Andy Warhol a New York e cuore pulsante della Pop Art – girava voce di un curioso rituale. Ogni venerdì sera AW sceglieva un oggetto qualunque, lo metteva su un tavolo e lo sottoponeva a un gruppo di ospiti. Una volta toccò a una banana. La fece firmare da tutti i presenti come se fosse un capolavoro. Poi la mise sotto una luce teatrale, come in una mostra. Chi entrava pensava fosse una nuova provocazione artistica.
Qualcuno iniziò persino a fotografarla con grande rispetto. AW osservava in silenzio, nascosto dietro gli occhiali scuri. Dopo ore, confessò ridendo che era tutto uno scherzo. Ma ormai la banana era diventata davvero importante e un collezionista offrì soldi per comprarla. AW rifiutò: “È troppo famosa ormai”, e Il giorno dopo la banana sparì. “Anche le star hanno una fine”, fu il commento finale di AW.
Così, da allora, nessuno ha più guardato la frutta allo stesso modo, come ben sa anche Maurizio Cattelan.




