
Il tratto essenziale della scultura: il percorso e le sperimentazioni di Italo Antico in un volume pubblicato da Janus Editore. La monografia restituisce la profondità dell’Autore che, in migliaia di variazioni, trasforma il disegno in linee-forza, forma minima di luce astratta nello spazio
Al centro del cosmo di Italo Antico c’è un segno lineare. È una linea che attraversa ogni sua espressione: dalla pittura, tra figurativo e informale, passando per l’inciso e il rilievo, l’artigianato contemporaneo – tessitura, gioielleria, ceramica, design di interni e oggettistica – fino all’acciaio inox, dove il segmento concentra intorno a sé lo spazio ambientale e crea una nuova area e una nuova era per la scultura.
Alle molteplici indagini formali e ai 70 anni di ricerca artistica dell’Autore è dedicato il libro “Italo Antico. 1954/2024”, una monografia che «ha l’intento di focalizzare il suo itinerario biografico e artistico, dai primi esempi grafici dell’adolescenza alle magistrali sculture minimaliste», prodotta dalla cagliaritana Janus Editore con un ricchissimo apparato fotografico e i documentati saggi di Simona Campus, Maria Antonietta Demuru, Gianni Murtas, Duccio Nobili, Marcella Serreli, Alessandro Sitzia, Giacomo Spissu.
Ad aprire il testo Giacomo Spissu, che ricorda il valore civile dell’arte, testimoniato nel percorso di Antico dal lungo impegno educativo come insegnante e dalle donazioni pubbliche, sorta di omaggio al suo legame con la Sardegna e restituzione alla comunità di quanto da lui prodotto, come gesto di partecipazione sociale.

Da qui lo scritto di Gianni Murtas, che pone l’artista all’interno della temperie culturale della stagione delle neoavanguardie in Sardegna. È un’era di fermenti e di possibilità, di dibattito intellettuale e creativo, cui Antico prende parte attraverso l’attività del Centro di Cultura Democratica e nel lavoro al Liceo Artistico di Cagliari e che prosegue nel periodo milanese.
Alla biografia dell’artista sono dedicati gli interventi di Marcella Serreli e Maria Antonietta Demuru. La prima ricostruisce un minuzioso percorso, dall’infanzia alle prime prove artistiche, passando per gli anni del suo imbarco nella marina mercantile e i viaggi tra i continenti fino al ritorno in Sardegna, le prime commissioni pubbliche e l’attività artistica, fino a fine anni ’60 con l’ottenimento della cattedra di modellato. Serreli rimarca le influenze nello sviluppo artistico di Antico: l’influenza del periodo di Sondalo, il contatto con mondi altri, l’arte orientale ed extraeuropea, la visione di grandi autori.
Maria Antonietta Demuru continua a tracciare la biografia dell’artista, dagli anni ’70 in poi attraverso i premi e l’insegnamento, prima nell’Isola e poi a Milano, e ancora le mostre e le collaborazioni, la critica e le letture della ricerca di Antico – da Dorfles a Crispolti – e le recenti donazioni – prima all’Università e poi al Museo Nazionale di Cagliari – fino al senso del lavoro dello scultore. Demuru pone in evidenza il passaggio all’uso dell’acciaio e l’evoluzione della scultura verso la dimensione spaziale ambientale, ma insieme la profonda volontà di fare arte dell’Autore, la conoscenza di tecniche e materiali, la passione per l’insegnamento e gli anni prima al Liceo Artistico di Brera e poi al Liceo Artistico Boccioni di Milano.

Alla scultura e alla coerenza interna nella ricerca artistica di Antico è dedicato il saggio di Duccio Nobili. Lo studio rintraccia le scelte linguistiche dell’Autore, una sperimentazione rivolta verso un «disegnare nello spazio», impegnata in un percorso intellettuale intorno alla forma, con l’indagine di segno lineare e di presenza nello spazio che porta avanti l’artista, un’arte dove l’acciaio si fa leggero come un tratto di matita.
All’oreficeria e ai gioielli disegnati da Antico è dedicato lo scritto di Alessandro Sitzia. In esso si individuano, attraverso un’attenzione per materia e tecnica – pietre e finiture, architetture e lavorazioni, pensate tra carta millimetrata e calibro, fino all’importanza del segno artigianale, manuale, “imperfetto” e “non finito” – connessioni e differenze tra gioielleria artigianale e progetto scultoreo. I due mondi sono legati dalle stesse grammatiche formali: saldature, linee, piani, vuoti, curve, aperture, lucidature, torsioni, rotture, sviluppi. Sitzia spiega infine la donazione di Antico al Museo Nazionale di Cagliari, la riqualificazione degli spazi della Pinacoteca, la riprogettazione e l’allestimento flessibile, il dialogo con l’architettura – il “grande vuoto centrale” e le “antiche fortificazioni cinquecentesche” – e il gioco di luci e ombre.

Infine, al significativo corpus di opere donate all’Università di Cagliari dedica il suo testo Simona Campus: 49 pezzi – dipinti, tappeti, gioielli, sculture, serigrafie in esposizione al MUACC – che ripercorrono tutta la produzione di Antico, tra sintesi formale ed essenzialità, tra spazio e universale.
Con *Italo Antico. 1954/2024* «s’intraprende […] un viaggio straordinario nell’esistenza ricca di esperienze umane e artistiche di uno degli esponenti più interessanti della nostra cultura» e nel testo di Janus Editore «le pagine sono un invito a scoprire il costante dialogo tra pittura e scultura, luce e materia, idea e lavoro». La monografia restituisce così – tra variazioni, sperimentazioni, costanti e profondità – sfaccettature e punti di vista su 70 anni di opera di Italo Antico, scultore del segno, della linea, della luce, più l’acciaio.




