
Alla Galleria Russo la mostra che riunisce dipinti, opere su carta e materiali documentari sull’evoluzione del linguaggio di Peruzzi
La Galleria Russo di Roma presenta Osvaldo Peruzzi. Futurismo, geometria e colore, a cura di Massimo Duranti, un viaggio attraverso le principali ricerche di uno degli interpreti più originali del Futurismo italiano e dell’Aeropittura. L’esposizione restituisce la complessità di un artista capace di sviluppare una traiettoria personale all’interno della maturità futurista, coniugando rigore progettuale, tensione visionaria e una profonda riflessione sul rapporto tra percezione e forma.
Il percorso espositivo riunisce dipinti, opere su carta e materiali documentari che accompagnano il visitatore lungo l’evoluzione del linguaggio di Osvaldo Peruzzi dagli anni Trenta agli esiti più maturi. La pittura diventa qui campo energetico e mentale. Geometrie essenziali e cromie intense costruiscono spazi dinamici nei quali il movimento non è rappresentato, ma esperito visivamente.
La natura appare come organismo in trasformazione continua, attraversato da una dinamica percettiva la cui manifestazione primaria si sviluppa secondo un andamento sferico. In Spiralando sul Golfo (1933), il paesaggio perde ogni stabilità descrittiva per trasformarsi in esperienza immersiva. Dove linee curve e tensioni cromatiche traducono la sensazione del volo e l’identificazione dell’artista con lo spazio atmosferico.

Questa ricerca trova una sintesi teorica nella Plastica della essenza individuale, formulazione attraverso cui Peruzzi definisce i principi fondamentali del proprio lavoro. Simultaneità delle immagini, sintesi e compenetrazione delle parti, arditezza geometrica e riduzione formale orientata alla restituzione dell’essenza psicologica e percettiva del soggetto. La mostra evidenzia come tale elaborazione non rappresenti un episodio isolato, ma l’approdo coerente di un percorso artistico sviluppato con continuità nel tempo.
Una posizione autonoma
La centralità di Peruzzi nel panorama artistico del Novecento è confermata dalla sua presenza nelle principali rassegne italiane e internazionali. Partecipa infatti alle Biennali di Venezia del 1934, 1936, 1938, 1940 e 1942, alle Quadriennali d’arte nazionale di Roma del 1935, 1939, 1943, 1955 e 1959. Oltre a prendere parte alle mostre itineranti futuriste organizzate in Europa, contribuendo alla diffusione della cultura d’avanguardia oltre i confini nazionali.

Disegni, documenti e testimonianze d’epoca completano il percorso, delineando il profilo di un artista che attraversa il Futurismo mantenendo una posizione autonoma. Capace di coniugare l’immaginario tecnologico con una dimensione lirica e spirituale della visione. La mostra, con saggi critici in catalogo di Massimo Duranti e Andrea Baffoni, Rachele Chiarelli e Beatrice Falcione, si inserisce nel programma culturale della Galleria Russo, fondata nel 1898 e oggi tra le realtà più longeve del sistema artistico italiano.




