
State of Wander: towards environmental restoration è il titolo della mostra visitabile in Olanda a Palais Het Loo, affascinante spazio della città di Apeldoorn
“L’obiettivo generale di questa mostra è trovare il modo di tradurre collezioni storiche come quella di Palais Het Loo in un discorso contemporaneo. Come possiamo guardare questa collezione, che si basa sul rapporto con la natura, ma in una prospettiva occidentale, eurocentrica, molto specifica, che guarda al mondo e alla natura?”. Con questa parole Anna Bitkina – curatrice, assieme a Renske Ek – presenta la grande mostra State of Wander: towards environmental restoration, visitabile fino al 27 settembre in Olanda a Palais Het Loo, affascinante spazio della città di Apeldoorn.
L’esposizione include dieci opere inedite di artisti internazionali, da Caitlin Berrigan a Edward Clydesdale Thomson, Bryony Dunne, Clemens Driessen e Teodora Cecilia Buccilli. E poi Antye Guenther, Terike Haapoja, Gayatri Kodikal, Marianna Maruyama, Jan Christian Schulz, Rob Voerman. Il progetto, cominciato nel 2023, ha prodotto un’esposizione che mette in discussione il rapporto tra uomo e paesaggio, cultura e patrimonio, con Paleis Het Loo come oggetto di studio.

Il palazzo, iniziato nel 1684 dallo statolder Guglielmo III d’Orange e da Maria Stuart, è stato per oltre tre secoli la residenza estiva della dinastia Orange-Nassau, fino agli anni ’70. Gli appartamenti si sviluppano intorno alla figura del re-statolder Guglielmo III e di Maria Stuarda (entrambi del XVII secolo) e sulla vita della regina Guglielmina (tra XIX e XX secolo). Dal 1984 museo nazionale, nel 2023 ha inaugurato una nuova ala sotterranea per mostre temporanee e permanenti.
Domare la natura
Nello spazio espositivo del palazzo, che comprende non solo la residenza ma anche i retrostanti giardini, le scuderie e il bosco circostante, l’arte contemporanea gioca un ruolo importante nel connettere passato, presente e futuro. I giardini presentano i canoni rigorosamente simmetrici del giardino barocco del XVII secolo, in perfetta antitesi con il bosco circostante. Riassumono il dualismo uomo-natura, home/host, e invitano a riflettere sul ruolo della stessa esistenza umana, ponendo un importante quesito: chi ha il diritto di osservare e chi invece controlla lo spazio?

Seguendo questo filo conduttore, illuminanti le parole di Renske Ek: “Il nostro giardino è stato ricostruito secondo i canoni rigorosamente simmetrici del giardino barocco del XVII secolo. Dimostra chiaramente come le persone desiderassero domare la natura. La natura era considerata ‘buona’ solo se addomesticata, perfettamente ordinata e regolare. Tutto il resto era selvaggio. Questo giardino fungeva anche da sala espositiva a cielo aperto, dove si ostentava la propria ricchezza. Un singolo bulbo di ogni fiore poteva già rappresentare una somma enorme. Era una vera e propria dichiarazione di ricchezza e status sociale”.
Un obbligo morale
Restituzione, ricontestualizzazione e inclusione sono le parole chiave del processo di smantellamento della visione eurocentrica e coloniale che ci attraversa. La decolonizzazione avviene attraverso la storia del palazzo e dei giardini, riformulata attraverso uno sguardo contemporaneo che ci invita a riflettere non solo sul presente ma anche, e soprattutto, sul futuro.

Essere cittadini attivi globali non è semplice, anzi, è sempre più difficile. È difficile essere consapevoli del cambiamento ed essere allo stesso tempo in grado di trasformare le innovazioni tecnologiche per preservare il pianeta e non lasciarlo a un lento degradare. Deve essere un obbligo morale universale.
“Nessuno è più schiavo di chi si crede libero senza esserlo.
Il vagabondo, almeno, sa di non avere catene perché non ha radici”
Johann Wolfgang von Goethe






