
Al Padiglione Argentina l’installazione site-specific Monitor Yin Yang, un paesaggio attraversabile costruito con sale e carbone
Il progetto trasforma lo spazio espositivo in un paesaggio attraversabile, costruito con sale e carbone. Dove il disegno – linguaggio centrale nella pratica dell’artista – si espande in una dimensione ambientale, sonora e performativa. Parliamo del Padiglione Argentina alla 61ma Biennale Arte di Venezia, e dell’artista Matías Duville. Sarà lui a rappresentare il Paese con l’installazione site-specific Monitor Yin Yang, curata da Josefina Barcia.
Pensata come esperienza immersiva, l’installazione si configura come una cartografia aperta: non rappresenta un luogo preciso, ma si attiva attraverso il movimento dei visitatori. Il pubblico è invitato a percorrere una superficie fragile e mutevole, in cui materia, suono e tempo si intrecciano generando una percezione in continuo divenire.
Il disegno, tracciato con carbone su un terreno di sale bianco, si trasforma in una topografia instabile: montagne, sentieri e orizzonti emergono e si dissolvono. Rendendo lo spazio un territorio da attraversare più che un’immagine da osservare. Il sale, residuo cristallizzato di antichi oceani, richiama la durata geologica, mentre il carbone condensa processi di combustione e trasformazione. Insieme, mettono in scena un dialogo tra permanenza e mutamento.
A questa dimensione si aggiunge il suono, sviluppato dal collettivo Centolla Society insieme ad Alvise Vidolin e al Center for Computational Sonology. Una composizione multicanale traduce in tempo reale i dati ambientali di Venezia – come condizioni atmosferiche e qualità dell’aria – in variazioni sonore, che si intrecciano con il rumore dei passi sul sale, dando vita a un paesaggio acustico in continua evoluzione.





