29 Settembre 2026 04:02

Tide of Returns (Onde di Ritorni). Il progetto di TBA21–Academy per Venezia 2026

Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, OceanSpace, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo Jacopo Salvi
Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, Ocean
Space, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo Jacopo Salvi
Per Ocean Space TBA21–Academy propone una risposta collettiva al rimpatrio di beni culturali attraverso atti cerimoniali di riparazione

Commissionate da TBA21–Academy e concepite per Ocean Space, due grandi installazioni site-specific del Repatriates Collective, esplorano il ruolo delle arti e dell’acqua nei processi di restituzione e rimpatrio culturale. Quattro giorni di fitta programmazione in occasione dell’opening della Biennale di Venezia.

La mostra Tide of Returns per Ocean Space

Con Tide of Returns (Onde di Ritorni), la fondazione TBA21–Academy inaugura la stagione espositiva 2026 di Ocean Space con una riflessione profonda sui processi di restituzione dei beni culturali e sulle forme di riparazione simbolica e collettiva che possono accompagnarli. La mostra, visitabile sino all’11 ottobre 2026, riunisce installazioni immersive del Repatriates Collective, un gruppo di artiste e artisti provenienti dal Pacifico del Nord dell’Australia, dall’Africa meridionale e occidentale, dall’Europa e dall’America Latina, impegnati in una ricerca interdisciplinare sui significati politici, culturali ed emotivi del rimpatrio delle opere.

L’ex Chiesa di San Lorenzo come spazio espositivo

L’esposizione si svolge nell’ex Chiesa di San Lorenzo, sede veneziana di TBA21–Academy dal 2019. La scelta del luogo non è casuale. Come sottolinea Markus Reymann, co-direttore di TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, l’edificio non è un semplice spazio espositivo neutrale: è un luogo carico di storia, plasmato nei secoli da commerci, migrazioni, fede e potere politico che hanno attraversato il Mediterraneo. In questo contesto, il dialogo con la ricerca del collettivo assume una dimensione ulteriore, trasformando la mostra in un confronto diretto con le dinamiche storiche di spostamento, appropriazione e circolazione di oggetti e culture.

Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, OceanSpace, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo Jacopo Salvi
Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, Ocean
Space, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo Jacopo Salvi
Curatela e ricerca: Khadija von Zinnenburg Carroll

Curata da Khadija von Zinnenburg Carroll, artista, filmmaker e studiosa delle politiche di restituzione culturale, Tide of Returns nasce da una costellazione di gesti rituali e pratiche di cura che attraversano diverse culture indigene. Il progetto mette al centro il ruolo dell’acqua come forza connettiva e trasformativa: elemento capace di trasportare memoria, conoscenza e relazioni tra comunità lontane. In questo senso la mostra propone una rilettura del concetto di restituzione: non solo rivendicazione politica o processo istituzionale, ma atto cerimoniale di guarigione collettiva e trasmissione intergenerazionale.

Installazione From My Mother’s Country nella navata ovest

Le due navate dell’antica chiesa ospitano altrettante installazioni site-specific, entrambe concepite come ambienti immersivi. Nella navata ovest prende forma From My Mother’s Country, un paesaggio composto da sabbia, video, suono e migliaia di bambole rituali realizzate con conchiglie e tessuti. Queste piccole figure, note come Dadikwakwa-kwa, sono state storicamente rimpatriate da musei europei verso comunità indigene della Namibia e dell’Australia, dove rappresentano non soltanto oggetti artigianali ma veri e propri ricettacoli simbolici di fertilità e memoria.

L’installazione ricostruisce il viaggio di queste bambole verso Venezia: prima della partenza vengono benedette dalle anziane delle comunità, mentre i tessuti namibiani con cui sono vestite evocano pratiche di decorazione precoloniali. Ogni bambola possiede un nome e rappresenta un autoritratto della donna che l’ha creata. Disposte su una grande duna di sabbia, diventano una sorta di coro di messaggere ancestrali, portatrici di storie familiari, genealogie e saperi trasmessi attraverso le generazioni. Nella cultura oshiwambo della Namibia, il gioco rituale con queste bambole (chiamato Ounona) costituisce uno strumento pedagogico fondamentale. Attraverso di esse le bambine imparano i cicli della vita, il valore del proprio corpo e il legame con la terra e la comunità.

In alcune regioni, il nome assegnato alla bambola diventa in seguito quello del primo figlio o della prima figlia della bambina, creando una continuità simbolica tra gioco, genealogia e futuro. L’ambiente sonoro dell’installazione amplifica questa dimensione rituale. Il paesaggio acustico si ispira alla credenza aborigena secondo cui il suono è in grado di trasportare la saggezza attraverso l’acqua, connettendo territori e comunità distanti. Le dune di sabbia che circondano il film evocano inoltre il paesaggio del Golfo di Carpentaria, terra d’origine dell’artista anindilyakwa Noeleen Lalara, dove terra e mare si incontrano ai margini di un ecosistema in continua trasformazione.

Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, OceanSpace, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo Jacopo Salvi
Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, Ocean
Space, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo Jacopo Salvi
Installazione Weaving Connections di Verena Melgarejo Weinandt nella navata est

La navata est accoglie invece Weaving Connections, installazione tessile e video dell’artista tedesco-boliviana Verena Melgarejo Weinandt. Lo spazio è dominato da una trama di tessuti blu attraversati da lunghe trecce nere che ricordano simultaneamente correnti d’acqua e ciocche di capelli. La treccia è un elemento centrale nella ricerca dell’artista: metafora delle relazioni che intrecciano identità individuali e collettive.

All’interno di questo paesaggio tessile si inserisce un video a tre canali che documenta una performance di preparazione, intreccio e lavaggio dei tessuti in un fiume. Il gesto del lavaggio diventa qui simbolo della capacità dell’acqua di creare relazioni tra tutti gli esseri viventi e di generare trasformazione, purificazione e rinnovamento. Attraverso il movimento ciclico delle mani che intrecciano e dell’acqua che scorre, l’opera riflette sulla continuità dei corpi idrici, ricordando come fiumi e oceani siano parte di un unico sistema di connessioni. Il lavoro di Melgarejo Weinandt si inserisce in una più ampia indagine sulle rappresentazioni delle popolazioni indigene nella cultura tedesca, dai media popolari alla tradizione museale.

Analizzando criticamente stereotipi e fantasie sviluppati durante l’epoca coloniale, l’artista mette in luce le forme di violenza simbolica che ancora oggi persistono nelle istituzioni culturali europee. Weaving Connections propone così un cambio di prospettiva: abbandonare le dicotomie che separano umano e non umano, natura e cultura, e riconoscere invece la rete di relazioni che ci lega agli altri esseri e agli ecosistemi.

Nature Speaks: diritti della natura e Laguna di Venezia

Parallelamente alla mostra, la Research Room di Ocean Space ospita il policy lab Nature Speaks. Ascoltare i Diritti della Natura a Venezia e in Europa, curato da Pietro Consolandi e Amalia Rossi e realizzato in collaborazione con il NICHE Centre for Environmental Humanities dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Il laboratorio esplora la possibilità di riconoscere la Laguna di Venezia come entità giuridica, promuovendo un nuovo orizzonte politico che includa i diritti degli ecosistemi.

Verena Melgarejo Weinandt, “Weaving Connections”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, OceanSpace, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo: Jacopo Salvi
Verena Melgarejo Weinandt, “Weaving Connections”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, Ocean
Space, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo: Jacopo Salvi
Restituzione culturale e relazioni tra comunità

Attraverso installazioni, rituali e pratiche collaborative, Tide of Returns trasforma così il tema del rimpatrio in un’esperienza sensibile e collettiva. Il “ritorno” evocato dal titolo non riguarda soltanto gli oggetti, ma le relazioni che essi incarnano: legami tra persone, comunità e ambienti naturali che continuano a fluire, come le maree, oltre i confini geografici e istituzionali. In questo movimento di andata e ritorno, la mostra suggerisce che la restituzione culturale può diventare un gesto di cura condivisa e un modo per immaginare forme più giuste di convivenza tra umani, storie e territori.

Programma eventi – Opening Biennale di Venezia

Giovedì 7 maggio
Titolo: Presentazione del libro “Black Meme. Decolonizzare il digitale” in collaborazione con la casa editrice wetlands. Orario: 11:30 – 13:00. Tipo di evento: Presentazione del libro e conversazione.
Titolo: Presentazione del libro di TBA21 “Palestine is everywhere”. Un’antologia curata dai collaboratori e collaboratrici che raccoglie testimonianze, poesie, saggi e opere d’arte provenienti da Gaza e oltre.Orario: 15:00 – 16:30 Tipo di evento: Presentazione del libro e dibattito.
Titolo: “Braiding Connections”, 2026 di Verena Melgarejo Weinandt. Orario: 17:00 – 17:30. Tipo di evento: Performance,

Venerdì 8 maggio
Titolo: “Between Tides: Gatherings on Return”. Orario: 10:00 – 13:00.Tipo di evento: Artist Talk e conversazioni.
Titolo: Presentazione della settima Biennale di Kochi-Muziris (2027). Orario: 15:00 – 16:30. Tipo di evento: Conferenza.
Titolo: “Braiding Connections”, 2026 di Verena Melgarejo Weinandt. Orario: 17:00 – 17:30. Tipo di evento: Performance.

Sabato 9 maggio
Titolo: “Sonic Returns”. Orario: 18.00 – 21.00. Tipo di evento: Performance.