
È dedicata ad artiste e artisti visivi e performativi in fase early mid-career il programma promosso dall’organizzazione culturale Alchemilla che, negli spazi dello storico Palazzo Vizzani, propone un nuovo modello di residenze d’artista
L’organizzazione culturale Alchemilla, istituita nel cuore di Bologna, apre le porte a un nuovo programma internazionale di residenze rivolto ad artiste e artisti visivi e performativi in fase early mid-career: Alchemilla Residency Program. Il programma, in fase di realizzazione per tutto il 2026, nasce per promuovere la ricerca e uno scambio prolifico e stimolante tra gli artisti stessi e il contesto culturale ospitante, dandone la giusta valenza non solo come polo artistico locale, ma anche come epicentro e punto d’incontro di una scena più internazionale.

Benedetta Fioravanti, I Still love U, anyway, 2024, Museo Novecento Firenze. Ph. Leonardo Morfini
L’organizzazione culturale Alchemilla
Fin dal 2019 riconosciuta come realtà attiva nel panorama dell’arte contemporanea nel crocevia bolognese, l’associazione no-profit si distingue nelle sue intenzioni concentrandosi su un’idea di arte relazionale e sociale, che possa nascere in un luogo aperto dove la sperimentazione di linguaggi, l’interdisciplinarietà e le contaminazioni tra artisti, intellettuali e curatori diano vita a nuove ramificazioni e influenze creative. Entrando in contatto con le sale settecentesche dello storico Palazzo Vizzani – dimora già pensata al tempo per una fruizione libera rivolta all’ospitalità, prima sede cardinalizia e poi universitaria – gli artisti hanno la possibilità di vivere in spazi ariosi e suggestivi, stimolando una continuità tra passato e presente sempre viva e arricchita di nuovi scenari e storie.
Attingere al passato non significa, però, fondarsi su una visione antica di residenza quale spazio atemporale e isolato, sul modello degli studioli quattrocenteschi; piuttosto significa concedere la giusta importanza al tempo di residenza come ambiente di permanenza circolare e mutevole: intimo nella sua costruzione ma anche incline al dialogo e a un esercizio costante di relazione con l’altro.

Alchemilla Residency Program 2026
Il nuovo modello di residenze rappresenta uno sviluppo delle Residenze-Studio intrapreso nel 2020. Rispetto all’ipotesi passata di una restituzione finale – concretizzata in mostre, talk, performances o altro – quest’anno le residenze evolvono la loro concezione non prevedendo obblighi o vincoli prestabiliti. Difatti Alchemilla sceglie di privilegiare il tempo della ricerca, dello studio e del contatto diretto, proponendo inoltre all’artista incontri, eventi e momenti di confronto con personalità del settore culturale e il pubblico generale. Fucina di idee, work in progress e spazio-tempo di passaggio sono concetti-chiave su cui si struttura il nuovo programma, curato da Gabriele Tosi e Giulia Giacomelli, la cui esperienza, pur distinta, si fonde in una unica visione fresca e innovativa.
Il primo ciclo di residenze presenta tre artiste di background differenti ma riflessioni affini: Benedetta Fioravanti (aprile – maggio), Sofía Durrieu (giugno – luglio) ed Eleni Tomadaki (ottobre – novembre). La scelta stilistica dei curatori, oltre a rimarcare la realtà ibrida e fluida dell’associazione, pone una riflessione ampia e mai delineata tra spazio interno e spazio esterno, tra interiorità ed esteriorità. Attraverso pratiche installative, video, suono e immaginari pittorici, le artiste si immergono in queste due dimensioni la cui fragilità del confine e la complessa tensione tra lo scenario pubblico e tragico in cui abitiamo e la dimensione intima del nostro corpo portano alla continua ridefinizione dell’identità nell’interazione, della cultura visiva in ciò che è emotivamente opaco, spontaneo e irrisolto e del linguaggio, in continuo dialogo-scontro con alterità e potere.




