
Sulla scia di alcune grandi capitali europee anche Roma ha organizzato il suo Gallery Weekend, che ha riunito 32 gallerie presenti in diversi quartieri della città, dal centro storico a Trastevere, da Testaccio a San Lorenzo, dall’Appio all’Esquilino.
Due le tipologie di proposte: la personale di un unico artista oppure la collettiva, con risultati diversi ma nel complesso interessanti. Molte le personali di qualità inaugurate per il weekend, anche se poche riservate ad artisti italiani delle ultime generazioni, che potrebbero beneficiare della visibilità dell’evento e farsi conoscere dai collezionisti. Una delle più riuscite è la mostra di Guglielmo Maggini da Sara Zanin, intitolata “Nel tuo affondare, la mia forma”, curata da Giuseppe Armogida, che riunisce una serie di sculture in ceramica dipinta con inserti di plastica. Opere che occupano lo spazio in maniera sapiente e consapevole, attivando una riflessione sull’evoluzione della scultura, con riferimenti a Lucio Fontana, Leoncillo e Nanni Valentini, a partire dai Naufragi, le nove sfere sospese nella prima sala, che hanno la dimensione del gesto dell’abbraccio dell’artista.

Molto convincente anche la personale di Carlos Garaicoa “I giardini di Piranesi” alla galleria Continua, che ruota intorno all’installazione Contrapeso (Ciudad Plomada), composta da piccoli pesi metallici ancorati al terreno, simili a minuscoli edifici, e contrappesi in ottone dalle forme simboliche, sospese a mezz’aria, a costruire un’architettura leggera e simbolica, ispirata alle carceri di Piranesi. Intorno all’opera sono allestiti diversi disegni, dove piante carnivore crescono alcune architetture dismesse de La Avana, dove la rovina diventa il punto di partenza della visione artistica. La Nuova Pesa punta sulla giovane artista romana Francesca Cornacchini con “The Void is practise”, dove lo spazio della galleria viene trasformato in un unico “paesaggio emotivo”, composto da una serie di opere diverse (dipinti, fotografie e installazioni), tra le quali spiccano le grandi tele astratte realizzate con fumogeni, dove il gesto pittorico si apre all’indeterminato. La loro ambiguità fa scaturire una forza e una tensione energetica di notevole intensità, che costituisce un importante scatto di maturità di Cornacchini. Federica Schiavo propone “Grunge”, la personale dell’artista francese Benoît Maire, concepita come la messa in scena di un ambiente carico di simboli e riferimenti filosofici presenti all’interno di dipinti, installazioni e alcune sculture, le quali costituiscono il linguaggio più efficace per esprimere il pensiero dell’artista, carico di mistero e ambiguità.

mostra personale di Petra Feriancová, da Gilda Lavia. Ph. Giorgio Benni
Tra le proposte più interessanti spicca il quadrante relativo al quartiere di San Lorenzo, con tre mostre da non perdere. La prima è “Hydra’s heads”, personale dell’artista Petra Feriancová, da Gilda Lavia, che trasforma lo spazio con una colata di cemento sul pavimento, percorribile soltanto grazie ad una passerella di legno, che permette di osservare una serie di lapidi di marmo, collocate in diversi punti dello spazio, che recano incise alcune iscrizioni in lettere capitali. Una riflessione sullo scorrere del tempo e sulla stratificazione della storia nella città di Roma proposta in maniera puntuale e sapiente. Monitor punta su Elisa Montessori con “50X35”, una mostra che riunisce un gruppo eterogeneo di lavori realizzati tra il 2014 ed il 2026, tra i quali spicca un libro d’artista, un grande dipinto ed alcune ceramiche che ripercorrono il pensiero poetico dell’artista. La terza mostra è “Common Ground”, una collettiva con tre artisti da Materia: se l’installazione di Josè Angelino dialoga alla perfezione con le sculture a terra di Stefano Canto, in questo contesto gli scatti fotografici di Fabio Barile appaiono superflui, mentre spicca per la sua rarefatta eleganza la tela di Eugenia Vanni collocata nella vetrina esterna.

Il tema della collettiva come progetto per il Gallery Weekend appare comunque come una proposta meno opportuna, anche quando viene praticata da gallerie come Ex Elettrofonica, Francesca Antonini ed Erica Ravenna, con mostre di indubbia qualità ma senz’altro meno incisive rispetto ad un solo show. Se la prima riunisce cinque artisti italiani invitati a realizzare un paravento ognuno, la seconda propone una riflessione sull’attualità del realismo magico con le opere di cinque artisti selezionati da Gaia Bobò, mentre da Erica Ravenna Benedetta Carpi De Resmini ha invitato 4 artisti a riflettere sul rapporto tra l’arte e la natura.

E in tema di incisività sarebbe opportuno potenziare il rapporto tra la manifestazione, ben organizzata e strutturata, e la città che la ospita, creando un’occasione di visibilità a livello urbano. Come? Magari con la realizzazione di un’opera temporanea in uno spazio pubblico, come una piazza – emblematico l’esempio di Murales a piazza Venezia, curato da Spazio Taverna – oppure commissionando ad un artista romano un progetto inclusivo legato alla vita quotidiana di un quartiere, per lasciare un segno urbano visibile da cittadini e turisti. Questo permetterebbe al Gallery Weekend di trasformarsi in un evento urbano fuori dal ristretto circuito del contemporaneo, per indicare alla città la necessità di aprirsi ai nuovi linguaggi dell’arte d’oggi.




