
Alla Alessia Paladini Gallery Scibetta presenta fino al 24 luglio un nucleo di foto raccolte in giro per mercati e rimesse a punto
Poliedrico e sempre aperto alle contaminazioni con le molteplici forme di espressioni visive, Riccardo Scibetta, palermitano, architetto, grafico, pittore e fotografo dal 2000 e poi, dal 2011 al 2021, fondatore del MYOP (Make Your Own Path), un’interconnessione tra le aree del design e i lavori di artigiani, artisti e imprese siciliane, si ripresenta sulla scena milanese con la fotografia. Due dà il titolo all’esposizione allestita fino al 24 luglio nello spazio di Alessia Paladini Gallery.
Sorprendente e inconsueto ma fedele alla personalità intrisa di sicilianità dell’artista, il progetto sembra portare indietro nel tempo, in un’epoca lontana anni luce da noi ma, osservando da vicino la serie di ritratti antichi di persone in coppia che si tengono per mano, si è colti da un effetto straniante. Due imprime in questo semplice gesto tutto quel significato universale, delicato e profondo che tocca le corde dei sentimenti, dalla complicità, all’affetto.

E nelle foto ritrovate e raccolte dall’artista in giro per mercati e rimesse a punto, ritoccate con amore e ridipinte si leggono come fierezza, coraggio, cura e promesse sono rimaste impresse indelebili. Tracce di tante storie di emozioni, di vincoli e di memoria. Ognuno dà la sua chiave di lettura di questa gestualità per ricostruire un tempo dello sguardo.
Tornare a essere più autentici
Scibetta ha recuperato queste immagini e ad ognuna di esse ha restituito una centralità e il potere di una verità. “Il progetto costruito su quelle fotografie che ho ritrovato, le ho studiate e curate, ho agito con il colore e con minimi ritocchi manuali con gli acquerelli per dare più tridimensionalità, ma sono soli piccoli dettagli come per esempio i fiori”.
“Tutto il lavoro ha inizio nel 2011 quando mi hanno rubato tutta l’attrezzatura, un po’ la mia anima e allora ho scelto un percorso diverso, perché ho vissuto uno sconforto infinito e così ho messo da parte la fotografia. Poi con il Covid di nuovo crolla tutto ma proprio in questo periodo decido di riprendere questo lavoro perché mi rendo conto che ora ha più senso di prima e da lì in avanti l’ho ampliato, ho riguardato le foto con attenzione e, pensando a questa mostra ne ho restaurate tantissime dedicando molto tempo ed è stato un po’ come ricucire tante cose perdute. È un lavoro sulla mia terra, fatta di sguardi, di persone fiere e anche un invito a tornare a essere più autentici dove una cosa ha un valore vero e autentico”.

Le immagini si completano con le cornici ricercate con cura per completare quel valore della fotografia che conserva il ricordo e riaccende stati d’animo senza confini e senza età.





