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Un universo senza tempo, dove la danza entra nel paesaggio e si fa struttura del visibile: una serata di proiezioni a Milano, alla Casa degli Artisti, con Fernando Garbellotto e il critico Alberto Mugnaini
Ambientata nel parco di Villa Freschi-Piccolomini a Cordovado, in provincia di Pordenone, “Fractal Net Singing” (2010) di Fernando Garbellotto mette in scena un universo senza tempo, sospeso tra dimensione archetipica e contemporaneità. Tra gli alberi secolari si dispiegano le monumentali Reti Frattali realizzate dall’artista: strutture leggere e complesse, fatte di nodi e connessioni, che diventano spazio di attraversamento, incontro e trasformazione. Le reti interagiscono con l’ambiente naturale circostante e con i corpi di dieci giovani attori e danzatori – quattro uomini e sei donne – che animano questo paesaggio impersonando figure riconducibili ai satiri delle origini della tragedia greca, in una narrazione priva di coordinate temporali che intreccia corpo, natura e simbolo.
Domani, 11 giugno, dalle 19, alla Casa degli Artisti di Milano, “Fractal Net Singing” (2010), sarà proiettata nuovamente e commentata dal critico e storico dell’arte Alberto Mugnaini in dialogo con l’artista, offrendo al pubblico l’occasione di ripercorrere i nodi concettuali e poetici di un’opera che, a quindici anni dalla sua realizzazione, continua a interrogarci sul senso della realtà e sulle sue trame invisibili.
Presentato nel 2011 alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e, successivamente, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Fractal Net Singing” nasce da un progetto di Fernando Garbellotto con la regia di Giancarlo Marinelli. La colonna sonora e la direzione della composizione per sei voci sono firmate da Renato Miani, con l’intervento straordinario della pop star Elisa, che presta la sua voce a un paesaggio sonoro sospeso tra arcaico e contemporaneo.
La ricerca artistica di Fernando Garbellotto, nato a Portogruaro nel 1955 e attivo tra Milano e la provincia di Venezia, si sviluppa come un’indagine coerente e progressiva sulla struttura profonda del visibile. Dopo gli studi classici e la laurea in Giurisprudenza, all’inizio degli anni Ottanta inizia la sua riflessione sull’arte e sulle ragioni della pittura. Alla fine di quel decennio, affascinato dalle teorie di Benoît Mandelbrot sul caos e sui frattali, si dedica a inedite rappresentazioni iconografiche e traccia un nuovo campo di ricerca che prosegue tuttora: quello dei Frattali. Nel 2006 giunge all’elaborazione di ciò che egli stesso definisce il punto di sintesi dei vent’anni precedenti: le Reti frattali, dove arte, matematica e filosofia si intrecciano in un linguaggio che trasforma la superficie in rete, trama, sistema. Le sue reti non sono semplici forme scultoree ma dispositivi di pensiero: visualizzazioni di un mondo inteso come sistema di connessioni, dove ogni elemento esiste in rapporto agli altri e ogni evento partecipa a una struttura più ampia.
Riletta oggi, “Fractal Net Singing” appare sorprendentemente attuale. La concezione della realtà che attraversa l’opera sembra infatti anticipare alcune delle riflessioni più avanzate della fisica contemporanea, secondo cui il mondo non è composto da entità separate ma da relazioni in continua trasformazione. Come ha scritto il fisico Carlo Rovelli, «la migliore descrizione della realtà che abbiamo trovato è in termini di eventi che tessono una rete di interazioni. Gli enti non sono che effimeri nodi di questa rete». A quindici anni dalla sua realizzazione, l’opera – documentata anche da una pubblicazione edita da Silvana Editoriale nello stesso 2011 – si rivela così non soltanto una sintesi esemplare della ricerca di Garbellotto, ma anche una meditazione visionaria sulla natura relazionale dell’esistenza, capace di dialogare con alcune delle questioni centrali del pensiero contemporaneo.




