29 Settembre 2026 13:13

Kainua, l’acqua e il sangue: nel pozzo rituale affiora il mito della fondazione

Courtesy Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna

Due statuette e un piatto in bronzo deposti sul fondo come offerta per gli dèi, due scheletri umani adagiati sopra per sigillare per sempre il rito: la campagna di scavo 2026 a Marzabotto restituisce un contesto rituale integro e senza confronti nell’Etruria padana

A Marzabotto, nell’area sacra urbana di Kainua, dove sorgevano i templi monumentali dedicati alla coppia divina suprema del pantheon etrusco, Tinia e Uni, gli archeologi dell’Università di Bologna hanno portato alla luce un pozzo che non serviva soltanto ad attingere acqua ma custodiva il ricordo dei riti più profondi e segreti della città, quelli legati alla sua stessa nascita e al rapporto con gli dèi che avevano scelto quel luogo per abitare.

La XXXIX campagna di scavo diretta da Elisabetta Govi ha rivelato un riempimento stratificato che conserva intatta la sequenza delle deposizioni rituali, una rarità assoluta per l’archeologia etrusca e un’occasione unica per comprendere le pratiche cultuali legate alla fondazione degli insediamenti urbani in Etruria padana. Sul fondo del pozzo, a diretto contatto con la falda acquifera, gli archeologi hanno rinvenuto due statuette femminili in bronzo e un piatto dello stesso metallo, manufatti di straordinaria fattura che conservano ancora l’originario colore lucente del bronzo. Si tratta di offerte votive deposte durante un solenne cerimoniale di fondazione della struttura, inquadrabile cronologicamente tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C., esattamente nel momento in cui la città di Kainua veniva edificata e il suo spazio sacro veniva definito secondo canoni precisi e simbolici.

Ma la scoperta più inquietante attendeva gli archeologi negli strati superiori del riempimento, dove due scheletri umani di adulti giacevano adagiati a sigillare il pozzo e a sancirne la chiusura definitiva, un gesto che non ha nulla a che fare con la sepoltura ordinaria ma che deve essere interpretato come un atto rituale di estrema solennità, forse un sacrificio umano o una deposizione volontaria che segnava la fine dell’utilizzo della struttura e la sua restituzione agli dèi. 

La straordinaria integrità del contesto ha permesso ai ricercatori di ricostruire con precisione le due fasi rituali che hanno segnato la vita del pozzo: la prima, legata alla fondazione, con la deposizione dei bronzi come offerta propiziatoria agli dèi che proteggevano la città nascente; la seconda, legata alla chiusura, con la deposizione dei due scheletri che sigillavano per sempre il pozzo e ne consacravano la sacralità. Un documento archeologico di valore inestimabile che arricchisce il quadro già complesso del santuario urbano di Kainua, che ora troverà accoglienza nel nuovo allestimento del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto, riaperto al pubblico lo scorso giugno dopo un profondo intervento di ripensamento delle sue funzioni e della sua identità. I visitatori del MNEMA potranno così ammirare i bronzi di Kainua e i due scheletri non come reperti già archiviati e cristallizzati in una vetrina immutabile ma come testimoni di una scoperta ancora aperta.