23 Settembre 2026 23:05

I primi a non credere negli artisti italiani? Sono gli stessi italiani

Gian Maria Tosatti al CIAC, Foligno
Gian Maria Tosatti
Su Il Sole 24 Ore una pregnante analisi di Gian Maria Tosatti sullo stato attuale dell’arte e degli artisti italiani

Chiesi ad alcuni direttori e curatori europei per quale ragione fosse così raro vedere grandi mostre personali di italiani nei loro musei. Mi risposero laconicamente: ‘E perché è così raro vederle anche nei vostri?’“. È da questa domanda, semplice e insieme spiazzante, che Gian Maria Tosatti – artista, ma soprattutto intellettuale e autore di una riflessione critica sul presente – parte per interrogarsi sulla storia recente dell’arte italiana e sulla sua scarsa presenza nelle grandi istituzioni internazionali.

Il problema, osserva Tosatti in un articolo appena uscito su Il Sole 24 Ore, non riguarda soltanto l’assenza degli artisti italiani dai musei stranieri. Ma la difficoltà stessa di costruire una narrazione capace di andare oltre l’Arte Povera: “in questi ventisei anni da che è iniziato il XXI secolo, siamo stati capaci di produrre una narrazione sulla nostra storia dell’arte che superi quella dell’Arte Povera a cui si sono fermati gli orologi internazionali?”.

La questione torna al centro della giornata di studi organizzata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in occasione della mostra What about us, curata da Michele Bertolino, che celebra i vent’anni dello Young Curators Residency Programme. Un’occasione per provare a rileggere, con la necessaria distanza storica, le traiettorie dell’arte italiana degli ultimi decenni.

Tosatti individua un primo passaggio negli anni Novanta, dominati dalla Transavanguardia, dal “pensiero debole” e da una cultura dell’”ironia e leggerezza”, nutrita di moda, pubblicità, glamour, nostalgia e disillusione. È l’arte di Beecroft, Cattelan, Vezzoli, Arienti, Vedova Mazzei: un postmodernismo che accompagna “l’onda lunga del berlusconismo” fino alle soglie del nuovo secolo.

 

Francesco Arena, 3,24 mq
Francesco Arena, 3,24 mq
Coscienza collettiva

Poi arriva una frattura. Nel 2000 Elisabetta Benassi “va a riprendersi Pasolini all’idroscalo di Ostia” e, idealmente, riapre il racconto di un’Italia che sembrava essersi interrotta. Negli anni Zero gli artisti cominciano così a confrontarsi con la memoria, la storia e i traumi rimossi del Paese. Francesco Arena ricostruisce nel 2004, con 3,24 mq, il volume della cella di Aldo Moro; Rossella Biscotti, Goldschmied & Chiari e Flavio Favelli contribuiscono a quella che Tosatti definisce una necessaria “ricucitura” tra arte e realtà.

La svolta trova una sintesi nel 2012 con Gli anni che non ho vissuto. Testimone indiretto, al Castello di Rivoli, e nello stesso anno con il Manifesto del Nuovo Realismo di Maurizio Ferraris. “La poesia”, scrive Tosatti, torna a confrontarsi con la possibilità di “intervenire direttamente sulla realtà”.

Da qui si aprono gli anni Dieci, segnati dal rapporto con lo spazio pubblico e da pratiche partecipative. “Ritrovata, negli anni Zero, l’Italia, attraverso la ricucitura con la sua storia, bisognava ritrovare gli italiani”. È una sorta di nuovo “neorealismo visivo”, che porta gli artisti nelle strade, nelle case e nei luoghi della vita quotidiana: da Eugenio Tibaldi a Margherita Moscardini, da Giorgio Andreotta Calò ad Andrea Mastrovito, fino ai progetti di Luigi Presicce e agli stessi lavori ambientali di Tosatti.

Ma anche questa stagione ha vita breve. La rivoluzione digitale introduce una nuova frattura: “la differenza di velocità tra il corpo e la rete”. La pittura torna a essere un “medium intimista”, mentre la performance diventa uno spazio per interrogare “una biologia debole ad ogni confronto con le identità digitali”. È forse proprio qui che il racconto si interrompe, lasciando aperta la domanda iniziale. La nuova arte italiana non sembra ancora avere trovato un singolo linguaggio o una figura capace di sintetizzare il proprio tempo. “La riflessione artistica di questi anni è più un fatto di coscienza collettiva che di singolarità”, conclude Tosatti.