
All’Accademia delle Arti del Disegno l’artista belga realizza una nuova opera in dialogo con il Dio fluviale di Michelangelo Buonarroti
L’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, in collaborazione con Galleria Continua, ha dato inizio alla prima edizione di Invito con Michelangelo, un nuovo progetto curato da Carlo Falciani, che invita diversi artisti della scena contemporanea, riconosciuti a livello internazionale, a realizzare una nuova opera concepita appositamente per entrare in dialogo con il Dio fluviale di Michelangelo Buonarroti.
Michelangelo maestro della materia
Una sfida che fa tremare i polsi, il confronto con il genio di Michelangelo, la sua forza plastica, il carattere enigmatico dei suoi personaggi, in un confronto con l’arte contemporanea, basato sulla capacità di ispirare ancora, a distanza di secoli, nuove immagini, riflessioni e capacità espressive. L’opera realizzata fra il 1524 e il 1527, in terra cruda, gesso e fibre vegetali, concepita come modello preparatorio per il gruppo scultoreo delle tombe medicee nella Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a Firenze, rappresenta a grandezza naturale, una divinità fluviale che viene posta ai piedi dei sarcofagi funebri.

Oggi conservato, dopo un accurato restauro, in una nuova sala all’interno dell’Accademia delle Arti del Disegno, il Dio Fluviale, così come in altre opere del non finito come nei Prigioni, ci dice in una forma embrionale, del gesto potente dell’artista, racconta di una vitalità espressiva capace di ispirare nuove conversazioni con il pubblico osservante. La tecnica utilizza per questa opera è molto simile alla pittura, con una composizione stratificata di materiali che si allontana dal modo del levare usato per la scultura a partire da un unico blocco di marmo. Una scelta filosofica, estetica, che conserva del soggetto la natura fragile e spezzata, in continuo divenire, in molti casi, il travaglio interiore, la memoria della sofferenza, la genesi del processo creativo.
La genesi creativa della De Bruyckere
Berlinde De Bruyckere è l’artista chiamata a cimentarsi per prima con questa sfida, dato che la trasformazione, le forme umane, il corpo degli animali nel loro processo di passaggio sono al centro della sua poetica. Il tema della descrizione dello spazio che intercorre fra la vita e morte, la bellezza al culmine dell’estetica perfezione e l’improvvisa ferita e il decadimento del corpo sono oggetto privilegiato delle sue opere precedenti. Le sculture dell’artista belga, che spesso ha esteso la propria ricerca alle arti sceniche e performative con un’attenzione alla fotografia, sembrano delle vere e proprie reliquie contemporanee, resti corporei considerati tramite fra cielo e terra, che trascendono il loro aspetto anatomico.

L’opera è modellata grazie all’uso di materiali plastici come la cera, alla quale viene aggiunto il colore per ottenere un effetto di maggior naturalezza. La perfezione lascia il posto a quella che è soltanto una memoria della condizione umana, in un processo di stratificazione di superfici, costruito con cicatrici, segni e tagli dai quali fuoriesce la materia viva. La reazione dello spettatore è ambivalente, stupore, paura, allo stesso tempo sublimazione di passioni e una forte attrazione verso la materia che si mostra in tutta la sua potente natura.
Sensualità e forza
A proposito della sua creatura la De Bruyckere: “Il Dio fluviale mi ha condotta altrove. In quest’opera (Knoop, 2026) il corpo, disteso in una curva simile a un arco, sembra galleggiare, quasi sospeso sopra il gruppo di cuscini annodati. L’arco allungato di un corpo disteso e gettato all’indietro, con il ventre fragile che sporge senza paura, è la mia interpretazione della cruda mascolinità, della forza condensata che emana dal Dio fluviale di Michelangelo“.
Il titolo dell’opera “Knoop 2026”, è un manifesto che porta con sé il significato stesso dell’ispirazione dell’artista. Questo termine in lingua olandese significa nodo, poiché quando si vuol far memoria, ricordare qualcosa, si stringe, si intreccia un tessuto, così come quando si è angosciati, si ha un pensiero negativo si usa dire avere un nodo in gola. Due immagini evocative che si materializzano nella lavorazione del tessuto del cuscino, intervallato da piccoli intrecci, o appunto nodi che costellano tutta la morbida superficie.

Il contrasto con la morbida seduta costituita da un soffice cuscino candido, la forma arcuata e suadente del torso nudo, privo della testa, rivela una potente sensualità, una trasgressione che appare spietata ma ha con sé una latente dolcezza. L’uomo che cerca in un tentativo di hybris di trasgredire e spingersi oltre il limite posto dagli dei, inevitabilmente è destinato a cadere, seppur vinto, pieno di una bellezza soprannaturale.
INVITO CON MICHELANGELO
Berlinde De Bruyckere incontra il Dio fluviale di Michelangelo
Fino al 24 gennaio 2027
A cura di Carlo Falciani
Accademia delle Arti del Disegno
Via Orsanmichele, 4 – Firenze




