
La XXXIV edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze è pronta ad aprire le porte del bellissimo Palazzo Corsini con il meglio dell’antiquariato italiano. Un carnet di opere d’arte è pronto a mostrarsi ribadendo la solidità del panorama storico-artistico che raccoglie a sé ogni anno esperti, collezionisti e amanti dell’arte da tutto il mondo.
Consuetudine dell’esposizione sono le mostre temporanee con oggetti provenienti da raccolte private e pubbliche, inoltre, vengono assegnati premi per opere significative esposte e a personalità stimate per il loro lavoro di alto valore culturale. Nuova direzione per Bruno Botticelli, antiquario fiorentino di lungo corso, raffinato e saggio, raccoglie da presto l’eredità di famiglia, oggi presiede l’Associazione Antiquari d’Italia, la sua nomina a Segretario Generale è stata proposta e sostenuta da Fabrizio Moretti, Segretario uscente, accolta all’unanimità dal Comitato Direttivo.

Il Rinascimento della grande pittura fiorentina e ferrarese
Il percorso espositivo si apre con le testimonianze dalle “Ricordanze” di Neri di Bicci negli inventari della famiglia Corsini; la Galleria FG Fine Art presenta tre opere scelte per qualità e provenienza: una “Cleopatra” di Domenico Puligo, tornata nel Palazzo dove fu conservata per generazioni, una Madonna la cui commissione è registrata nel diario di bottega del Quattrocento e uno scomparto di predella proveniente da una grande chiesa fiorentina scomparsa.
La scultura in bronzo e il collezionismo barocco
La Galleria Marletta porta all’attenzione un oggetto curioso, una piccola scultura in bronzo a soggetto “Scrofa” di Antonio Susini (1558-1624). Allievo e poi collaboratore del Giambologna, Susini è considerato uno degli scultori più importanti della Firenze granducale. Questa opera del primo Seicento proviene da una collezione privata fiorentina e racconta del gusto del suo tempo per la teatralità e la vitalità dell’azione. Gli animali, infatti, vengono raffigurati in piena azione, in un dinamismo quasi estremo, colti in gesti combattivi e vigorosi che spesso svelano significati allegorici.
Legato all’arte decorativa è il Cabinet in corallo della Brun Fine Art, un prezioso manufatto siciliano databile nella seconda metà del XVII secolo, di manifattura trapanese. Questa opera dalla finitura raffinata, d’impatto si compone di materiali differenti, dal legno, alla tartaruga, al rame dorato, al corallo e agli smalti, perfetto esempio del gusto collezionistico del Barocco mediterraneo.

La pittura a tema biblico e il paesaggio
In questo viaggio attraverso l’arte di ogni epoca troviamo due magnifici esempi di pittura a tema religioso. Fondantico, galleria bolognese, presenta “La fuga in Egitto” (olio su tavola), un dipinto giovanile fino ad oggi quasi inedito, databile 1615, che ci parla del virtuoso pennello di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591–1666). La tavola si annovera fra le opere di pittura a soggetto sacro, con un preciso soggetto, il paesaggio, che risente delle molteplici influenze emiliane, ferraresi e venete.
Una splendida tela ad olio da Gallo Fine Art, rappresenta “Rebecca al pozzo” dell’artista napoletano Luca Giordano (1634–1705). Il soggetto si riferisce all’episodio biblico di Eliezer, messo di Abramo per cercar moglie ad Isacco, che incontra la fanciulla Rebecca al pozzo e la omaggia di preziosi gioielli con un gesto di generosità che concede una svolta al destino del giovane. Un dipinto dalle pennellate rapide, dai colori luminosi e con una straordinaria capacità di rendere viva la materia pittorica. La scena si trasforma, attraverso i sontuosi abbigliamenti della giovane e la reverenza del servitore di Abramo, nonché grazie alla presenza di animali e altre figure che occupano la seconda scena in penombra, in una scena di raffinata eleganza veneziana.
Antonio Canova protagonista con opere grafiche e pittoriche
Antonio Canova è presente nello stand di Alessandra Di Castro – Antichità, galleria romana, che porta in una versione inedita, attraverso un nucleo di disegni di grande formato, gli studi preparatori delle sculture e del lavoro degli allievi nella sua prolifica bottega. Fra i fogli esposti, emerge la testimonianza culturale e letteraria del tema sepolcrale dalla quale si evince il dialogo proficuo con Ugo Foscolo, ai tempi del volontario esilio. Esempio di questa stagione artistica è il disegno di Giuseppe Vannini, “Monumento di Vittorio Alfieri di Antonio Canova nella basilica di Santa Croce a Firenze” esposto allo stand della galleria. Sempre di Antonio Canova è la “Maddalena penitente” esposta dalla Galleria Carlo Orsi, un raro dipinto autografo databile tra il 1798 e il 1799 durante il soggiorno dell’artista a Possagno. Questo dipinto costituisce una delle rare testimonianze dell’attività pittorica, meno nota ma che Canova affiancò alla produzione scultorea. La Maddalena costituisce un soggetto controverso, una giovane donna dai capelli biondi, sciolti a coprire le spalle, con un drappo che le cinge i fianchi, in preghiera, piange disperata e, allo stesso tempo, contempla un crocifisso, sullo sfondo una parete rocciosa con elementi vegetali. Un ritrovamento di grande valore per l’eccezionalità del personaggio, rappresentato nella sua umanità, una peccatrice, vinta dalla sofferenza, sospesa tra sacro e profano, lontana dalla perfezione formale della scultura neoclassica.

L’Avanguardia Futurista irrompe con la scomposizione della luce e del movimento
L’Avanguardia Futurista irrompe con la Galleria Carlo Virgilio, che presenta un importante foglio a matita e acquerello di Giacomo Balla (Torino 1871 – Roma 1958), “Studio per Compenetrazione iridescente” (1914 ca.), proviene da Casa Balla, segnando una delle tappe fondamentali della nascita del Futurismo. L’opera, proveniente da collezione privata, è testimone della precoce fase futurista delle compenetrazioni iridescenti, come indagine scientifica degli effetti della luce sulla materia e, dunque, sul colore e sul movimento.
Nella sezione di Farsetti Arte, si trova un capolavoro futurista dal titolo: “Danseuse et violiniste” (1915) di Gino Severini (1883 – 1966), pittore che a Roma, frequenta Boccioni e Balla e si avvicina alla tecnica divisionista, che approfondisce negli anni parigini, attraverso la conoscenza e il confronto con la pittura postimpressionista di Seurat e Signac. L’opera, in carboncino e matita su carta, datata 1915, esplora il tema della danza e del movimento simultaneo, svolgendolo attraverso la scomposizione dei piani spaziali alla maniera del Cubismo. L’esposizione affianca questo dinamismo di Severini alle visioni oniriche e metafisiche di Alberto Savinio.
A chiusura un ponte tra eta’ antica e contemporanea
Il percorso della Biaf si chiude con un ponte ideale tra l’antico e l’era contemporanea affidato a Tornabuoni Arte che presenta “J’adore Clytie” (2020) di Francesco Vezzoli. Nell’artista visivo, l’edonismo contemporaneo e la memoria della Bellezza classica coesistono, come in questo busto in marmo francese della seconda metà del XVIII secolo, attraverso l’applicazione diretta di vero trucco Chanel, brand di lusso riconoscibile e uso di pittura acrilica. Il tema della ricerca archeologica come punto di partenza e l’inserimento della cultura pop contemporanea reinventano l’opera stessa in un processo di trasformazione non estraneo a ciò che accadeva in passato quando templi e monumenti venivano trasformati secondo l’utilità comune. Vezzoli aggiunge un ingrediente fondamentale: l’ironia, una colta ironia, che sa giocare con il valore delle opere e portare leggerezza, sensualità con un tocco di glamour.

BIENNALE INTERNAZIONALE DELL’ANTIQUARIATO DI FIRENZE
26 settembre – 4 ottobre 2026
Palazzo Corsini
Via del Parione 11, 50123 Firenze
Tel. 055 282635
Email: [email protected]
www.biaf.it




