
Nell’ambito di Mercanteinfiera – la fiera di antiquariato, modernariato, design storico e collezionismo in programma dal 3 all’11 ottobre a Parma – verrà inaugurata una mostra dedicata alla cabina telefonica, oggetto cult dell’immaginario pop italiano
È tra gli eventi di punta di Mercanteinfiera – la fiera di antiquariato, modernariato, design storico e collezionismo in programma dal 3 all’11 ottobre a Parma – la mostra Pronto chi parla? L’evoluzione della telefonia pubblica italiana, a cura di Leonmario Moretti e del Museo della Telefonia Pubblica.
L’esposizione vede al centro un oggetto cult dell’immaginario pop italiano: la cabina telefonica.
“Le cabine telefoniche sono oggetti della vita quotidiana diventati, quasi senza accorgercene, veri e propri archivi del Novecento”, sottolinea Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera. “Raccontano non soltanto l’evoluzione di una tecnologia, ma un modo diverso di comunicare e di stare nel mondo. Erano spazi pubblici che, per il tempo di una chiamata, diventavano luoghi privati: custodivano attese, urgenze, confidenze, separazioni e ritorni. Riportarle oggi al centro di una mostra significa guardarle come testimonianze di abitudini e relazioni che hanno segnato intere generazioni. Anche la loro rapida scomparsa racconta quanto sia cambiato, in pochi anni, il nostro modo di comunicare e di vivere. È questo il senso del collezionismo: conservare gli oggetti perché continuino a raccontare il loro tempo e aiutino a comprendere il nostro”.
Il percorso espositivo presenta due cabine telefoniche da esterno Telecom, in vetro e metallo, e una cabina con cupola, riconducibili al paesaggio urbano italiano degli anni Ottanta e Novanta. Per decenni sono state un elemento fisso del paesaggio urbano, al punto da diventare invisibili. Poi, con l’arrivo dei cellulari, sono scomparse nel giro di pochi anni insieme alla funzione per cui erano nate.
Accanto alle cabine, trovano spazio apparecchi a gettone, schede telefoniche, telefoni e oggettistica originale: frammenti minori di un’infrastruttura che ha attraversato il Novecento e modificato il modo in cui gli italiani comunicavano a distanza. Completano il percorso la Bianchina con la livrea gialla e blu della SIP, il manichino con la divisa ufficiale del tecnico di rete e una fotografia storica del cabinato telefonico utilizzato a Nassiriya, in Iraq, durante la missione italiana “Antica Babilonia”. Proprio a Nassiriya, il 12 novembre 2003, un attentato contro la base “Maestrale” provocò 28 vittime, tra cui 19 italiani.
A raccogliere questa memoria è stato Leonmario Moretti, curatore del Museo della Telefonia Pubblica, la cui collezione supera oggi i mille pezzi tra telefoni, gettoniere, apparecchi a scheda, documenti tecnici, cabine e cupole, tra cui una cabina del 1934, la più antica del suo patrimonio. “Conservare un telefono significa salvare un apparecchio. Conservare una cabina significa salvare lo spazio fisico dentro cui la comunicazione avveniva: la porta che si chiudeva, il tempo della telefonata, la separazione temporanea dal mondo esterno“, spiega Moretti. “La raccolta non documenta soltanto l’evoluzione di una tecnologia, ma un’infrastruttura della vita quotidiana del Novecento. È questo a renderla unica nel panorama europeo: esistono collezioni di telefoni, schede e materiali tecnici, ma quasi nessuno ha conservato le cabine nella loro fisicità”.
A questo link è possibile consultare il programma completo di Mercanteinfiera 2026.




