27 Settembre 2026 23:34

Giacometti e l’Italia. Oltre cento opere per la grande mostra in preparazione a Palazzo Reale

Alberto Giacometti, L’homme qui marche, 1960, Collezione privata
Alberto Giacometti, L’homme qui marche, 1960, Collezione privata
Dal 25 febbraio al 20 giugno 2027 Milano ospiterà la retrospettiva con sculture, dipinti e disegni provenienti dalla collezione della Fondation Giacometti

L’homme qui marche, il bronzo del 1960, è una delle sculture più celebri di Giacometti. L’opera che gli permette di esprimere la sua visione del mondo. E dei suoi simili. Specialmente quelli che gli sono più vicini. Una visione che si articola in un drammatico processo di ricerca. Che inizia dai suoi lavori adolescenziali dove riesce facilmente a disegnare l’oggetto della sua attenzione, per incagliarsi poi nella forma che si scompone. Nel non comprendere ciò che gli sta davanti. Allora tende a ridurre al minimo la materia di cui sono fatti gli esseri. I volti specialmente diventano affilati come una lama. Per dare il meno appiglio possibile alla fine della vita che ci accompagna ovunque.

A vent’anni gli muore accanto durante un viaggio in treno, l’uomo che ha casualmente conosciuto. Non è la morte a sconvolgerlo ma la solitudine di quella persona. Percepisce che non è solo il corpo a diventare inerte, ma lo stesso io, inutile involucro della materia. La scomparsa del compagno di viaggio gli rivela il nulla. La persona che si ama o si guarda è solo effimera apparenza. Una materia priva di senso che ci rapporta al prossimo, da un lato come un assoluto, e dall’altro come il niente. Di qualcuno, possiamo cogliere l’idea dello sguardo e non la presenza.

Si spiegherebbe nelle sue sculture la riduzione del volto ad una lama, come accennato prima, per allontanare la caducità della materia, simbolo dell’ineluttabile. Sono riflessioni che troveranno riscontro nelle sale di Palazzo Reale di Milano, dal 25 febbraio al 20 giugno 2027. Ospiteranno la retrospettiva Giacometti e l’Italia con oltre cento opere tra sculture, dipinti e disegni provenienti dalla collezione della Fondation Giacometti. Una considerevole selezione, di sculture in bronzo, dipinti e disegni, che include lavori concepiti a stretto contatto con il contesto italiano, da Il Naso al Busto di Uomo.

 

Alberto Giacometti, Tête qui regarde, 1928-29, Courtesy Christie’s
Alberto Giacometti, Tête qui regarde, 1928-29, Courtesy Christie’s
Soggiorni formativi

Una retrospettiva che sancisce il ritorno dello scultore elvetico nell’importane sede dopo più di trent’anni. Come s’intuisce dal titolo l’evento, curato da Romain Perrin, vuole raccontare il rapporto personale e artistico di Giacometti con la cultura del nostro Paese. L’artista di lingua italiana, nato nel Canton Grigioni nel 1901, ha avuto varie occasioni di abitare nella Penisola conoscendo intellettuali e collezionisti italiani determinanti per il suo percorso creativo. Nel 1920, a diciannove anni, segue il padre a Venezia, invitato alla Biennale. Da lì prosegue verso Roma. Visitando poi Assisi, Firenze e Napoli.

Nell’aprile del 1921 scrive alla famiglia da Napoli dopo aver visitato Pompei e Paestum. Dicendosi sorpreso dalla modernità formale delle pitture pompeiane. I templi di Paestum sono per lui una rivelazione. Per un’arte fondata sulla forza e sulla semplicità. Giudizi estetici che anticipano la futura poetica di Giacometti. Che non vede nel passato una raccolta pura e semplice da immagazzinare ma qualcosa in grado di comunicare con il presente.

Il percorso espositivo sarà organizzato in sezioni-focus cronologiche e tematiche. A partire da La scoperta dell’Antichità: caratterizzata dai viaggi giovanili e i soggiorni formativi a Firenze, Roma e Napoli. Importanti per incrementare la sua cultura classica: in una lettera del 1920 definisce come la sua “nuova patria”. Si continuerà con La stagione parigina e le forme cubiste. Ci saranno le opere d’esordio e di matrice cubista presentate a Parigi nel 1928 e confrontate con il lavoro di artisti italiani dell’epoca. A chiudere, La ricerca tecnica e spaziale. Un’analisi sulle diverse soluzioni tecniche scelte dall’artista, riferite al suo approccio unico riguardante la configurazione del bronzo e la rappresentazione dinamica della figura umana nello spazio.