28 Settembre 2026 15:23

Il potere del frammento. A Palazzo Strozzi inaugura Broken

Testa di Arianna addormentata, marmo asiatico, Firenze, Museo Archeologico, © ph. A. Quattrone
Testa di Arianna addormentata, marmo asiatico, Firenze, Museo Archeologico, © ph. A. Quattrone
Un viaggio nella storia della scultura: il frammento dall’antico Egitto alla Grecia classica fino a Michelangelo, Rodin, Bourgeois, Vezzoli e Danh Vo

Il termine frammento deriva dal latino fragmentum, “pezzo di cosa rotta”, collegato alla radice di fragilis, fragile, a sua volta derivato dal verbo frangere, che significa “rompere” o “spezzare”. È tutto nel significato etimologico del termine l’essenza della mostra appena inaugurata alla Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze. Fino al 24 gennaio 2027, Broken. Il potere del frammento celebra il potere evocativo e il fascino che il frammento, il non compiuto, l’indefinito, ha esercitato nella storia dell’arte e dell’archeologia.

La grande esposizione, nata da un progetto congiunto tra Fondazione Palazzo Strozzi e la National Gallery of Art di Washington, dove inaugurerà nella primavera del 2027 con un nuovo allestimento tailor made per i sui spazi espositivi, narra del significato estetico e della portata simbolica del frammento. Al centro della discussione critica il significato antropologico e filosofico dell’opera incompiuta, menomata o censurata. Le opere scelte ci dicono quanto la loro forza, la capacità di espressione, di trasmettere emozioni e di far comunicare i popoli non si scalfisca anche quando mancante di alcune sue parti, anzi riesca a concentrare l’attenzione e a sviluppare l’immaginazione dello spettatore in un dialogo che non si arresta.

Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
Il corpus delle opere

Nella sua “Naturalis Historia”, Plinio il Vecchio ci dà testimonianza della statua di Elio, il dio sole, il celebre Colosso di Rodi che un terremoto aveva spezzato e ridotto in pezzi, una delle Meraviglie del mondo antico che, «anche se a terra, costituisce tuttavia ugualmente uno spettacolo meraviglioso». La rottura non è necessariamente una forza distruttiva, nei frammenti si custodisce un potere quasi magico e come ci insegna Plinio osservare una statua spezzata può emozionare quanto vederla intatta.

Oltre 80 opere, che provengono da paesi lontani, molti i prestiti da numerose istituzioni, in un percorso che interessa epoche e aree geografiche diverse, coinvolgendo l’intero globo terrestre, dal Vicino Oriente Antico alle Ande, al Centro America, dall’Asia a Roma, attraverso il tempo e lo spazio, dall’antichità al presente. Manufatti, reperti archeologici, opere d’arte che parlano della storia dell’uomo, che rappresentano vicende e personaggi, miti e legende, potere e sconfitta. Le ragioni che hanno portato gli oggetti a perdere parte di loro stessi sono molteplici: iconoclastie, devastazioni belliche, vandalismo e calamità naturali.

Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
Distruzione e rinascita

Ripercorrere la loro storia significa ripercorrere la storia dell’uomo, che è sempre frutto di trasformazione, distruzione e rinascita. La mostra si sviluppa nelle 10 sale per sezioni tematiche, fra queste: i volti, i corpi, le iconoclastie, guerre e colonialismo, natura e due sale dedicate interamente a due artisti, Danh Vo e Paul Pfeiffer. “Dux”, 1923, di Adolfo Wildt dalla Collezione Carlo Eleuteri, busto in bronzo scuro che racconta un pezzo della storia del nostro Paese, un dittatore raffigurato alla maniera dei grandi condottieri dai tratti stilizzati e solenni, dal più celebre degli scultori italiani del Novecento. I segni delle puntellature dei picconi e i proiettili inflitte dai partigiani durante il giorno della Liberazione trasformano il frammento danneggiato in un simbolo visivo della fine del regime fascista.

Immagini simbolo di questo accurato progetto espositivo il Torso virile detto “di Livorno” del I sec. a.C. proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze (tornato al suo splendore grazie a Friends of Florence), la La Religione, 1815, di Antonio Canova dalla Gypsotheca di Possagno e Naso e labbra di Akhenaton da Akhetaton (1353-1336 a.C. circa), oggi al The Metropolitan Museum of Art di New York, scelta come immagine ufficiale, tutte opere di grande impatto emotivo oltre che equilibrio di proporzioni e raffinata bellezza.

Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
Artisti contemporanei: Vezzoli, Von Bismarck, Vo e Pfeiffer

Il corpo ricomposto è, invece, il tema dell’opera “The Swan. Portrait of Emperor Marcus Aurelius with a Female Bust” (Il cigno. Ritratto dell’imperatore Marco Aurelio con un busto femminile, 2023) di Francesco Vezzoli, che combina frammenti antichi in una figura genderfluid, metà donna nel busto di una statua femminile tardorinascimentale e metà uomo nella testa maschile di epoca romana (II sec. d.C.) su una colonna di marmo. Una sorta di “Frankenstein archeologico”, che unisce generi, periodi storici diversi in un melting pot culturale che si proietta verso le future generazioni. Il corpo simbolico del potere è rappresentato nell’opera “The Elephant in the Room (Otto von Bismarck)” di Julius von Bismarck scompone e ricompone un monumento celebrativo, rivelando la precarietà dell’autorità che rappresenta.

Una statua cinetica che occupa la stanza principe del palazzo; lo spettatore è invitato a seguire il processo lento ma continuo di disgregazione del corpo del condottiero insieme a quello del suo cavallo, metaforicamente la dissoluzione di una storia di guerra e sopraffazione. La sala con focus sull’artista vietnamita Danh Vo, con tre opere tratte dalla serie meat cables, frammenti di Cupidi cinquecenteschi o marmi romani associati ad elementi contemporanei. In una, sono collocati in una valigia Rimowa mentre nelle altre due sono sostenuti da legno da costruzione, in un caso insieme a un frammento di colonna. Il tema della circolazione delle opere d’arte e la formazione delle collezioni europee, gli spostamenti forzati e il traffico dei corpi umani sono cari all’artista, lui stesso giovanissimo esule in Danimarca.

Altre prospettive

L’opera con la valigia riprende un episodio biografico di Vo del 2008: per trasportare una statua lignea cinquecentesca di san Giuseppe senza sostenere le spese di spedizione la tagliò in parti più piccole così da essere trasportate come bagaglio a mano. Un oggetto non è mai soltanto una testimonianza del passato, ma anche un mezzo per reinterpretare la storia attraverso altre prospettive. Teste, torsi, braccia e gambe intagliati e dipinti separatamente secondo tecniche legate alla produzione di immagini sacre costituiscono il corpus delle opere di Paul Pfeiffer, che riprende la tradizione degli encarnadores, artigiani specializzati nel conferire al legno l’apparenza della carne viva.

Personaggio simbolo diviene Justin Bieber con i suoi tratti anatomici e i suoi tatuaggi, riprodotti con estrema precisione su un corpo scomposto. L’installazione si presenta come una costellazione di frammenti, di parti che rimangono autonome per non ricongiungersi mai. La venerazione del corpo, in questo caso quello di una celebrity del pop mondiale, riconoscibile, pure nella sua fragilità, accostata ad un immaginario sacro religioso, del corpo martire del Cristo. La frammentazione, quindi, non sempre è una perdita, ma può generare un corpo nuovo e plurale.

Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
Broken. Il potere del frammento, Palazzo Strozzi, Firenze © photo Ela Bialkowska OKNOstudio
L’allestimento e la campagna di restauro

L’allestimento utilizza colori di grande impatto, rosso burgundy, blu intenso e verde bosco, nonché quinte e scatole prospettiche che, soprattutto con le statue, oltre che aumentare la loro monumentalità, guidano ad una più facile lettura dei dettagli e isolano l’attenzione indirizzando lo sguardo dello spettatore sui particolari. Così accade per il Guerriero con scudo di arte nuragica all’inizio della seconda sala, attraverso un gioco prospettico che utilizza netti chiaroscuri. La mostra Broken ha reso possibile il restauro di sculture e reliquiari, dando al pubblico la possibilità di esporre e rileggere molte opere.

Altri manufatti sono stati sottoposti a interventi di manutenzione e ciò ha consentito di conoscerne meglio materiali e tecniche esecutive. Esempi sono: la Mano destra di statua colossale tradizionalmente associata a Costantino dei Musei Capitolini di Roma, il Cristo portacroce del Museo di San Marco di Firenze e il Reliquiario del braccio di sant’Anna del Museo del Tesoro di San Lorenzo di Genova.

Nel cortile l’installazione di Mark Manders

In occasione della mostra, l’artista olandese-belga Mark Manders presenta Silent Studio (Reduced to 88%), una grande installazione che trasforma il Cortile rinascimentale di Palazzo Strozzi in uno “studio temporaneo all’aperto”. Protagonista è la monumentale scultura Tilted Head, che appare fragile, incompiuta e come modellata in argilla. In realtà si tratta di un calco in resina del modello originale in argilla con una serie di arredi realizzati all’88% della scala reale, una riduzione quasi impercettibile, capace di generare un senso di straniamento.

Presenti anche pagine di giornale usate come appoggio o rivestimento che, però, nascondono testi incomprensibili in inglese, con ripetizione casuale di parole, che imitano l’aspetto di un quotidiano corredato con fotografie della polvere nello studio dell’artista. Un’altra declinazione sul tema con particolare attenzione alla precarietà rappresentata dall’opera con la sua instabilità, in contrasto con la solidità e la monumentalità di Palazzo Strozzi, un’immagine metaforica della continua tensione fra questi due aspetti della vita stessa.

“Broken. Il potere del frammento”
Fino al 24 gennaio 2027
A cura di C.D. Dickerson III e Andrew Sears in collaborazione con Arturo Galansino
Palazzo Strozzi, Firenze
www.palazzostrozzi.it