30 Settembre 2026 23:58

Torna a Roma un capolavoro di Turner. Da Sotheby’s una veduta da record stimata 50 milioni

Joseph Mallord William Turner, R.A, Rome, from Mount Aventine (courtesy Sotheby's)
Joseph Mallord William Turner, R.A, Rome, from Mount Aventine (courtesy Sotheby’s)
Dopo aver segnato nel 2014 il primato assoluto per Turner, «Rome, from Mount Aventine» torna per tre giorni nella città che lo ha ispirato, a Palazzo Rondinini, prima dell’incanto londinese del 9 dicembre

Non capita spesso che un’opera d’arte riannodi i fili con il proprio luogo d’origine dopo quasi due secoli, conservando intatta la vertigine dell’istante in cui fu concepita. Succede nelle sale barocche di Palazzo Rondinini, dove Sotheby’s svela al pubblico italiano – per la prima volta e fino al 1° ottobre – Rome, from Mount Aventine (1836), vertice indiscusso della tarda maturità di Joseph Mallord William Turner. Con una stima che si aggira attorno ai 50 milioni di sterline (circa 60 milioni di euro), il dipinto si candida a riscrivere la storia del mercato: è l’opera di maggior valore mai esposta in Italia da una casa d’aste e, il prossimo 9 dicembre a Londra potrebbe infrangere il suo stesso primato.

Era infatti il dicembre 2014 quando la tela, proveniente direttamente dalla collezione dei conti di Rosebery, venne battuta sempre da Sotheby’s per 30,3 milioni di sterline (47,6 milioni di dollari), stabilendo un record per il maestro britannico rimasto imbattuto da allora. A distanza di dodici anni, il dipinto si riaffaccia sul mercato forte di credenziali museali e di uno stato di conservazione miracoloso: nei suoi 191 anni di vita non è mai stato rintelato né restaurato, custodito ancora nel telaio e nella cornice d’epoca, con la materia cromatica talmente intatta da recare impresse le impronte digitali di Turner, i colpi decisi della spatola e persino i peli del pennello rimasti intrappolati nell’impasto fresco.

Rigenerazione civile

Concepita durante il secondo soggiorno romano del 1828-1829 su commissione del mecenate e compagno di viaggi Hugh Andrew Johnstone Munro of Novar, la veduta trasfigura cinque meticolosi taccuini di studi topografici in una grandiosa sintesi poetica, lavorando con il rigore del cartografo e la libertà del visionario. Sulla tela, la luce dorata dell’alba avvolge l’ansa del Tevere imperniata sui resti dell’antico Ponte Emilio, aprendosi verso la cupola di San Pietro, il Foro, il Palatino e il Colosseo, fino al profilo svettante del pino domestico e all’animazione fluviale di Ripa Grande.

 

Joseph Mallord William Turner, R.A, Rome, from Mount Aventine (courtesy Sotheby's)
Joseph Mallord William Turner, R.A, Rome, from Mount Aventine (courtesy Sotheby’s)

Ma il colle Aventino, nell’immaginario turneriano e post-napoleonico, è soprattutto il simbolo della libertà repubblicana e della rigenerazione civile, dove l’antico e il moderno convivono attraverso velature traslucide che applicano all’olio la trasparenza tipica dell’acquerello. Esposta alla Royal Academy nel 1836, l’opera spaccò la critica più conservatrice ma folgorò i contemporanei, tanto che il Morning Post scrisse che l’artista «abbaglia l’immaginazione e disarma ogni critica». Nel 1878, alla vendita della collezione Munro, Archibald Primrose, V conte di Rosebery e futuro Primo Ministro britannico, la acquistò per 6.142 sterline come dono di nozze per Hannah de Rothschild, allora la donna più facoltosa del Paese, legando il capolavoro alla famiglia per oltre un secolo prima del passaggio d’asta del 2014.

Come ricorda Julian Gascoigne, senior specialist del dipartimento di British Paintings di Sotheby’s, «è nei soggetti a lui più intimamente legati che Turner esprime al meglio il proprio talento, e nessun luogo gli fu più caro di Roma», segnando l’avvio di quei quindici anni finali che avrebbero aperto la strada all’Impressionismo e alla pittura moderna. Sarà il martello di New Bond Street a misurarne il valore…