03 Ottobre 2026 00:29

La Francia non paga e il Louvre pensa a una raccolta fondi per la sicurezza

Louvre

Christophe Leribault, nominato a capo del Louvre lo scorso febbraio per placare la crisi seguita alla rapina da 88 milioni di euro, accelera sulla sicurezza del museo e lancia una raccolta fondi globale per il progetto da 1,1 miliardi, perché lo Stato francese contribuirà solo per circa un terzo

Il nuovo direttore del Louvre afferma di star instillando una «cultura della sicurezza» nel museo più visitato al mondo, a un anno dal furto dei gioielli della corona del XIX secolo, quando i ladri sfruttarono debolezze evidenti.

«Un tempo i musei presumevano che le opere più famose del nostro patrimonio fossero essenzialmente invendibili e intoccabili, ma ora sappiamo che dobbiamo essere estremamente vigili. Sono iniziati e proseguono lavori di ristrutturazione urgenti. La sicurezza deve essere integrata fin dall’inizio in tutte le nostre scelte», ha dichiarato Christophe Leribault al Financial Times.

Già alla guida della Reggia di Versailles e del Musée d’Orsay, il sessantaduenne Leribault è stato accolto al Louvre dai sindacati, spesso inquieti, che consideravano il suo predecessore, Laurence des Cars, distaccata e autoritaria. Leribault, specialista di pittura francese del XVIII secolo, ha già placato gli scioperi e ora ha il difficile compito di aggiornare rapidamente l’infrastruttura di sicurezza del Louvre, cronicamente sottofinanziata, portando avanti al contempo la sua ristrutturazione più ambiziosa degli ultimi quarant’anni.

Le misure temporanee

Dopo la rapina dello scorso ottobre, il Louvre ha installato sbarre metalliche dove i ladri sono entrati, aggiunto telecamere, riparato i cancelli d’accesso e portato guardie private supplementari. Ha anche avviato una revisione della sicurezza a lungo ritardata del costo di oltre 80 milioni di euro, sebbene elementi principali debbano ancora essere implementati, tra cui la sorveglianza perimetrale e un nuovo posto di comando centrale. Nel mentre Leribault sovrintende anche a un’iniziativa da 1,1 miliardi di euro sostenuta dal presidente Emmanuel Macron, che mira ad alleviare il sovraffollamento cronico creando un nuovo ingresso e una galleria più ampia per la Gioconda.

Circa il 40 per cento del costo della ristrutturazione andrà a sostituire gli arcaici sistemi di riscaldamento e raffreddamento del museo, che mettono a rischio opere fragili, oltre a potenziare i bagni messi a dura prova da 9 milioni di visitatori all’anno. Ma c’è un però: lo Stato francese contribuirà solo per circa un terzo del miliardo e cento milioni di preventivo. La sede del Louvre ad Abu Dhabi fornirà 300 milioni in diritti di licenza, il resto dovrà venire da privati facoltosi e aziende. Così Leribault sta cercando fondi in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, dove è stato negli ultimi mesi per corteggiare possibili donatori.

La proposta è che il Louvre finanzi i lavori meno glamour, come la riparazione dei tetti e il ricablaggio delle gallerie, lasciando le donazioni per il nuovo ingresso e la galleria della Gioconda. La raccolta fondi dovrebbe completarsi entro sei mesi, prima delle elezioni presidenziali, e assicurarsi abbastanza sostegno per ottenere l’approvazione dal prossimo governo.