08 Ottobre 2026 00:05

Oltre il museo. La nuova vita del Design Museum Gent

La nuova ala del Design Museum Gent
La nuova ala del Design Museum Gent
Dopo quattro anni di lavori, l’importante museo riapre con una nuova ala e una nuova vocazione “ecumenica”

“Non si tratta di un museo più grande, ma di qualcosa che va oltre il museo. Un luogo capace di costruire senso insieme alla comunità, con la rilevanza sociale al centro di una società diversa e complessa”. Con queste parole Katrien Laporte, direttrice uscente del Design Museum Gent, ha introdotto la riapertura del museo dopo quattro anni di lavori. Con un’ambizione che va ben oltre l’ampliamento degli spazi. La trasformazione del museo belga, inaugurata il 3 ottobre, non riguarda soltanto l’architettura. Prova a ridefinire cosa possa essere oggi un museo del design, quale rapporto debba avere con la città. E, soprattutto, quanto possa incidere sulla realtà che lo circonda.

Il risultato è un museo più grande, certo, ma soprattutto più aperto. Gli edifici storici di Jan Breydelstraat sono stati restaurati e collegati a una nuova ala su Drabstraat. Progettata dallo studio londinese Carmody Groarke insieme alla belga ATAMA, con RE-ST per il restauro degli edifici esistenti. L’intervento ricompone così parti diverse del complesso in un unico organismo, aumentando gli spazi dedicati alle mostre, alla collezione e alle attività pubbliche.

 

Interni del Design Museum Gent
Interni del Design Museum Gent

La nuova architettura, però, non vuole scomparire dietro le opere. Al contrario, sceglie di dichiararsi. La facciata della nuova ala è già una sorta di manifesto del museo: anche l’edificio è un oggetto di design. E, come tale, può diventare occasione per interrogarsi sui materiali, sulla produzione e sui modelli di consumo.

Un’istituzione più aperta

Ma il rapporto con la città era una questione centrale già nelle prime fasi del progetto. Gli architetti di Carmody Groarke raccontano che una delle domande poste all’inizio del percorso progettuale fu proprio: “Che cosa rende questo un museo per me?” Una domanda rivolta non soltanto agli addetti ai lavori, ma a chiunque potesse entrare in contatto con l’edificio nel tessuto urbano.

Per gli architetti, infatti, il progetto non doveva limitarsi a celebrare la cultura degli oggetti. L’ambizione era trasformare un’istituzione con un secolo di storia “da museo dedicato semplicemente all’esposizione e alla celebrazione della cultura degli oggetti in un’istituzione più aperta, capace di accogliere un pubblico molto più ampio”, come hanno sottolineato durante l’inaugurazione.

 

 

È un passaggio importante per comprendere l’architettura della nuova ala: non soltanto un ampliamento funzionale, dunque, ma il tentativo di rendere il museo più accessibile anche a chi non arriva a Gand con una specifica familiarità con il design. Come spiegano gli stessi architetti, l’idea era creare uno spazio nel quale anche un semplice passante potesse sentirsi a proprio agio entrando nell’edificio.

Non solo esporre, ma fare design

È forse questa la novità più interessante della riapertura. Il Design Museum Gent non vuole più limitarsi a mostrare il design: vuole farlo attraversare fisicamente dall’esperienza del visitatore. Nel museo trovano posto una serie di progetti appositamente commissionati o integrati nell’architettura, dall’urban jungle progettata da Bas Smets al mobilio di Casimir e Bram Vanderbeke & Wendy Andreu, dalle tende acustiche di Chevalier-Masson al cancello d’ingresso in alluminio stampato in 3D, di Unfold.

 

Interni del Design Museum Gent
Interni del Design Museum Gent

È una scelta coerente con l’idea che il design non sia una categoria confinata agli oggetti iconici, ma una disciplina capace di intervenire sull’ambiente quotidiano. E proprio qui emerge uno degli aspetti più riusciti del nuovo progetto: il museo diventa esso stesso una sorta di dispositivo espositivo.

Ma questa scelta porta con sé anche una domanda critica. Quando l’architettura, gli arredi, la grafica e gli allestimenti diventano tutti parte dell’esperienza, dove finisce il museo e dove comincia il suo racconto? Il rischio, inevitabile in un progetto così fortemente caratterizzato, è che il contenitore finisca talvolta per competere con ciò che dovrebbe raccontare. È una tensione interessante, tuttavia, e forse persino necessaria per un’istituzione che vuole mettere in discussione l’idea tradizionale di museo.

Un museo che guarda al presente

Il nuovo percorso nasce attorno a un principio semplice e ambizioso: “Everything is designed – and can be redesigned”. Tutto è progettato, dunque tutto può essere riprogettato. La frase sintetizza il nuovo orientamento del Design Museum Gent, che sceglie di leggere il design anche attraverso i sistemi, i materiali, le tecnologie e le decisioni che contribuiscono a costruire il mondo contemporaneo.

 

Interni del Design Museum Gent
Interni del Design Museum Gent

Lo si vede soprattutto in Collection: Models from the Past for the Future, la rinnovata esposizione della collezione. Oggetti storici e contemporanei vengono messi in dialogo attraverso temi che mostrano come il design abbia risposto, nel corso del tempo, ai cambiamenti tecnologici e alle trasformazioni del modo di vivere. L’operazione evita così la semplice celebrazione del “buon design” e prova a spostare l’attenzione sulle condizioni che lo rendono possibile. Non soltanto: “Qual è questo oggetto?”, ma anche “Perché è stato progettato così?” e “Quale idea di società porta con sé?”.

È una prospettiva che trova un ulteriore sviluppo in Public Matter(s), mostra dedicata al rapporto fra design e democrazia. Gli spazi pubblici, le istituzioni e le modalità con cui viviamo insieme diventano a loro volta materia progettuale. Qui il museo compie il passaggio più netto: dal design come produzione di oggetti al design come strumento per leggere la società.

 

Interni del Design Museum Gent
Interni del Design Museum Gent
Una nuova identità per Gand

Il progetto ha anche una dimensione urbana evidente. La nuova ala e il complesso restaurato cercano un rapporto più diretto con la città, mentre la riapertura è stata accompagnata da Design Fest Gent, che porta il design in luoghi creativi e non convenzionali di Gand.

È un modo per evitare che il museo rimanga un’isola culturale e per trasformarlo, almeno nelle intenzioni, in un nodo di una rete più ampia. Il punto, in definitiva, non è soltanto avere più sale o una nuova architettura. È capire se questa infrastruttura riuscirà a sostenere nel tempo la promessa più ambiziosa del progetto. Essere un luogo nel quale designer, ricercatori, cittadini e visitatori possano davvero produrre conoscenza insieme.

https://designmuseumgent.be/nl