08 Ottobre 2026 00:06

Vinicio Capossela e l’India agricola al Romaeuropa Festival 2026

Vinicio Capossela in scena Festival
Vinicio Capossela in scena al Romaeuropa Festival
Una ballad italiana e un toccante racconto politico uniti al festival che fino al 15 novembre mette in scena teatro, performance, musica e danza

Romaeuropa Festival (REF) è uno tra gli appuntamenti più attesi della Capitale per chi ama le arti sceniche. Fino al 15 novembre il suo programma di teatro, performance, musica e danza ci propone di riconoscere come in questa epoca di distanze tecnologiche il teatro sia un rito necessario di confronto umano e culturale, un luogo dove condividere un’intimità artistica che è sempre anche politica.

Pankaj Tiwari è un artista contemporaneo, regista teatrale e scrittore originario della città di Balrampur, in India. Attualmente vive ad Amsterdam e al Romaeuropa Festival 2026 ha presentato The Harvest of Broken Promises, uno spettacolo che mescola memoria personale e storia collettiva. Tra argilla modellata a mano, enormi dehri (contenitori) e proiezioni di found footage, il suo lavoro racconta come l’apertura neoliberista al mercato globale, nell’India degli anni Novanta, abbia trasformato in maniera drastica il rapporto con la terra e la sostenibilità agricola. Nato in una famiglia contadina, porta in scena i ricordi e la sapienza dei suoi avi capaci di riconoscere ciò di cui ha bisogno la terra con un solo sguardo.

Legami sottili e solidi

Il loro rapporto onesto, fatto di fatica e regole chiare, e il loro rispetto per la terra ottenevano in cambio quanto bastava per una vita dignitosa. Poi tutto è cambiato con l’arrivo dei “potenti della terra” che, promettendo di ottimizzare i raccolti e incrementare la produttività, hanno stravolto i ritmi millenari. In un confronto serrato tra la saggezza scientifica di Vandana Shiva e la filantropia della Fondazione Gates, lo spettacolo racconta un mondo naturale che cambia improvvisamente quando vengono introdotti i semi modificati, proprietà di multinazionali senza scrupoli.

 

Pankaj Tiwari Festival
Pankaj Tiwari al Romaeuropa Festival

Il racconto di Tiwari evita il rimpianto e il folclore. Procede per contrappunti scenici, che mescolano il rito della narrazione con immagini e musiche di forte impatto: i video si impastano nella polvere, il presente si fonde con il passato, l’Oriente con l’Occidente. Cosa lega un artista indiano che parla di terra a una ballad opera di un cantautore italiano? La distanza sembra incolmabile, ma sotto le specificità artistiche corrono legami sottili e solidi, temi universali: piantare semi, passare il testimone, portare avanti la vita di chi non c’è più e, insieme, consegnare al pubblico la responsabilità e la scelta di far germogliare una nuova storia nel proprio tempo.

La presenza degli assenti

E morte non avrà dominio, la ballad opera di Vinicio Capossela con Pierpaolo Capovilla, è liberamente tratta dalla vita di Renato Striglia e dall’opera del poeta Dylan Thomas. Un teatro canzone che viene da un altro tempo per portarci nel futuro di un nuovo disco con quindici canzoni inedite (Milk Wood Bar, in uscita il 27 gennaio). Il viaggio, sulle tracce della presenza degli assenti, fa dialogare personaggi di Sotto il bosco di latte del poeta gallese con la vita di Renato Striglia, speaker radiofonico, anima rock e poetica, tra i protagonisti della scena torinese dei primi anni Ottanta, tour manager e stretto collaboratore di Vinicio Capossela.

Al centro del palco, introdotto dal suono delle balene, un grande “piano a onde corte”, una macchina mostro che unisce un piano e una grande vecchia radio, capace di captare frequenze vicine nel battito cardiaco, ma lontane nel tempo e nello spazio. Dietro un velatino con bosco dipinto, si intravedono i musicisti e le altre voci (Vincenzo Vasi, Luca Giovacchini, Raffaele Tiseo, Riccardo Loda, Elvis Zini, Irene Sciacovelli e Gaia Barco) che circondano come una selva il mondo della canzone e le onde della radio.

 

Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla
Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla

Capovilla è sdraiato in una vasca da bagno in proscenio, una scialuppa alla deriva che sembra uscita da un film di Hayao Miyazaki. Lui è il Capitan Gatto, uno dei personaggi del radiodramma di Thomas, ma è anche il compianto Striglia, e un sé stesso decadente e scassato, che offre racconti in prima persona, in dialogo con Capossela, tra ricordi, canzoni, promesse e voglia di godere la vita.

Tra storia e memoria

La ballad fantasmatica e fiabesca è un delicato tributo, striato da venature punk, all’amicizia e all’amore che superano i confini di ogni scomparsa. “Te ne sei andato, ma resterai sempre tra noi fino a che sarà vivo almeno un poeta”: queste le parole rivolte a Thomas, ma anche all’amico Striglia e a qualunque Capitan Gatto capace di strapparsi di dosso il velo mortale con il desiderio di alzarsi ancora. In una festa di compleanno degna di Tim Burton, Capossela raccoglie tutte le storie rocambolesche, disperate e quotidiane di Striglia, dà voce ad amici e amiche, si mescola alle voci registrate di Ornella Vanoni e di Nada, delle vecchie fidanzate e di tanti collaboratori.

Ognuno di loro aggiunge un pezzo di storia in questo mosaico fatto di atmosfere americane, ombre, sagome e contorni, in bilico tra l’amore per la musica barocca e le piccole cose. La delicatezza del tributo vive su questa soglia, dove si concede una critica alle velleità securitarie del governo in carica, citando lo sgombero dello spazio sociale Spin Time e dell’Angelo Mai, luoghi simbolo della città dove si è vissuta una differente modalità di convivenza sociale.

 

Dylan Thomas
Dylan Thomas

Tra storia e memoria, sopraffazione e resistenza, l’invito di entrambi gli spettacoli è a vivere e amare, proiettandosi in un futuro ancora da scrivere. E a epigrafe di entrambi potrebbe stare un celebre verso di Dylan Thomas: “The ball I threw while playing in the park / Has not yet reached the ground” (La palla che lanciai giocando nel parco / Non è ancora scesa al suolo).