09 Ottobre 2026 00:10

I Klimt “resuscitati”. A Asolo in mostra le storiche collotipie

Klimt a Villa Freya. Bellezza e natura nelle grafiche d'arte, Villa Freya, Asolo
Klimt a Villa Freya. Bellezza e natura nelle grafiche d’arte, Villa Freya, Asolo
La casa di Freya Stark apre le sue stanze all’arte per la prima volta e Asolo ha la sua prima mostra su Klimt

Carducci la chiamò la città dai cento orizzonti e ad Asolo, Freya Stark trovò casa dopo anni passati a viaggiare in Medio Oriente. Gliela donò l’amico Herbert Young, fotografo, e da lei la villa prese il nome. Dal 2006 appartiene alla famiglia Carron, che ne ha restaurato gli spazi e aperto il parco al pubblico, con i resti del teatro romano che vi si trovano. Le stanze, invece, non erano mai state aperte all’arte. Ora lo sono, e dentro c’è Klimt.

Immendorf, Vienna e un progetto nato due anni fa

Klimt non aveva mai avuto una mostra ad Asolo, e quella che lo accoglie oggi parla nella forma che lui stesso scelse in vita per far conoscere la propria arte: la collotipia, una stampa che riproduce con fedeltà quasi fotografica il colore e la materia dell’originale. In Villa Freya, tra queste stampe, c’è il ritratto di Elisabeth Lederer, la stessa tela venduta da Sotheby’s nel novembre 2025 per 236,4 milioni di dollari, il prezzo più alto mai pagato in asta pubblica per un’opera d’arte moderna. Il ritratto restò separato dal resto della collezione, che fu invece spedita al Castello di Immendorf, dove un incendio, nel 1945, distrusse decine di Klimt, comprese le due tele che oggi a Villa Freya si vedono solo in collotipia: Igea e Le amiche.

Il progetto nasce due anni fa e a spiegarne la ragione è Monica Masin, che con il marito Diego Carron possiede la villa dal 2006, in Klimt e nella Secessione viennese vede lo stesso spirito libero che ha animato Freya Stark, la stessa passione per l’Oriente, per l’oro di Bisanzio, per un’idea di donna emancipata e vitale. Non è un legame documentato tra i due, ma una lettura che Masin ha voluto imprimere all’intero percorso, a partire dall’immagine che accoglie i visitatori: un abbraccio tratto dal Fregio Stoclet, oggi a Bruxelles.

 

Gustav Klimt, Il bacio, Cart. Hugo Heller, 41 (1918), Collezione privata Fiorenzo Silvestri, Opera originale, olio su tela (Österreichische Galerie Belvedere, Vienna)
Gustav Klimt, Il bacio, Cart. Hugo Heller, 41 (1918), Collezione privata Fiorenzo Silvestri, Opera originale, olio su tela (Österreichische Galerie Belvedere, Vienna)
Come prende forma il percorso, tra allestimento, collezione e moda

Per la curatrice Elena Ledda la parola chiave della mostra è una sola: dialogo. Dialogo tra Freya Stark e il luogo che ha abitato, tra Klimt e una città che non lo aveva mai ospitato, tra lo sguardo del visitatore e l’opera. Un dialogo che, spiega, non parte dalle opere ma dall’allestimento: i colori scelti per ogni stanza, gli spazi calibrati sulle angolature della casa, il modo in cui le pareti sembrano fatte apposta per accogliere quei fogli. Per Klimt, dice Ledda, l’opera è prima di tutto sentimento e ritmo e Villa Freya restituisce alle collotipie un peso che una sala museale anonima non darebbe.

Nel percorso entrano anche tre disegni originali, rari per una mostra di questo tipo: linee essenziali che anticipano la nascita di una figura femminile, lo stesso corpo che poi Klimt porterà a compimento in opere come Il bacio o il ritratto di Elisabeth Lederer. Accanto a Klimt, la mostra apre uno sguardo sul territorio con opere di Teodoro Wolf Ferrari, Vittorio Zecchin e Carlo Scarpa: un modo, dice ancora Ledda, per collocare la Secessione viennese, con la fine dello stile accademico e la ricerca di un’arte nuova, dentro una storia che appartiene anche al Veneto.

Ver Sacrum

A raccontare come nasce una collezione è Fiorenzo Silvestri, il collezionista da cui proviene la maggior parte delle opere in mostra. Una formazione in economia, dice, ma da giovane in giro per il mondo, l’unico posto dove si sentiva davvero a casa era dentro un museo. Da lì la passione che diventa studio, poi ricerca, poi collezione vera e propria. Con Klimt il punto di partenza è pratico: non potendo avere i quadri originali, si dedica all’arte che il pittore stesso mise su carta, a partire da Ver Sacrum, la rivista che nel 1898 diede voce alla Secessione viennese, negli stessi anni in cui esperienze simili nascevano a Monaco e a Parigi.

L’ultima tappa del percorso cambia registro e si apre alla moda. Nella stanza più luminosa della villa, la bow window che si affaccia sul giardino, Villa Freya ha coinvolto ITS Cosmo Fashion Academy di Padova per dare corpo, letteralmente, allo stile di Emilie Flöge: stilista d’avanguardia, imprenditrice e compagna di vita di Klimt, che si dice che sia stata ritratta accanto a lui ne Il bacio. Gli studenti della scuola hanno ricreato due abiti ispirati alla moda dell’epoca, restituendo la consistenza materica delle stoffe che Klimt dipingeva, un lavoro che parte da un ipotetico taccuino “perduto” dell’artista, ricostruito per l’occasione e un video realizzato con l’intelligenza artificiale, pensato per portare quell’immaginario ai giorni nostri.

 

Klimt a Villa Freya. Bellezza e natura nelle grafiche d'arte, Villa Freya, Asolo
Klimt a Villa Freya. Bellezza e natura nelle grafiche d’arte, Villa Freya, Asolo

L’apertura è stata anche l’occasione per un saluto istituzionale, presente in conferenza per il Comune, l’assessora alla cultura Beatrice Bonsembiante, secondo cui portare l’arte in un borgo che di arte vive è motivo di stimolo per la città stessa. Fuori dalle stanze appena aperte, il percorso continua nel parco della villa, fino al grande leccio secolare.

Klimt a Villa Freya. Bellezza e natura nelle grafiche d’arte
Fino al 24 gennaio 2027
Villa Freya, Asolo (TV)
Venerdì, sabato e domenica, ore 10–18